Casa Romei a Ferrara: istantanee degli (in)visibili


di RITA CASSANI – Se il valore di un museo si misurasse in metri quadri, probabilmente se ne salverebbero pochi, soprattutto in un paese come l’Italia, dove i musei di piccole dimensioni sono davvero tanti. Ma, per fortuna, esistono altri e ben più validi parametri di misura. Casa Romei

Sabato 23 settembre 2017 è stata inaugurata la mostra video-fotografica (in)VISIBILI, presso il museo di Casa Romei, in via Savonarola 30 a Ferrara. Il vernissage si è svolto in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, che hanno coinvolto, per l’intero fine settimana, tutti gli istituti museali del territorio con un fitto calendario di iniziative, visite guidate e aperture straordinarie; l’esposizione resterà aperta fino al 26 novembre.

La mostra è curata da Stefania Cesari e Andrea Sardo, direttore del museo, con la collaborazione del Gruppo Archeologico Ferrarese; condivide gli ambienti con le decorazioni e la collezione permanente del museo. Già da solo, il titolo è significativo. Sarebbe lapalissiano spiegare che “invisibile” è “ciò che non si vede”; tuttavia, qui il prefisso è in minuscolo e tra parentesi, mentre la parola visibili è in grandi lettere capitali. Il tutto a formare un concetto negativo, ma con il baco del dubbio. Perché “visibile” e “invisibile” sono categorie che stanno unicamente negli occhi e nella mente di chi guarda.

L’esposizione trae lo spunto dalla storia dell’edificio che, alla fine dell’Ottocento, fu demanializzato e divenne rifugio per persone bisognose e senzatetto. Un tema simile viene ripreso dalla mostra, coniugato in tre diversi modi da altrettanti artisti. Inizia con gli scatti di Michele Balugani, classe 1955, socio del Gruppo Archeologico Ferrarese che espone nel “cortile segreto” una serie di ritratti. Sono primissimi piani di una cromia scarnificata, ma di una nitidezza tale da evidenziare ogni segno scolpito sulla pelle da tempo ed esperienze. Sono volti di persone senza nome, il cui vissuto si pietrifica nell’eterno presente di uno scatto. Sono le persone che incontriamo sulla strada, nella foga del nostro andare in ufficio, al supermercato, in posta, in edicola, dal dottore. Volti caleidoscopici di persone in fuga, mescolate alla rinfusa in una realtà che non gli appartiene. Individui che vediamo bene, ma che pudore e pigrizia ci rendono invisibili.

I ritratti di Balugani sono numerosi, allineati come su una scacchiera, tutti delle stesse dimensioni; sembrano foto scisse da altrettante carte d’identità. I loro sguardi sono diretti, spietati. Se non fossero “solo” fotografie, ci costringerebbero ad abbassare gli occhi.

La mostra prosegue al piano superiore, dove si trovano anche gli affreschi provenienti da chiese di Ferrara. Cristian Cravo, affermato artista quarantatreenne, è brasiliano. Nei suoi scatti ritrae con ammirata oggettività la realtà del suo paese e dei luoghi che vive, soprattutto in America Latina, scoprendone i lato meno conosciuti.

Poche e selezionate sono le immagini, tratte dai suoi libri e in stretto dialogo con i pezzi della collezione permanente. In certi casi l’accordo è particolarmente immediato, come in una delle foto tratte dal libro Irredentos (2000). Qui, in un crudo bianco e nero, le mani di alcuni devoti si allungano per toccare i piedi di un crocifisso, di un biancore abbagliante. Il gesto istintivo che cerca il contatto, la speranza e il dolore insieme, echeggiano l’affresco posto accanto, di pittore trecentesco, dove la Maddalena solleva le braccia verso il Cristo in croce. Un dialogo stretto e cogente lega queste due immagini, pur distanti tra loro migliaia di chilometri e centinaia di anni, e le unisce in un accordo di note profonde e immediate.

Termina il percorso il video di César Meneghetti, classe 1964, artista brasiliano di origini italiane. Il video, realizzato in collaborazione con la comunità di Sant’Egidio, si intitola Io è un altro, ed è stato già presentato alla 55° Biennale di Venezia. Qui l’(in)visibilità è quella del disabile, ma non solo. Semplice la sceneggiatura, disadorna la scenografia: su uno sfondo nero si stagliano le mani e i visi di persone vestite di nero, gli occhi coperti da una bandana rossa. Inizialmente isolate, queste persone si incontrano, e dal reciproco, delicato contatto di esseri che si riconoscono fragili, nasce l’empatia che si trasmette allo spettatore. «Vivere è convivere. Siamo esseri incompleti e incompiuti perché l’uno non esiste senza l’altro» (Meneghetti). È questo il senso delle immagini, accompagnante da suoni disarticolati, semplici come i passi di una danza infantile. Poi i protagonisti si separano. Ma solo per poco. Perché subito due di loro si volgono verso lo spettatore, il cui campo visivo si colora infine del medesimo rosso della bandana.

«Uomini e donne, neri e bianchi, poveri e ricchi, disabili, senzatetto e minoranze di ogni tipo: in questa incompletezza, cerchiamo di dare risposte a questioni e sfide» (Meneghetti). Il cerchio si chiude tra queste parole e le immagini, mentre usciamo dalla saletta video.

Anche al di là del richiamo tra il tema della mostra e la storia di Casa Romei, il visitatore è dapprima incuriosito, poi affascinato dall’alchimia che questa esposizione riesce a creare tra un edificio quattrocentesco, con la sua collezione di pittura medievale e rinascimentale, e un evento di arte contemporanea. Qui, retaggi antichi ed eredità moderne giocano a scacchi in una vicinanza che arricchisce entrambi, rendendo ancora più suggestive le atmosfere della casa. Un’iniziativa di sicuro impatto, in sintonia con molte altre iniziative di questo museo.

Da tempo infatti, il piccolo museo di Casa Romei sta attuando una politica di collaborazioni con associazioni culturali e altri musei, statali e non, radicandosi sul territorio grazie a una non comune capacità di creare contatti, far rete tra persone, prima ancora che tra enti. Questo non può che pagare, in termini non solo di quantità di visitatori, ma anche di qualità di offerta.

Su quale sia lo scopo dell’istituzione museo, si è detto e scritto tanto. Noi però crediamo, al di là di ogni pretesa scientifica, che il museo possa essere un luogo di cultura viva. Un volàno di idee in movimento, pungolo di curiosità e intrecci inediti, teatro di incontri interessanti.

Per questo, i musei non sono mai troppi. Non sono mai troppo piccoli.

Come molte realtà contenute, il museo di Casa Romei deve lottare con difficoltà quotidiane, anche queste (in)visibili: scarsità di personale, carenza perenne di fondi, l’idea, tanto diffusa quanto errata e pregiudizievole, che con la cultura “non si mangia”. Malgrado tutto, però, sa presentarsi al pubblico come un qualcosa in divenire, mai immobile, un luogo di idee e incontri stimolanti. E il pubblico risponde, partecipa, commenta e, soprattutto, torna. Fa rete, condivide, invita, e di nuovo torna. Il prefisso “in” viene a decadere, insieme alle parentesi…

Cosa fa la differenza? Con una domanda vogliamo (non) concludere il nostro ragionamento.

Rita Cassani Casa Romei

Notizie utili

(in)VISIBILI
Michele Balugani, Christian Cavo, César Meneghetti
Ferrara, Museo di Casa Romeni, via Savonarola 30.
fino al 26 novembre 2017
Orario: domenica-mercoledì 8:30-14:00; giovedì-sabato: 14:00-19:30.
Ingresso: € 5 intero, € 2,50 ridotto, gratuità di legge e possessori MyFeCard

(www.excursus.org, anno IX, n. 87, novembre-dicembre 2017) Casa Romei

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