Uno scrittore una vita. Interventi sull’opera di Melo Freni

di IVANA CARNEVALE – «La Sicilia è un’invenzione degli scrittori siciliani. Cioè questa grande tradizione letteraria isolana è storia di una letteratura che cresce su se stessa, è un esauribile deposito di metafore, di archetipi, una sorta di lussureggiante immaginario collettivo» (Antonio Di Grado).

Un grande autore, Melo Freni, attraverso le sue pagine ci consegna la sua Sicilia. È uno spazio sì mitico e magico, ma con tutti i suoi colori reali, i sapori, gli odori e i luoghi di cui si è smarrita ogni memoria; grazie ai suoi scritti egli ha fatto dell’isola un sentimento, un modo di vivere, di guardare il mondo e di affrontarlo. Calvino parlerebbe di «“rievocazione storico-biografica”, cioè di una voce non pittoresca, non lamentosa, ma vera e poetica, della Sicilia di Freni» (Lia Fava Guzzetta).

Affiorano, infatti, delusione e nostalgia, ma anche la capacità di cogliere il senso delle cose del presente e il tentativo di riscattarsi dall’ombra di un’esistenza perduta, come un viaggio alla «riscoperta di una nostra bellezza primogenita, aspra e dolce insieme, peccaminosa e casta nello stesso tempo, col risultato di quell’eterna inappagatezza che non ci renderà mai quieti».

Carmelo Freni, detto Melo, nasce nel 1934 a Barcellona Pozzo di Gotto. È giornalista affermato (è stato capo redattore del Tg1) ma anche un artista completo che, a seconda delle stagioni della sua vita, ha indossato vesti diverse, come quelle di scrittore e regista. La casa editrice Pungitopo, colpita dal caso straordinario di una figura che ha ottenuto così tanta attenzione anche in campo letterario, ha voluto raccogliere i più significativi scritti esegetici e le tesi di laurea riguardanti la sua variegata produzione (romanzi, poesia, saggi, epistolario) nel libro Uno scrittore una vita. Interventi critici sull’opera letteraria di Melo Freni (pp. 312, € 18,00).

Saggio dopo saggio conosciamo una personalità poliedrica: tutta la sua opera e la sua indole offrono sfaccettature variegate e complementari. Freni ha esordito come autore nel 1966 con una raccolta di poesie (Il senso delle cose, Flaccovio Editore) pubblicata su incitamento di Leonardo Sciascia. Scrive perché «attraverso la scrittura la vita diventa più vera». Il giornalismo è stato un’ottima scuola da riversare nella letteratura perché gli ha permesso di imparare a vedere, a scrutare attentamente la realtà circostante e a scoprirne il senso. Sempre attento al mondo reale, infatti, si impegna a darne una vivida testimonianza e a decifrarlo nelle sue differenze, soffermandosi soprattutto sulla sua isola della gioia, la Sicilia, per denunciare i mutamenti inarrestabili della società. La sua è una risposta letteraria e umana al proliferarsi del male, non tanto lontana da quella proposta da Pavese e da Vittorini (Marie-Hélène Caspar).

L’uomo di Melo Freni è un “uomo sentimentale”, che sa vivere dando adito al proprio pensiero, alla propria volontà. Le sue sono storie di individui che si sono fatti da soli, che non conoscono la rassegnazione ma la lotta, la capacità di emergere con le proprie forze contro una sorte segnata. «Nella vita c’è l’illusione e c’è il destino. Ognuno si attacca ad una illusione ma in definitiva non può sfuggire al suo destino». I suoi sono personaggi che lottano ancora perché «c’è qualcosa di forte che si agita in loro» (Lucio Zinna). Nella donna siciliana che delinea, per esempio, è possibile vedere quelle virtù femminili che delineano un modo diverso di pensare in tempo di crisi. E l’amore? «È cambiato l’amore in questo paese?» «Non si sentono più serenate»… Con una prosa chiara, «lieve di favole pur nel peso talora della cronaca rusticale», si tiene attento agli intrecci, popola il racconto di nuovi volti (Giuseppe Amoroso), si muove per sogni e per favole, ma è attento al passato.

Il tempo sgretola ogni cosa, e il vissuto che resta è tale da indurre lo scrittore alla scoperta di un’altra dimensione. Melo Freni si muove tra sogni e fiabe, ma è attento alla realtà e al passato: «ritengo che tutto, nel momento stesso in cui avviene, diventa repertorio del passato: la vita è ciò che si è vissuto. Come per dire che la vita è memoria; per vivere, si ha bisogno dei distacchi, degli oblii, della morte. Del passato».

Senza mai nascondere la sua matrice cattolica, nella Sicilia che racconta ritrova «la sua religiosità popolare e segue i personaggi nel ritmo e nei ricordi delle feste, nelle preghiere semplici, che hanno il profumo dei secoli, della gente» (Domenico Cufaro). E attraverso di loro ci guida in un’interrogazione costante sul senso della vita e della morte, ponendosi come testimone delle loro esistenze oltraggiate; così all’amore e agli affetti si mescolano i temi del dolore dell’uomo e della presenza o della scomparsa di Dio nella società contemporanea, ed emergono in controluce il paesaggio come stato d’animo, la sua passione per la letteratura.

Melo Freni è uno scrittore tutto da scoprire attraverso le sue pagine. E in questa esplorazione ci aiuta anche la squisita raccolta di saggi edita da Pungitopo, che ha il pregio di riunire con perizia gli interventi più importanti sulla figura di questo grande autore e del suo paese natale, così come emerge dalle sue stesse parole.

Ivana Carnevale Melo Freni

(www.excursus.org, anno VI, n. 64, novembre 2014)  Melo Freni