Crepapelle – Paola Rondini

di GAETANINA SICARI RUFFO – Mi è capitato di leggere un libro molto divertente con una storia dentro tante storie, un libro come non leggevo da tempo con un tema apparente con tutti gli attributi del reale, un romanzo e, ad esso collaterale, un altro fantastico o meglio onirico mondo intrecciato, tanto da segnare prima un semplice sviamento poi un sentiero ed infine una strada tanto importante da rappresentare la via maestra. Paola Rondini

Ci aveva abituati Pirandello, di cui si ricordano i centocinquant’anni dalla nascita, a vedere oltre il presente e a significare una metarealtà, quella vera che sfugge alla diretta comprensione perché suggerita da un altro occhio, non quello corporeo, ma l’occhio della mente che qui l’autrice chiama «il raggio verde».

Siccome Pirandello era un grande drammaturgo, di sua invenzione è stata la formula: “il teatro nel teatro”, vale a dire uno sdoppiamento dell’arte che si fa finzione e poi ritorna ad occupare il suo posto nel grande teatro della vita. L’autrice del romanzo Crepapelle (Intrecci Edizioni, pp. 176, € 14,00), Paola Rondini, innova profondamente la narrativa pubblicata per la collana Emme. Il suo romanzo cartaceo a prima vista cela, per lo meno, una doppia fatica letteraria, quella un po’ banale, diciamo così, della crisi di un chirurgo estetico e di una sua cliente che si scompongono diversamente per prendere strade diverse, e poi un’altra collaterale, oltre le righe, relativa ad un passato epico, liricheggiante, scritta con lampi di interferenze sovrapposte, ammiccante a un ordine superiore di idee, fantasmatica che ha rapporti con la prima, l’incontra, sembra abbandonarla, per poi concluderla in un infinito mentale con un’impennata d’ingegno.

Crepapelle è un nome fittizio che nel mondo visibile appartiene ad Edoardo Valori. È anche lui un dottore, ma non opera, né cura. Ricorda e contatta. È ispirato senza crederci. Ha un distinto aspetto e sembra vivere per suggerire un’alternativa alla grigia esistenza abituale in una casa di riposo. Può sembrare che non abbia niente a che vedere con la storia centrale, ma i fili della sua vita s’intrecciano per un meccanismo inatteso con quelli della recita inconcludente proposta come osservatorio privilegiato. Un personaggio condiziona l’altro, ma per segnali misteriosi che si avvalgono di ragnatele di intuizioni e particolari inediti di un passato che sembra rinnovarsi a scadenze certe. Due mondi entrano in contatto tra loro inevitabilmente, il visibile e l’invisibile che la fantasia adotta per poi non lasciare, ma sublimare fino ad annullare il dolore e la morte.

La conclusione non è nella fusione delle storie, ma nel loro disimpegno a ritenere casuale quanto accaduto: «Siamo multistrati di noi stessi… Viviamo in uno stato liquido… Siamo attraversati da altre esistenze». Le parole sono appena indizi che ci parlano di passaggi segreti, di cunicoli sotterranei attraverso cui possiamo giungere ad una nostra verità. Insomma è una nuova formula di pirandellismo fascinoso che si rinnova per aiutarci ad entrare dal finito nell’infinito.

Gaetanina Sicari Ruffo  Paola Rondini

(www.excursus.org, anno IX, n. 85, agosto 2017)  Paola Rondini