Omicidio in via della Dogana – Stelvio Mestrovich

di CLAUDIA SERMARINI – Il nuovo romanzo di Stelvio Mestrovich, Omicidio in via della Dogana (A&A Edizioni, pp. 156, € 12,90), si apre con l’immagine del grandioso affresco del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.

I due protagonisti, lo scrittore di gialli Alberto Dodero e l’affascinante Valentina Lenzi, si sono conosciuti da poco grazie alla presentazione della moglie di lui, Maria Pia. Estasiati «sotto la volta del giudizio michelangiolesco, entrambi a osservare l’altissimo momento in cui Dio trasmette ad Adamo, con il tocco delle dita, la scintilla della vita» si cercano con lo sguardo imbevuto di voluttà. L’attrazione è fatale e Alberto e Valentina diventano amanti.

S’incontrano di nascosto nelle spiagge roventi del Lido toscano di Camaiore, ma è la città di Lucca la cornice suggestiva di queste intriganti storie d’amore, spettatrice silenziosa di tradimenti e gelosie che generano violenza. Per sfuggire a un matrimonio sofferto, Alberto innamorato dell’amore diventa un traditore seriale; mentre Valentina, per sentirsi amata e desiderata, seduce senza legarsi completamente a un solo uomo.

Dodero scopre l’altra relazione tra lei e il pescatore Vincenzo Chiaravalle che, follemente innamorato, non si rende conto che l’amante non ha alcuna intenzione di lasciare il marito. È convinto che lei lo farà, perché sa che Ciro è un marito incapace di prendere in mano la sua esistenza, che se ne sta sdraiato volentieri sul divano a ubriacarsi, sfogando la sua inettitudine con la moglie vittima di una violenza che lei giustifica ancora.

In seguito entra in scena il commissario Mosetti, il quale si ritrova suo malgrado a indagare sulla vita privata di Valentina: il suo corpo viene ritrovato in una pozza di sangue nella casa in via della Dogana. Ma chi l’ha uccisa?

Mosetti si mette subito all’opera interrogando tutti i sospettati: Ciro è il primo a essere convocato, nonostante sembri Alberto il vero colpevole dell’accaduto. Persino Maria Pia che, temendo per la propria incolumità, confessa al commissario: «Alberto mi fa paura, perché non distingue più la realtà dalla fantasia dei suoi romanzi gialli. Una volta mi ha confidato di essersi sdoppiato, di aver agito in maniera insolita per creare, badi bene che ho detto creare e non inventare, un personaggio del suo libro». La paura si mescola anche alla tristezza, per un amore lungamente non corrisposto da un marito completamente assente, ma che lei ama ancora e teme perché: «Ora mi guarda con diffidenza, mentre prima non mi guardava affatto; ora mi controlla, mentre prima non si accorgeva nemmeno della mia presenza; ora non mi nasconde più le sue avventure extraconiugali, mentre prima aveva per lo meno il pudore di tacermele».

È davvero Dodero l’assassino di questo brutale omicidio? L’arroganza e la violenza di Ciro d’altra parte non convincono Mosetti, che lo considera uno dei massimi sospettati. Chi si nasconde allora dietro la morte di Valentina Lenzi?

Stelvio Mestrovich crea un giallo accattivante; il ritmo è incalzante e la scrittura, chiara e semplice, coinvolge fin dalle prime pagine il lettore, che s’incolla all’intreccio amoroso “ingannevole” dei protagonisti. I personaggi sono descritti dall’autore nei minimi dettagli, ma ognuno di loro, pur nascondendo segretamente rimpianti sofferti a seguito di una vita infelice e fatta di rinunce, non accetta la rassegnazione.

Alberto, non essendo più innamorato della moglie, vede nel rapporto con le altre donne una parentesi felice seppur momentanea alle proprie insoddisfazioni; mentre Maria Pia, mal sopportando da anni i tradimenti del marito, è sempre più insicura, gelosa e irritabile.

Valentina, seppur prigioniera di un matrimonio infelice è incapace di rompere definitivamente con il marito. Si invaghisce dei suoi amanti, ma non si lega completamente a nessuno. Il pescatore Vincenzo sembra convinto di essere l’unica eccezione e spera continuamente in qualcosa che non otterrà mai: una falsa speranza suggellata con la morte della sua amata.

Niente è scontato in questo romanzo dai risvolti inaspettati e dai sensazionali colpi di scena. L’autore, capitolo dopo capitolo, riesce a incollare il lettore fino alla soluzione conclusiva grazie alle graduali tracce seguite con perspicacia dal commissario.

L’autore ci racconta una storia drammatica, troppo spesso attuale, dove il piacevole e coinvolgente gioco dell’amore si conclude tragicamente con la morte di una donna colpevole di essere consapevole del proprio fascino, apparentemente mite e sottomessa. A scatenare l’efferato crimine, ancora il sentimento insano della gelosia.

Claudia Sermarini Stelvio Mestrovich

 

(www.excursus.org, anno IX, n. 86, settembre-ottobre 2017) Stelvio Mestrovich