Il volo della libellula – Alba Contato

di CARLA MAISTRELLO – Il volo della libellula di Alba Contato (Apogeo Editore, pp. 280, € 10,00) è una cavalcata storica dove l’autrice, con dovizia di particolari, racconta il Polesine di fine ‘700, un territorio che per diversi secoli passa da una dominazione all’altra: veneziana (1519 -1797), francese, austriaca, e poi di nuovo francese (14 giugno 1800).

Le guerre estenuanti contro i Turchi avevano dissanguato le casse della Serenissima che, bisognosa di nuovi introiti, vendette all’asta le campagne polesane ai nobili veneziani che qui investirono, bonificarono gli estesi latifondi e costruirono le loro ville, intese come luoghi ameni di villeggiatura.

Ma come si comportarono i padroni veneziani nei confronti della popolazione polesana? Alba Contato

Dovendo salvaguardare i loro interessi furono abili nei lavori di idraulica e di rafforzamento degli argini, essendo il territorio continuamente soggetto alle alluvioni provocate dall’impetuoso fiume Po, le cui acque seminavano terrore, morte e distruzione. Un ambiente costituito all’epoca fondamentalmente da terra ed acqua, in cui era assai difficile vivere per via dei tafani e zanzare, malattie come la pellagra, la malaria, il tifo, inoltre la nebbia, l’umidità, l’afa soffocante.

Fu un assoggettamento di stampo feudale dove i bisogni, il rispetto, la dignità della gente non vennero presi in considerazione. Un’isola felice quella dei dominatori, completamente indifferenti e staccati dalla popolazione sempre più misera, sfruttata e gravata dagli onerosi tributi richiesti dalla Serenissima. Dovendo fare i conti quotidianamente con la fame e la povertà, molti si dedicarono al brigantaggio, al ladrocinio e al contrabbando, sfidando pene severissime.

Giunse poi Napoleone e la rivoluzione con i buoni propositi di libertà, uguaglianza e fratellanza.Fu accolto come il liberatore. Liberatore da cosa? Dov’era la libertà promessa e tanto attesa? Di fatto con i francesi il Polesine divenne un nuovo campo di battaglia.

Bisognava quindi agire da soli, per potersi riappropriare dei propri diritti? Farsi giustizia da sé?

Infine arrivarono gli Austriaci la cui “pacificità e sensibilità” si rivelò ben presto una nuova trappola, nei confronti della quale reagirono i futuri patrioti desiderosi di combattere per cambiare lo stato delle cose.

Sullo sfondo di tale scenario storico, compaiono vari personaggi inseriti coerentemente dall’autrice.  Fra i protagonisti vi sono i buoni, come i nobili Grimani che hanno a cuore le condizioni e le sorti della povera gente, e i “bravi manzoniani” con a capo don Libanoro, sovrintendente dei Lardi di Ferrara, che difende fino alla fine i privilegi concessi dalla Serenissima per diritto di nascita sul popolo e sulle terre del Delta del Po.

In questo clima di violenze, ribellioni, miserie, ignoranza e patimenti, nasce una bella storia d’amore vera, romantica e a lieto fine. In questo caso i “promessi sposi” non sono due popolani, bensì uno solo, ardito e nobile d’animo, e la bella contessina. È un amore tormentato e sofferto dai due giovani, che si ritrovano dopo aver superato coraggiosamente ostacoli e peripezie. Dopo tanta sofferenza, la contessina Ginevra apre miracolosamente il suo cuore alla nuova vita e, come una libellula, vibrando con leggiadria si alza finalmente in volo.

Nella narrazione l’autrice ha saputo mescolare con abilità la realtà e la fantasia, rendere partecipe il lettore che, alla fine della storia, si pone dei dubbi sulla veridicità o meno della commovente vicenda d’amore e dei personaggi: che siano veramente esistiti o che appartengano puramente alla fantasia dell’autrice? Alba Contato

Carla Maistrello  Alba Contato

(www.excursus.org, anno XI, n. 91, marzo-aprile 2019) Alba Contato