Fidel Castro. Biografia non autorizzata – Gordiano Lupi

di ELENA ZANETTI – Dopo molti anni di assenza di rapporti diplomatici, nel primo momento di apparente distensione tra Stati Uniti e Cuba, è più che mai attuale recensire un libro che parli della vita di Fidel Castro, dal 1959 Lider Maximo di questa bellissima e complicata isola caraibica. Piccola isola rispetto al vicino gigante statunitense, Cuba è l’ultimo baluardo della storia del ’900, culla della rivoluzione socialista più longeva del continente americano.

Gordiano Lupi in Fidel Castro. Biografia non autorizzata (A.Car Edizioni, pp. 206, € 15,00) ripercorre questi cinquantacinque anni di storia sempre segnati dal carisma di Fidel, «un vero e proprio capo di grande personalità e magnetismo capace di ipnotizzare le masse e ricevere consensi».

Fidel Castro nasce nel 1926 in una piccola località dell’ovest cubano, figlio di un contadino di origine spagnola e di una donna creola. L’agiatezza della famiglia gli permette, così come a sua fratello Raul, di studiare e laurearsi in legge per poi scegliere la carriera politica. Dimostra fin dalla giovinezza il carattere indomito e l’abilità oratoria che gli consentono tutt’ora, di governare il suo Paese da dietro le quinte, anche se il governo è passato nelle mani di Raul. Militante anti-Batista nel Partito Ortodosso, Fidel si rifugia con alcuni suoi compagni di lotta in Messico per preparare la spedizione del Granma, nome della nave con cui i ribelli sbarcheranno nella Cuba del Sud e ora dell’unico giornale pubblicato.

In Messico conosce Ernesto Che Guevara, che sarà suo amico e compagno fino alla prematura scomparsa in Bolivia: lo spirito rivoluzionario che infiammava il Che gli impedisce di rimanere nel governo cubano dopo che il potere si stabilisce nelle mani di Castro. Entusiasta del programma del Movimento 26 Luglio, il Che sbarca nella Cuba Meridionale e affianca Fidel nelle lunga guerra civile che finì il primo Gennaio 1959 con la fuga di Batista e la vittoria del Lider Maximo. «Fidel entrò all’Avana come un liberatore, rappresentava la sintesi di un passato indipendentista, colui che portava a compimento l’opera iniziata da José Martì, Maximo Gomez e Antonio Maceo. Fu una vera apoteosi: la folla vibrava al suo passaggio e lo acclamava entusiasta da trionfatore».

Il libro approfondisce molti aspetti della vita e del carattere di Fidel che aiutano il lettore a farsi un’idea completa del Lider Maximo; durante il periodo della Sierra Maestra Castro riuscì perfino ad usare a proprio vantaggio i cronisti americani che andavano a Cuba per intervistarlo, i quali rimanendo stregati dal suo carisma, suscitarono con i loro articoli la simpatia dell’opinione pubblica internazionale per la causa rivoluzionaria. Tuttavia le esternazioni antiyankee e le posizioni di radicale riforma sociale convinsero il governo nordamericano prima a sostenere Batista con l’invio di armi e di uomini e poi a non trattare con un governo dichiaratamente socialista, spingendo così l’isola nella braccia del blocco sovietico.

La necessità di consolidare la rivoluzione spinse Fidel fin da subito a una persecuzione mirata a tutti quei comportamenti dichiarati antirivoluzionari che portarono di fatto alla sospensione di parecchi diritti civili; le carceri si riempirono così di migliaia di prigionieri politici, la libertà di stampa fu sostanzialmente abolita così come quella di parola. Il devastante embargo imposto dagli Usa ha reso ancora più pressante l’esigenza di controllo del consenso interno. L’autore stesso si chiede quale piega avrebbe preso la storia se gli Stati Uniti non avessero reagito così duramente all’effettiva perdita di controllo nelle vicende e soprattutto nell’economia cubana.

L’ambizioso progetto del Movimento 26 Luglio è stato solo in piccola parte realizzato nel corso di questi decenni di castrismo, ma è altrettanto vero che l’elevata percentuale di alfabetizzazione e il minimo tasso di mortalità infantile sono grandi successi della rivoluzione, così come la competenza e accessibilità della sanità cubana. A Fidel va dato anche il merito di aver combattuto il razzismo dilagante presente nell’isola.

L’autore fornisce vari esempi dai quali si evince la lotta a tale fenomeno, come attraverso la divisa scolastica di una bambina di chiare origini irlandesi con i capelli rossi e la carnagione lattea, i ragazzi di colore con gli occhi azzurri, le città rese sicure anche per il turista che decide di avventurarsi fuori da un tipico resort. Così Cuba risulta essere una delle destinazioni più sicure del mondo, senza dubbio del Centro America. Dopo il crollo del Muro di Berlino, Cuba passò il cosiddetto periodo especial, ancora oggi non del tutto superato. Venendo a mancare il sostegno economico dell’Unione Sovietica furono richiesti sacrifici enormi alla popolazione e si decise di aprire le porte al turismo di massa.

In questi momenti di estrema difficoltà solo il magnetismo di Fidel riesce a mantenere coesa la popolazione. Per questo e altri motivi Lupi parla spesso nel libro di fidelismo, di rivoluzione personale piuttosto che di partito: solo Fidel Castro riesce a mantenere lo status quo ad arginare il malcontento del suo popolo.

Nonostante tutte le critiche che si possano fare al regime castrista e nonostante il libro descriva la rivoluzione ormai in termini totalitari, Lupi afferma più di una volta che l’intero operato del governo di Fidel Castro è stato sempre proteso al bene della popolazione cubana. Il miglior pregio dell’opera di Lupi è: un libro che non giudica e non stigmatizza e che, proprio per questo, può aiutare a capire e a ragionare, fornendo interessanti punti di vista attraverso cui vedere la rivoluzione cubana e la persona di Fidel Castro.

Elena Zanetti

(www.excursus.org, anno VII, n. 67, febbraio 2015)