Anno III             n. 26                   Settembre 2011

Il mondo è fatto per finire in un bel libro (Stéphane Mallarmé)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Storia e politica

 

Seconda Guerra Mondiale:

 Messina target strategico

 di Luigi Grisolia

 

Un volume pubblicato da Edas

 ricostruisce le vicende belliche,

 evidenziando il ruolo decisivo

 svolto dalla Città dello Stretto

 

  

 

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Nell’estate del 1943, scrive Franz Riccobono nella Prefazione al volume che ci accingiamo a presentare, «Messina non venne meno al compito affidatole dalla storia e ne pagò le pesanti conseguenze»: ultimo baluardo italo-tedesco contro l’avanzata degli Alleati in Sicilia, fu difesa strenuamente per consentire la ritirata verso il continente delle truppe dell’Asse e, nonostante i pesanti bombardamenti subiti – oltre il 90% degli edifici subì gravi danni –, l’operazione fu un successo militare.

 

Messina obiettivo strategico. Organizzazione difensiva ed eventi bellici 1940-1943 (Edas, pp. 208, € 23,00) di Armando Donato ricostruisce il ruolo centrale assunto da Messina durante la Seconda Guerra Mondiale, sia dal punto di vista tattico-militare sia da quello storico, aspetti trattati in maniera sincronica, allo scopo di rendere chiara l’importanza della Città dello Stretto nella strategia difensiva dell’Asse.

 

Nel primo capitolo l’autore descrive l’organizzazione della difesa attiva e passiva prima a livello nazionale e poi concentrandosi su Messina, non trascurando alcun elemento: dalle diverse tipologie di milizie (inquadrate ovviamente nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) agli aspetti legislativi e di propaganda (per esempio: come comportarsi in caso di allarme aereo), dai ricoveri antiaerei alle fortificazioni costiere. In particolare, evidenzia come la città «dato il suo ruolo e la posizione geografica fu dotata [...] di un sistema capillare di ricovero ed allarme non indifferente, insieme alle necessarie strutture sanitarie e di pronto intervento. [...] Innanzitutto furono riadattate a rifugio alcune grandi gallerie fatte edificare per motivi di viabilità, come la galleria S. Marta (oggi Occhipinti) e del Dazio, capaci di contenere ciascuna migliaia di persone, mentre altri ricoveri furono ricavanti all’interno di fortezze o bastioni antichi» (p. 35).  Molto importante anche il sistema di fortificazione, rimodernato soprattutto in previsione delle nuove tecniche di battaglia aerea. Un’opera di adeguamento necessaria in primis per il fronte a mare, considerando anche che alla piazzaforte di Messina spettava il compito di gestire il controllo del Mar Ionio e del Mar Tirreno, gli accessi allo Stretto, il porto e, in alcuni casi, la difesa contemporanea dei due versanti ionico e tirrenico.

 

Il secondo capitolo racconta i tragici momenti attraversati da Messina dal 1940 al 1943, a causa dei continui bombardamenti di cui fu vittima, specialmente nell’ultimo anno. Scrive infatti Donato: «La città dovette subire gli effetti terribili della guerra per un periodo complessivo di quattro anni di allarmi, incursioni e bombardamenti [...], più diversi cannoneggiamenti navali che completarono l’inutile opera di distruzione della città seminando il panico, il terrore e la morte, sfiancando ed avvilendo il morale della popolazione» (p. 77). Il racconto degli avvenimenti, che riporta alla luce anche episodi drammatici ma dimenticati (come la strage del 10 gennaio 1943), è introdotto da un’interessante illustrazione delle forze angloamericane in campo, delle tattiche adoperate nonché degli effetti dei differenti tipi di bombe sganciate.

 

L’ultima parte del saggio è dedicata alla descrizione del trasferimento delle truppe dell’Asse dalla Sicilia alla Calabria, nota come Operazione “Lehrgang”. Tale operazione non fu conseguenza di una ritirata, ma una chiara scelta strategica, in quanto i comandi italo-tedeschi erano assolutamente consci che era impossibile impedire lo sbarco e l’avanzata degli Alleati nell’isola. E quindi prepararono una tattica difensiva avente il duplice scopo di ritardare il cammino dei nemici, da una parte, e consentire il trasferimento sicuro del maggior numero di soldati verso il continente, dall’altra. In tutto ciò è chiara l’importanza fondamentale di Messina, «considerata dagli Alleati obiettivo prioritario per sbarrare il passo al nemico, ed area d’imbarco in quanto unica via di ritirata verso nord, per le truppe italo-tedesche» (p. 131). L’autore ricostruisce le varie tappe di questa operazione, svoltasi mediante lo stabilimento di quattro linee difensive e poi di quattro linee di evacuazione, le tecniche di difesa e di attacco, i combattimenti, i mezzi e gli uomini in campo.

 

Tutto il volume è inoltre accompagnato da un ampio apparato iconografico, comprensivo non solo di foto d’epoca e riproduzioni di alcuni documenti, ma anche di mappe e tabelle che arricchiscono un testo di per sé già prezioso. In Appendice, una cronologia degli attacchi aerei su Messina, delle attività sottomarine nell’Area dello Stretto, una descrizione dei bombardieri e dei cacciabombardieri impegnati in guerra e le testimonianze di Achille Cella, all’epoca dei fatti solamente un bambino.

 

«Il mattino dello stesso giorno [il 17 agosto 1943, Ndr] una pattuglia americana [...] entrò a Messina, completamente distrutta e deserta, spingendosi sino a piazza Duomo [...]. Gli Inglesi giunsero da sud 50 minuti dopo [...]. Il Gen. Patton arrivò in città verso le 10. [...] Gli Alleati occuparono per i loro comandi vari palazzi e ville della città, tra cui: il palazzo delle Poste, del Comune, del Governo, l’intendenza di Finanza, villa Tricomi, villa Magaudda, villa Cardillo, ecc., ed alcuni luoghi attorno alla città, trasformati in “Command post” per il controllo delle strade di accesso. Ufficialmente si insediò dunque l’Amgot (Allied Military Government of Occupied Territory), che si occuperà dell’amministrazione e del governo della cosa pubblica per qualche anno. [...] Il compito di Ramsey [responsabile Amgot, Ndr] era arduo poiché egli doveva preoccuparsi in primis di ristabilire l’ordine pubblico, minacciato dal rientro in città di un consistente numero di sfollati, dall’ingresso di personaggi di malaffare, e da potenziali saccheggi di chiese, ecc., anche da parte degli stessi soldati Alleati. Un altro problema era quello relativo alla situazione alimentare e sanitaria della città, ridotte praticamente a zero» (pp. 160-162).

 

Luigi Grisolia


(www.excursus.org, anno III, n. 26, settembre 2011)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

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