Penny Wirton e sua madre – Silvio D’Arzo

di FEDERICA GROSSI – Ambientato nella immaginaria Contea inglese di Pictown a inizio Settecento, Penny Wirton e sua madre (a cura di Andrea Casoli, Greco&Greco Editori, pp. 156, € 11,00) è un romanzo di Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, scrittore emiliano della metà del ’900, che racconta la piccola avventura di un ragazzino che va alla ricerca delle proprie origini e di un posto nel mondo.

Il paese in cui vivono Penny e sua madre presenta luoghi singolari: la Vecchia Collina dove riposa chi non c’è più, il Crocicchio di Curley, da cui tutti si tengono alla larga poiché ospita il covo della temuta Compagnia del Coltello, o l’Osteria, frequentata da strani personaggi come il Cieco, un mendicante e menestrello sempre in cerca di qualcuno che gli doni un “pfenning”, la moneta del posto.

Strani nomi caratterizzano quasi tutti i personaggi che fanno parte della quotidianità del luogo: incontriamo il Supplente e il Bidello a scuola, la Guardia per le strade a sorvegliare l’ordine pubblico, il Cancelliere e il Primo Intendente a spartirsi il comando del paese.

Penny Wirton ha un unico vestito giallo, ricavato da una vecchia coperta per cavalli, non ha le fibbie di argento alle scarpe, non ha giochi come i suoi compagni di classe e neanche una casa grande e accogliente come quella di Anacleto Vincaufeld. Ha il desiderio di conoscere qualcosa di più sul conto di suo padre Tedd, che a dire di sua madre Anna fu un grandissimo uomo, rispettato e onorato da tutti.

Questo ardente desiderio lo porta ad accettare ingenuamente un accordo con il Cieco che lo convince a spiare le persone importanti del paese in cambio di informazioni sul padre. Penny Wirton comincia a intrufolarsi nella casa del Cancelliere, a spiare il Primo Intendente fino a rischiare quasi la pelle avventurandosi una notte nei pressi del Crocicchio di Curley e imbattendosi nella Compagnia del Coltello.

Sfuggito per un pelo alle loro grinfie ascolta casualmente, nascosto dietro un cespuglio, un dialogo tra una donna e un uomo vicino al cimitero sulla Vecchia Collina e solo dopo esser rientrato a casa ed essersi accorto dell’assenza della madre si rende conto che era proprio lei a parlare con lo spirito del padre Tedd. L’argomento principale della discussione era lui, Penny, figlio di un povero sellaio, proprietario di una bottega grande come un fazzoletto. Anna, incapace di dare delusioni al figlio, non era mai riuscita a confessargli la verità sull’identità del padre, il cui spirito dimorava ancora nel cimitero, grazie al ricordo che di lui custodiva la madre ma che sarebbe svanito per sempre una volta che, andatasene anche lei, non sarebbe rimasto nessuno a ricordarsi di lui. Per questo motivo lo spirito di Tedd desiderava che Anna rivelasse tutto al figlio.

Sentendosi tradito dai suoi stessi genitori e confuso riguardo la propria identità, Penny decide di lasciare la città e di andare in cerca di fortuna in un luogo in cui nessuno conosca le sue origini e la sua umile provenienza. Trova lavoro come sguattero presso la locanda di Shorly, una località minuscola dove non passa quasi mai anima viva e nel suo piccolo paese nessuno ha più notizie di lui. Anna, disperata per l’improvvisa sparizione del figlio, chiede aiuto ai compaesani ma quasi tutti si rivelano esser ben contenti per la scomparsa di Penny, dato il suo recente comportamento ambiguo.

Rimasta sola e senza sostegno, Anna ricorre a una drastica decisione: smette di svolgere il lavoro di levatrice per cui era soprannominata da tutti Anna-dei-Bambini. Contrariati dal suo comportamento, il Cancelliere e il Primo Intendente la denunciano e la imprigionano. La voce si sparge in fretta per la Contea e giunge casualmente anche alle orecchie di Penny tramite un’allegra e chiassosa compagnia fermatasi a pranzo alla remota locanda di Shorly. Sentendo che la madre corre grossi pericoli Penny trova il coraggio di accettare se stesso e capisce finalmente cosa deve fare.

L’autore nell’Introduzione ha specificato che il libro è nato come testo per ragazzi ma esplicita che un pubblico adulto non è escluso, anzi è ben accetto. Effettivamente la maturazione del piccolo Penny Wirton procede di pari passo alla sconfitta delle paure che Anna deve affrontare per trovare il coraggio di dirgli la verità. Madre e figlio crescono, non senza difficoltà e pensieri, nel medesimo obiettivo, fare il bene dell’altro. Molto spesso sono ostacolati dai giudizi e dai commenti maligni dei compaesani, dall’egoismo dei potenti. Altre volte aiutati, per esempio dal Supplente che si prende a cuore la causa di Anna e si offre di difenderla in tribunale.

D’Arzo vivacizza le descrizioni dei personaggi tramite espressioni particolari: Anna sancisce la sua decisione di non lavorare più dicendo «spolveriamoci il cuore e non pensiamoci più» quasi come se le angustie e i problemi fossero rappresentati da piccoli batuffoli di polvere che è necessario rimuovere per rendere il cuore pulito e leggero. Per rendere invece l’idea del carattere eccessivamente mellifluo e falso del Cancelliere definisce il suo tono di voce «di mandorle e miele» per sottolineare che l’eccessiva presenza di dolcezza non dà una sensazione piacevole bensì stomachevole.

Le varie vicende si susseguono nel libro attraverso un tono quasi da opera teatrale, mescolando scenografie e stili molto differenti tra loro: le atmosfere avventurose, quasi piratesche, proprie della Compagnia del Coltello si intrecciano alle apparizioni misteriose e magiche delle anime che riposano sulla Vecchia Collina, alle esperienze quotidiane di Penny Wirton, che spesso ci ricordano quelle di Pinocchio, alle prese con compagni sgradevoli, consiglieri malvagi ma anche persone di cuore. Ma è grazie alle esperienze negative che Penny riesce a conquistare il proprio posto nel mondo. Come dice saggiamente Anna al figlio durante un loro dialogo, il lunedì «è l’unica strada per arrivare alla domenica».

Federica Grossi

(www.excursus.org, anno VII, n. 68, marzo 2015)