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«Sopra
i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al
Continente!»
queste sono le
parole dell'on. Giuseppe Zanardelli pronunciate nel
lontano 1876 quando il dibattito sulla costruzione
del Ponte sullo Stretto arrivò in Parlamento, citate
da Osvaldo Pieroni nel suo articolo Il ponte
insostenibile. Storie, attori e retoriche
dell'irrealizzabile progetto del ponte sullo Stretto
di Messina (pubblicato sulla rivista, edita da
Pellegrini, Il Giornale di Storia contemporanea,
2009, pp. 100-135).
Come si nota il
dibattito, o quanto meno il sogno di realizzare il
Ponte, è molto antico, addirittura già lo storico
Strabone ne parla, raccontando dell'attraversamento
dello Stretto di Messina da parte del console romano
Lucio Cecilio Metello nel 250 a.C. Proprio da questa
vicenda inizia l'accurato articolo di Pieroni,
docente di Sociologia dell’Ambiente presso
l’Università della Calabria, un resoconto storico
ricco di dettagli economici, ambientali e sociali.
I vari governi
succedutisi nel nostro Paese sono sempre stati
affascinati dall'idea di una grande opera che
mettesse in luce l'Italia e che consegnasse alla
storia il governo di turno. Ma davvero l'Italia,
ricca di storia, di cultura, di veri monumenti, ha
bisogno di una tale struttura per essere ammirata
dagli stranieri?
Noi non lo
crediamo.
Il sospetto è che
sia stato sempre il fiuto per il denaro a prevalere
in questa storia: non dimentichiamo che il Ponte può
essere una grande fonte di guadagno per i soggetti
coinvolti, come lo è già stato in questi anni per la
Società “Stretto di Messina”, che solo negli anni
Ottanta ha ricevuto più di 240 miliardi di lire di
finanziamenti.
Ma andiamo con
ordine. Come scrive Pieroni, sebbene quella del
Ponte sia una questione antica, è nel Secondo
Dopoguerra, periodo di rinascita e di boom
economico, che il dibattito si concretizza e viene
istituito il “Comitato Siciliano per il Ponte di
Messina”, attribuendo alla grande opera forti
aspettative di sviluppo economico e sociale per il
Meridione. Da questo momento in poi si succederanno
bandi e concorsi di idee alla ricerca di un
progetto.
Nel 1971 viene
varata la Legge 1158, passata su evidente
pressione del Psi e della Dc, che definisce il
collegamento stabile viario e ferroviario tra la
Sicilia e il Continente «un'opera di prevalente
interesse nazionale». La suddetta legge affiderebbe
lo studio, la progettazione, la costruzione e
l'esercizio del solo collegamento viario ad una Spa
di cui faranno parte come soci minoritari le
Ferrovie dello Stato, l'Anas, la Regione Sicilia e
la Regione Calabria con un 12,25% ciascuno, mentre
vede l'Iri socia al 51%.
In Parlamento le
varie fazioni politiche, Pci compreso, sono concordi
sulla necessità del progetto, ma sono divise a
proposito del tipo di progetto.
Nel 1981 viene
fondata la Società “Stretto di Messina”, che negli
anni verrà finanziata con fior di miliardi per la
promozione di campagne di legittimazione, e per la
commissione di studi.
Con il Governo
“Craxi”, siamo nel 1985, si arriva addirittura alla
stesura di un calendario che vede il 1988 come anno
di inizio dei lavori e il 1996 come anno di chiusura
di questi (la storia si ripete, e a distanza di anni
anche un altro Presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, ha reso noto un ulteriore calendario,
secondo cui i lavori inizieranno nel 2010 e
termineranno nel 2016). Queste scadenze, come ben
sappiamo, non verranno mai onorate, ma la Società
“Stretto di Messina” intascherà comunque i suoi
compensi, così come farà ancora due anni dopo, nel
1990, quando la finanziaria del Governo “Andreotti”
le stanzierà altri 40 miliardi di lire. Questa volta
c'è un progetto, quello dell'architetto Brown, il
ponte a campata unica che rimarrà sino ai giorni
nostri unico riferimento, sebbene con alcune
modifiche.
Da questo momento
si attiva anche un forte movimento di opposizione
alla realizzazione del Ponte, la Legambiente infatti
presenterà al Ministero dell'ambiente una serie di
osservazioni che contestano la validità dello Studio
sull'Impatto Ambientale elaborato dagli esperti
della Società “Stretto di Messina”, che si vedrà
costretta a ritirare il proprio documento.
Gli anni Novanta
saranno un susseguirsi di tira e molla sulla
vicenda, in base al colore del Governo in carica, si
arriverà però nel 1997 all'approvazione da parte del
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del progetto
del Ponte, seppur con molte riserve che indicano la
necessità di ulteriori studi relativi all'assetto
geologico ed idrogeologico dell'area, alla dinamica
dei venti ed alla oscillazione, all'ecosistema
marino e costiero ed alla validità economica
dell'iniziativa.
Nel 2003 il Cipe
delibera l'approvazione del progetto preliminare. Le
associazioni e i comitati contro avviano una serie
di ricorsi legali al Tar di varie regioni, al
Consiglio di Stato ed alla Commissione Europea. La
stessa amministrazione comunale di Villa San
Giovanni si dichiarerà contraria al progetto, mentre
il Comune di Messina istituirà una speciale
commissione consiliare che elaborerà un documento di
netta opposizione all'opera.
Nonostante il
monito ricevuto dall'Europarlamento, che richiede
un'ulteriore valutazione ambientale strategica oltre
che un'analisi costi-benefici, il 15 aprile 2004
viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il
bando per la selezione del General Contractor
cui affidare la progettazione definitiva, la
direzione, l'esecuzione e il collaudo dell'opera. Il
bando verrà vinto da Impregilo, una cordata di
imprese italiane note alla magistratura per via di
Tangentopoli e di rapporti con la mafia.
Arriviamo ai giorni
nostri, il 18 dicembre di questo anno, Pietro
Ciucci, il presidente della società “Stretto di
Messina”, ha dichiarato «Entro l’estate il
progetto definitivo, ma il 23 dicembre si parte».
Ma quali ragioni
contro il Ponte? Di sicuro non motivazioni
politiche, perché come abbiamo visto la questione ha
coinvolto tutte le fazioni politiche dagli albori
della nostra Repubblica.
Chi è contro il
Ponte è spinto da motivazioni serie, quali quelle
economiche, ambientali, sociali.
Diciamolo, il Ponte
sullo Stretto è un grosso spreco di denaro, denaro
che potrebbe benissimo essere utilizzato per altre
priorità del Meridione, come quella della messa in
sicurezza dei territori dissestati, o finalmente per
finire la Salerno-Reggio Calabria.
La previsione della
domanda di attraversamento dello Stretto si basa su
dati inverosimili, non considerando i periodi
precedenti al 2000 non rileva che da 1991 la domanda
è in costante calo.
Da un'inchiesta del
2004 condotta dalla Cattedra di Economia
dell'Università di Messina su oltre 800
attraversatori dello Stretto si evince che l'80% dei
pendolari non userebbe il ponte per i propri
spostamenti, a differenza di un 45% che lo farebbe
per viaggi che superano i 1000 km.
Per persuadere i
meridionali alla necessità del Ponte, si è sempre
promesso lo sviluppo economico, la possibilità di
nuove opportunità di lavoro, ma così non
sembrerebbe. Come fa notare Pieroni, solo il 19% dei
lavoratori sarebbe siciliano, l'11,6% calabrese,
6,5% verrebbe dall'estero, e ben 62,9% proverrebbe
dal resto d'Italia.
Ma mettendo da
parte motivazioni economiche, quelle tecniche sono
le più serie. Il progetto prevede una campata unica
di 3.360 metri con un sistema di cavi portanti di
lunghezza eccezionale (5.300 metri).
I materiali da
costruzione oggi disponibili, date le dimensioni
suddette, prospettano un sistema strutturale
principale estremamente pesante che finisce per
dover soprattutto sorreggere se stesso.
Per una struttura
di tali dimensioni sarebbero necessari materiali
molto più leggeri che addirittura non sono stati
ancora inventati.
Altro aspetto che
non ci si può permettere di trascurare è l'alto
livello di sismicità presente nell'Area dello
Stretto. Il progetto del Ponte ha totalmente
trascurato la presenza di faglie attive presenti
proprio nella zona su cui dovrebbero sorgere le
torri e i contrafforti/ancoraggi della parte
calabrese.
Non sembra neanche
interessare il fatto che la costa siciliana e quella
calabrese sono in movimento, si allontanano l'una
dall'altra. Uno studio condotto dal Professor
Alessandro Guerricchio, Ordinario di Geologia
applicata presso il Dipartimento di Difesa del Suolo
dell'Università della Calabria sottolinea che «un
evento sismico di entità anche inferiore a quello
del 28 dicembre 1908 potrebbe mobilitare parte del
versante, in particolare la zona di appoggio della
torre stessa. A causa delle elevate profondità è
impossibile realizzare interventi di stabilizzazione
del versante».
Ultimo punto, ma
non per importanza, da considerare è quello
dell'impatto ambientale.
Lo Stretto di
Messina è un incrocio tra due mari e salinità
diversa con correnti diverse generate proprio da
questa diversità, con una trasparenza
particolarissima che lo rende un'area unica in tutto
il mondo. Questo fa sì che lo Stretto sia una sorta
di “paradiso della biologia marina”, abitato da
diverse creature che rischiano di perdere il proprio
abituale percorso a causa dell'ombra che il ponte
proietterebbe di giorno e della luce che produrrebbe
di notte.
Gran parte degli
esseri marini che popolano lo Stretto regolano il
proprio cammino in base alle condizioni di luce, per
essi si tratterebbe di uno sbarramento.
Emerge, insomma,
che sono più i contro che i pro nella vicenda
“Ponte dello Stretto”. In tanti, in questi anni,
si sono battuti per evitare la realizzazione di
questa inutile opera, e la loro voce si farà sentire
fino a che non verrà posta la parola fine, non verrà
accantonato questo progetto.
L'opinione dei
diretti interessati, gli abitanti dello Stretto, è
chiara, irremovibile: la maggioranza di essi è
contro il Ponte. E il dovere del Governo, crediamo,
è quello di ascoltare la voce dei suoi cittadini
(elettori e non), e non quello di pensare ai propri
interessi. Se questo non avviene è chiaro che i
cittadini faranno tutto quanto è in loro potere per
essere ascoltati.
Serena
Intelisano
(www.excursus.org,
anno II, n. 6, gennaio 2010)
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