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Nell’estate del
1943, scrive Franz Riccobono nella Prefazione
al volume che ci accingiamo a presentare, «Messina
non venne meno al compito affidatole dalla storia e
ne pagò le pesanti conseguenze»: ultimo baluardo
italo-tedesco contro l’avanzata degli Alleati in
Sicilia, fu difesa strenuamente per consentire la
ritirata verso il continente delle truppe dell’Asse
e, nonostante i pesanti bombardamenti subiti – oltre
il 90% degli edifici subì gravi danni –,
l’operazione fu un successo militare.
Messina
obiettivo strategico. Organizzazione difensiva ed
eventi bellici 1940-1943
(Edas, pp. 208, € 23,00) di Armando Donato
ricostruisce il ruolo centrale assunto da Messina
durante la Seconda Guerra Mondiale, sia dal punto di
vista tattico-militare sia da quello storico,
aspetti trattati in maniera sincronica, allo scopo
di rendere chiara l’importanza della Città dello
Stretto nella strategia difensiva dell’Asse.
Nel primo capitolo
l’autore descrive l’organizzazione della difesa
attiva e passiva prima a livello nazionale e poi
concentrandosi su Messina, non trascurando alcun
elemento: dalle diverse tipologie di milizie
(inquadrate ovviamente nella Milizia Volontaria per
la Sicurezza Nazionale) agli aspetti legislativi e
di propaganda (per esempio: come comportarsi in caso
di allarme aereo), dai ricoveri antiaerei alle
fortificazioni costiere. In particolare, evidenzia
come la città «dato il suo ruolo e la posizione
geografica fu dotata [...] di un sistema capillare
di ricovero ed allarme non indifferente, insieme
alle necessarie strutture sanitarie e di pronto
intervento. [...] Innanzitutto furono riadattate a
rifugio alcune grandi gallerie fatte edificare per
motivi di viabilità, come la galleria S. Marta (oggi
Occhipinti) e del Dazio, capaci di contenere
ciascuna migliaia di persone, mentre altri ricoveri
furono ricavanti all’interno di fortezze o bastioni
antichi» (p. 35). Molto importante anche il sistema
di fortificazione, rimodernato soprattutto in
previsione delle nuove tecniche di battaglia aerea.
Un’opera di adeguamento necessaria in primis
per il fronte a mare, considerando anche che alla
piazzaforte di Messina spettava il compito di
gestire il controllo del Mar Ionio e del Mar
Tirreno, gli accessi allo Stretto, il porto e, in
alcuni casi, la difesa contemporanea dei due
versanti ionico e tirrenico.
Il secondo capitolo
racconta i tragici momenti attraversati da Messina
dal 1940 al 1943, a causa dei continui bombardamenti
di cui fu vittima, specialmente nell’ultimo anno.
Scrive infatti Donato: «La città dovette subire gli
effetti terribili della guerra per un periodo
complessivo di quattro anni di allarmi, incursioni e
bombardamenti [...], più diversi cannoneggiamenti
navali che completarono l’inutile opera di
distruzione della città seminando il panico, il
terrore e la morte, sfiancando ed avvilendo il
morale della popolazione» (p. 77). Il racconto degli
avvenimenti, che riporta alla luce anche episodi
drammatici ma dimenticati (come la strage del 10
gennaio 1943), è introdotto da un’interessante
illustrazione delle forze angloamericane in campo,
delle tattiche adoperate nonché degli effetti dei
differenti tipi di bombe sganciate.
L’ultima parte del
saggio è dedicata alla descrizione del trasferimento
delle truppe dell’Asse dalla Sicilia alla Calabria,
nota come Operazione “Lehrgang”. Tale operazione non
fu conseguenza di una ritirata, ma una chiara scelta
strategica, in quanto i comandi italo-tedeschi erano
assolutamente consci che era impossibile impedire lo
sbarco e l’avanzata degli Alleati nell’isola. E
quindi prepararono una tattica difensiva avente il
duplice scopo di ritardare il cammino dei nemici, da
una parte, e consentire il trasferimento sicuro del
maggior numero di soldati verso il continente,
dall’altra. In tutto ciò è chiara l’importanza
fondamentale di Messina, «considerata dagli Alleati
obiettivo prioritario per sbarrare il passo
al nemico, ed area d’imbarco in quanto unica
via di ritirata verso nord, per le truppe
italo-tedesche» (p. 131). L’autore ricostruisce le
varie tappe di questa operazione, svoltasi mediante
lo stabilimento di quattro linee difensive e poi di
quattro linee di evacuazione, le tecniche di difesa
e di attacco, i combattimenti, i mezzi e gli uomini
in campo.
Tutto il volume è
inoltre accompagnato da un ampio apparato
iconografico, comprensivo non solo di foto d’epoca e
riproduzioni di alcuni documenti, ma anche di mappe
e tabelle che arricchiscono un testo di per sé già
prezioso. In Appendice, una cronologia degli
attacchi aerei su Messina, delle attività
sottomarine nell’Area dello Stretto, una descrizione
dei bombardieri e dei cacciabombardieri impegnati in
guerra e le testimonianze di Achille Cella,
all’epoca dei fatti solamente un bambino.
«Il mattino dello stesso giorno [il 17 agosto 1943,
Ndr] una pattuglia americana [...] entrò a
Messina, completamente distrutta e deserta,
spingendosi sino a piazza Duomo [...]. Gli Inglesi
giunsero da sud 50 minuti dopo [...]. Il Gen. Patton
arrivò in città verso le 10. [...] Gli Alleati
occuparono per i loro comandi vari palazzi e ville
della città, tra cui: il palazzo delle Poste, del
Comune, del Governo, l’intendenza di Finanza, villa
Tricomi, villa Magaudda, villa Cardillo, ecc., ed
alcuni luoghi attorno alla città, trasformati in
“Command post” per il controllo delle strade di
accesso. Ufficialmente si insediò dunque l’Amgot (Allied
Military Government of Occupied Territory), che si
occuperà dell’amministrazione e del governo della
cosa pubblica per qualche anno. [...] Il compito di
Ramsey [responsabile Amgot, Ndr] era arduo
poiché egli doveva preoccuparsi in primis di
ristabilire l’ordine pubblico, minacciato dal
rientro in città di un consistente numero di
sfollati, dall’ingresso di personaggi di malaffare,
e da potenziali saccheggi di chiese, ecc., anche da
parte degli stessi soldati Alleati. Un altro
problema era quello relativo alla situazione
alimentare e sanitaria della città, ridotte
praticamente a zero» (pp. 160-162).
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 26, settembre 2011)
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