Anno III             n. 28                   Novembre 2011

Il mondo è fatto per finire in un bel libro (Stéphane Mallarmé)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Storia e politica

 

Una lotta non violenta

 per il rinnovamento etico

 di Gaetanina Sicari Ruffo

 

La Marcia della Pace è occasione

 per ripercorrere lopera e lattività

 di Danilo Dolci e Aldo Capitini

 in favore della comunità povera

 

  

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

L’edizione 2011 della cinquantesima Marcia della Pace da Perugia ad Assisi ha avuto luogo all’insegna di polemiche. Coincideva infatti quest’anno con il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, per cui il giorno prima le donne del movimento “Se non ora quando?”, che hanno dato in varie occasioni segnali della loro presenza per la rifondazione della Repubblica. Prima di intervenire il 25 settembre alla marcia, hanno manifestato a Roma contro l’instabilità dell’attuale scenario politico, provenendo numerose da Nord e Sud con treni che hanno attraversato l’Italia rappresentando un simbolico coinvolgimento di tutta la Penisola. Il motivo essenziale: la difesa della Costituzione Italiana. Sono intervenuti esperti qualificati tra cui Silvia Calamandrei, nipote del più noto Piero, indimenticabile difensore della Carta.

 

Tutte le partecipanti, ricevute più tardi dal Presidente Napolitano, hanno aderito alla marcia a carattere internazionale cui hanno preso parte migliaia di persone, sostenendo la legittimità di un clima di pacificazione per un reale rinnovamento etico, sociale e politico auspicato, tra gli altri, anche da Aldo Capitini. Questi, il 24 settembre del 1961, percorse i 24 chilometri del percorso assieme a Norberto Bobbio, Italo Calvino e Renato Guttuso, col sostegno di fautori della pace come i filosofi Domenico Antonio Cardone, Felice Battaglia e non ultimo Danilo Dolci, che hanno lottato con i loro scritti e con le loro opere in nome di un alto ideale di non violenza.

 

Quest’anno la bandiera arcobaleno, che è considerata il simbolo universale della pace, è stata spiegata sull’Arco di S. Girolamo a Perugia, rivolta verso la Rocca di Assisi, sostenuta dai due sindaci delle città coinvolte, rispettivamente Wladimiro Boccali (centrosinistra) e Claudio Ricci (centrodestra), uniti dall’anniversario. Al seguito associazioni laiche e religiose, sindacati, gruppi spontanei, movimenti politici, associazioni, ai quali Boccali ha rivolto un appello con queste parole: «Siete la parte migliore di quest’Italia lacerata».

 

Straordinaria esperienza di Danilo Dolci in Sicilia

Il pensiero corre subito alle parole dell’operatore di giustizia e di pace Dolci, scomparso nel 1997, pronunziate a suo tempo, ma dal sapore attualissimo: «La pace che amiamo e dobbiamo realizzare non è tranquillità, quiete, assenza di sensibilità, evitare i conflitti necessari, assenza d'impegno, paura del nuovo, ma capacità di rinnovarsi, costruire, lottare e vincere in modo nuovo: è salute, pienezza di vita (anche se nell'impegno ci si lascia la pelle), modo diverso di vivere».

 

Dopo aver frequentato per due anni la comunità di Nomadelfia, in provincia di Grosseto, diretta da don Zeno, concepì l’idea di una scuola per gente povera in un luogo a Sud della Penisola. Trasferitosi sin dal 1952 da Sesana (al confine tra Italia e Slovenia) a Trappeto (in provincia di Palermo), ha realizzato una serie di opere benemerite per la popolazione siciliana bisognosa di assistenza e di consigli. Fondò la casa che chiamò “Borgo di Dio” soprattutto per ospitare orfani ed emarginati. Non poteva certo contenere tutti quelli che a lui si rivolgevano, ma con interventi sempre più mirati presso privati ed autorità, raccolse i fondi necessari per sopravvivere, anche digiunando e battendosi per creare lavoro. Escogitò un modo per sfruttare le acque dello Jato ed irrigare i campi, chiedendo l’intervento pubblico. Più tardi diede inizio alla battaglia per la diga del Belice.

 

Nel 1958 fondò a Partinico il Centro Studi nel quale accolse volontari italiani e stranieri. Ne discusse con tutta la popolazione del luogo ed il risultato fu il libro Chissà se i pesci piangono (Einaudi, 1973). Contemporaneamente avviò una campagna per incrementare l’istruzione che doveva essere alla base d’ogni rinnovamento com’è argomentato nel suo testo Inventare il futuro (Laterza, 1972) e, contestualmente, fondò il Centro Educativo di Mirto, sempre a Partinico. Tale scuola suscitò numerose battaglie non violente, affrontate sempre con determinazione e bontà di intento. Dolci arrivò anche ad essere incarcerato e processato con alcuni sindacalisti per incitamento alla sedizione. Germano Bonora lo ha definito l’Omero dei poveri e il suo metodo fu detto della maieutica, parola aristotelica che indica l’arte di trarre il pensiero dal fondo dell'animo, discuterlo con gli altri e concretizzarlo. 

 

Fede ed azione

La Parola di Dio, elemento primario di ogni discussione, è stata sempre accompagnata da un grande incitamento all’agire ed all'operare per il bene della collettività. I centri dolciani divennero ben presto una fucina ed un esempio da imitare: gli ospiti tutti uguali, senza nessuna distinzione e privilegio, venivano educati al lavoro, ma pure al pensiero e alla cultura e iniziati ad un’onesta formazione, come ne La città del Sole del filosofo Tommaso Campanella.

 

Ma il grande modello civile a lui vicino era quello di Gandhi, per la sua capacità di soffrire, per il suo modo di chiedere senza recare offesa e per l’energia del suo animo. Una vera e propria rivoluzione in nome del trionfo dei diritti umani veniva rivendicata anche da Aldo Capitini, ispiratore di Dolci, in particolare in Rivoluzione aperta (Parenti, 1956) e in Il potere di tutti (La Nuova Italia, 1969). In quest’ultima opera si legge:

 

«Ognuno deve imparare che ha in mano una parte di potere, e sta a lui usarla bene, nel vantaggio di tutti; deve imparare che non c’è bisogno di ammazzare nessuno, ma che cooperando o non cooperando, egli ha in mano l'arma del consenso e del dissenso. E questo potere lo ha ognuno, anche i lontani, le donne, i giovanissimi, i deboli, purché siano coraggiosi e si muovano cercando e facendo, senza farsi impressionare da chi li spaventa con il potere, invece di persuaderli con la libertà e la giustizia e l’onestà esemplare dei dirigenti».

 

I principi fondanti di una società che si rispetti non devono tradire gli ultimi, come oggi succede, bensì partire dalle loro necessità, prima di tutto per comprenderle e poi per cercare di soddisfarle nella misura del possibile. Nella nostra attuale temperie storica, invece, come ha di recente denunziato il cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Cei, l’esistenza facile e gaudente in cui molti, che dovrebbero avere senso di responsabilità e rispetto per chi non ce la fa, si crogiolano, ha corrotto la democrazia e creato danni considerevoli alla credibilità e alla sopravvivenza dei valori universali.

 

Il movimento della non violenza, oggi

Capitini e Dolci, con i loro libri di testimonianza e le loro azioni, hanno lasciato una grande eredità non solo ai loro conterranei, ma a tutti gli uomini di buona volontà che intendono pacificare il mondo dilaniato da guerre e violenze. Tantissimi sono i saggi che li riguardano.

 

Ultimamente è stato creato anche in rete un c.d. Laboratorio Majeutico Dolciano: Danilo Dolci Project che risulta molto attivo nell’ incrementare  progetti di eccellente contenuto pedagogico. Inoltre, gruppi di volontari sempre più numerosi continuano ad operare non solo in tutto il territorio italiano, ma anche all’estero, in Africa e nella ex Jugoslavia come i “Beati Costruttori di Pace” di don Albino Bizzotto, onde diffondere il messaggio di pacificazione e speranza di rinnovamento.

 

Gaetanina Sicari Ruffo

 

Nella foto: Danilo Dolci

 

(www.excursus.org, anno III, n. 28, novembre 2011)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org


Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2011 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia