Va’, metti una sentinella – Harper Lee

leevamettiunasentinelladi MARIELLA ARCUDI – Il 19 febbraio 2016 è deceduta la scrittrice statunitense Harper Lee, che lo scorso anno ha pubblicato il romanzo Go Set A Watchman, tradotto in italiano col titolo Va’, metti una sentinella (traduzione di Vincenzo Mantovani, Feltrinelli, pp. 272, € 18,00). Si tratta del secondo libro della narratrice divulgato cinquantacinque anni dopo l’immenso successo di To Kill a Mockingbird, l’indiscusso best-seller conosciuto in Italia col titolo Il buio oltre la siepe (Feltrinelli), che le valse il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1961. Nel 1962, il regista Robert Mulligan ne trasse l’omonimo film-cult con Gregory Peck, visto e amato in tutto il mondo.

Harper Lee è nata a Monroeville, in Alabama, il 28 aprile 1926, e la sua infanzia è trascorsa nell’apparente tranquillità di questa cittadina del Sud degli Stati Uniti. Ha vissuto, invece, la giovinezza a New York, dove ha ritrovato l’amico d’infanzia Truman Capote, già affermato scrittore, che l’ha persuasa a mettere in prosa i suoi ricordi d’infanzia.

Va’, metti una sentinella si presenta come il sequel del primo romanzo, ma in realtà – come la stessa autrice ha spiegato – è stato scritto prima de Il buio oltre la siepe, anche se la Lee non ha voluto renderlo pubblico fino al 2015. Questo secondo libro dà un tocco di compiutezza alla prima pubblicazione, consentendo di capire l’evoluzione dei protagonisti de Il buio oltre la siepe.

Il razzismo negli anni Trenta…

Il Sud degli Usa, a metà degli anni Trenta, era pervaso dalle idee razziste sostenute dal Ku Klux Klan, il cui programma politico propugnava la supremazia della razza bianca sui neri e la loro conseguente segregazione, imposta con atti violenti e linciaggi solitamente impuniti, come denunciava nel 1939 Billie Holiday nella canzone Strange Fruit.

Il buio oltre la siepe è ambientato in quel periodo a Maycomb, città immaginaria dell’Alabama che ricorda Monroeville. La protagonista è Jean Louise Finch detta Scout, giovanissima figlia dell’avvocato Atticus, la quale, attraverso vicissitudini piene di umorismo e suspense vissute insieme al fratello Jem e all’amico Dill (alias Truman Capote), scopre l’antirazzismo; capisce inoltre che tutti gli uomini devono essere considerati uguali, dando per scontato che questa è anche la legge del padre, che ama e ammira al di sopra di tutto.

Alla pubblicazione di To Kill a Mockingbird, gli Usa stanno vivendo uno dei momenti più intensi della lotta per i diritti civili dei neri. Proprio nel 1960, il pastore battista Martin Luther King promuove la resistenza passiva come lotta non violenta e manifesta contro la segregazione razziale con marce pacifiche, spesso represse con estrema violenza (ricordiamo la marcia tra Selma e Montgomery del 1965).

La lotta per i diritti civili trova l’appoggio del presidente John Kennedy, che sostiene l’inserimento nelle scuole pubbliche degli afro-americani, mentre il fratello Robert appoggia la battaglia per il diritto di voto ai neri negli stati del Sud, dove la resistenza razzista è ancora forte.

Questa parte essenziale della storia degli Stati Uniti rende le avventure dell’esuberante e indomita Scout e del padre Atticus non solo un bel romanzo di formazione, ma anche la narrazione dell’evoluzione umana nella lotta contro il fanatismo razziale e ogni forma di discriminazione. Accanirsi contro il più debole – dice Scout alla fine del romanzo – «sarebbe come uccidere un usignolo», certa di essere compresa e approvata dal padre.

 …e vent’anni dopo…

È in uno stato di gratitudine e orgoglio smisurato verso il padre che ritroviamo la ventiseienne Jean Louise Finch all’inizio di Va’, metti una sentinella, quando, a metà degli anni Cinquanta, lascia la cittadina dove è nata per affrontare New York e raggiungere l’indipendenza. La Grande Mela è culturalmente lontana anni luce da Maycomb: qui nessuno sembra accorgersi del colore della pelle, bianchi e neri convivono tranquillamente, nell’indifferenza della diversità.

Jean Louise spesso torna al Sud per rivedere il padre e mantenere il legame con un passato ancora troppo saldo nei suoi ricordi. Rientrare a Maycomb per lei vuol dire tornare a essere Scout, rivivere le avventure d’infanzia e dimostrare la propria totale abnegazione per Atticus, ora vecchio e malato, ma sempre solido nel suo modo di vivere, di essere padre affettuoso e integerrimo uomo di legge.

Tra loro esiste un rapporto verosimile tra una bambina e il padre, ma surreale per una donna che cerca la propria indipendenza. Questo legame dovrà essere spezzato, i pensieri dell’uno non potranno essere per sempre quelli dell’altra, le due generazioni si dovranno scontrare e, se necessario, separare, anche se ciò costerà dolore.

Quale avvenimento determinerà questa dolorosa transizione? Come potranno i due protagonisti, così simili, trovare un motivo per diventare due entità e coscienze separate? Ma, soprattutto, come potrà il lettore – che ha tanto amato Scout e Atticus ne Il buio oltre la siepe – comprendere l’epilogo del secondo romanzo, in apparenza così contrastante col primo?

L’ennesimo ritorno a casa di Jean Louise è colmo di una dolce e quasi allegra nostalgia, di certo qualcuno che ama e che ha lasciato a Maycomb la starà aspettandola e tutto sarà come l’aveva lasciato. Il racconto si svolge esattamente come la protagonista si aspetta: ritrova tutte le persone che ama e la gente della cittadina, un po’ grossolana rispetto ai newyorkesi, ma che ha rispetto per lei come per Atticus.

Spesso si ritrova a pensare che potrebbe restare per sempre e magari sposare il caro amico Henry Clinton, che la ama. Per alcuni giorni la vita di Maycomb e dei suoi abitanti l’assorbe e coinvolge, ritorna a essere la piccola Scout. Invece, qualcosa sta per cambiare la sua vita per sempre. Allusioni, parole interrotte, frasi ambigue mai sentite prima la spingono più volte a chiedere cosa succede, ma non ottiene risposte.

Una sera Atticus e Henry escono insieme, nascondendo a Jean Louise la loro meta. L’incontenibile curiosità la spinge a seguirli: li scopre, infine, al Consiglio cittadino, seduti accanto ai peggiori razzisti membri del Ku-Klux-Klan. Com’è possibile che il padre e il fidanzato stiano placidamente e scientemente seduti accanto a quella gente? La ragazza fugge via e, quando resta sola, vomita, liberando tutto il suo dolore. Come potrà mai perdonare quello che per lei è il tradimento di suo padre?

Una frattura indispensabile

Quando era bambina, Atticus – contro tutti i bianchi e a rischio della propria incolumità – aveva difeso in una causa penale un giovane nero e le aveva insegnato a «non dire niggers» e che «è peccato uccidere gli uccelli come l’usignolo»! Ciò che tanto li aveva uniti, rendendoli una sola cosa, ora irrimediabilmente li separa. Lo scontro era inevitabile, ma necessario.

Scout decide di affrontare il padre, prima di andare via per sempre. Lo va a trovare nello studio e gli scaglia addosso tutta la rabbia, la delusione e lo sconforto di non sapere più chi è lui. Ora si sente sola, un guscio vuoto senza Atticus, non è più la bambina che venerava incondizionatamente il padre.

Jean Louise, improvvisamente e dolorosamente, diventa adulta e deve decidere se fuggire via o restare a Maycomb per affrontare l’ottuso mondo del Sud e le persone che ama, lottare per liberarlo dall’odio e dal pregiudizio. Come le ha detto lo zio Jack infatti «il momento in cui i tuoi amici hanno bisogno di te è quando hanno torto […]. Non hanno bisogno di te quando hanno ragione».

Il vecchio zio le spiega anche che suo padre, essendo sopratutto un uomo di legge, mai permetterebbe che si esercitasse della violenza contro la gente di colore, proprio come quando ha difeso il giovane nero accusato ingiustamente. Le racconta, inoltre, quante volte Atticus, preoccupato, si sia chiesto quando la coscienza di sua figlia si sarebbe separata dalla sua, senza che l’amore si trasformasse in odio o indifferenza.

Tutto ciò sta accadendo adesso: le loro convinzioni tanto diverse ne ridimensionano i sentimenti, ma ne rafforzano la coscienza e forse insieme essi potranno diventare la “sentinella” contro il “buio” atroce dell’odio razziale. I due romanzi autobiografici di Harper Lee, così intensi e dinamici, espongono – con tratti insieme ironici e tragici – il lungo conflitto tra il fanatismo razzista e i suoi antagonisti, che ha insanguinato per lungo tempo gli Stati Uniti.

Se Il buio oltre la siepe racconta la lotta senza quartiere, tuttora irrisolta, tra bianchi e neri, Va’, metti una sentinella descrive il conflitto generazionale tra un padre e una figlia, che porta la protagonista a intraprendere un percorso difficile e doloroso, ma indispensabile per raggiungere la crescita personale e il benessere psichico.

Mariella Arcudi

(www.excursus.org, anno VIII, n. 77, novembre 2016)