Anno II             n. 12                   Luglio 2010

LA LEGGE-BAVAGLIO NEGA AI CITTADINI IL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Storia e politica

 

Giugno-settembre 1943:

bombe sulla Calabria

 di Luigi Grisolia

 

Un volume Laruffa ricostruisce

 gli attacchi aerei angloamericani.

 Con focus sulla Strage di Mileto

 e sull'aeroporto di Vibo Valentia

 

 

  

 

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Nel panorama ampio e variegato degli studi storici italiani relativi alla Seconda Guerra Mondiale esistono tuttora alcune questioni poco indagate. Tra queste vi è quella degli attacchi e dell’avanzata degli angloamericani in Calabria. Si tratta, a nostro avviso, di una grave insufficienza, in quanto, sebbene i “liberatori” si trovarono a dover affrontare un esercito, quello tedesco, in ritirata, non per questo non provocarono, nella preparazione e nella realizzazione delle operazioni, danni e vittime.

 

Lo sbarco sulle coste all’altezza di Catona e Gallico Marina, denominato “Operazione Baytown” [1], da parte della V Divisione Britannica e dalla I Divisione Canadese, cui seguì l’immediata occupazione di Villa San Giovanni e Reggio Calabria, avvenne alle 04:30 del 3 settembre 1943. Ovvero qualche ora prima della firma segreta dell’Armistizio di Cassibile, reso pubblico la sera dell’8 settembre, in seguito al quale i tedeschi, sostanzialmente, optarono per una progressiva ritirata fino alla cosiddetta “Linea Gustav”, un fronte che andava da Gaeta a Termoli.

 

Al momento dello sbarco, la difesa della Calabria era sotto la responsabilità del XXXI Corpo d’Armata, con Comando a Soveria Mannelli, che disponeva di quattro divisioni costiere nonché di tre unità di manovra terrestri: la Divisione “Mantova” (di stanza a Taurianova e Catanzaro) e le Divisioni “Panzergrenadier” tedesche XXVI e XXIX, dislocate sull’Aspromonte e nella zona di Rosarno-Polistena-Siderno la prima, e intorno alle strozzature di Catanzaro e Castrovillari la seconda [2].  Già il 4 settembre, Kesselring ordinò alla XXVI Divisione di ritirarsi su Castrovillari entro l’8 settembre, mentre solo nel pomeriggio dello stesso 8 settembre il Corpo d’Armata ricevette l’ordine di ritirarsi velocemente sulla linea del Pollino [3].

 

Quindi, dinnanzi all’avanzata degli anglocanadesi in Calabria, i tedeschi si limitarono a contenere il nemico con azioni di retroguardia e con estese interruzioni stradali (facendo, insomma, “terra bruciata” dietro di loro). Non ci furono veri e propri scontri, se non occasionali, come nel caso di Pizzo: la Brigata inglese “Malta”, nella notte tra il 7 e l’8 settembre, dopo l’annullamento del programmato sbarco a Gioia Tauro per le avverse condizioni meteorologiche, venne messa a terra all’altezza del centro della piana lametina (Operazione “Ferdy”), intercettando così il grosso della retroguardia tedesca in ritirata, con conseguente, sanguinoso, combattimento. Anche dal punto di vista dell’aviazione, le operazioni di contrasto dell’Asse furono quasi sempre intempestive, inefficaci e fallimentari. Questo perché la maggior parte degli aeroporti e campi di volo erano stati distrutti dai terribili bombardamenti aerei degli angloamericani che dalla fine del giugno 1943 fino all’inizio di settembre tempestarono la Calabria, provocando non solo enormi danni ma anche numerosi morti e feriti, sia militari che civili.

 

Se escludiamo alcuni lavori specifici, come quelli relativi a Reggio Calabria e Crotone [4], nella storiografia esiste un grave vuoto, relativo proprio a questo aspetto. Si configura perciò come lavoro fondamentale quello condotto da Filippo Bartuli, che ha recentemente dato alle stampe il saggio Le incursioni aeree anglo-americane del 1943 su 60 città e località calabresi (Laruffa Editore, pp. 132, € 10,00), uno studio di taglio divulgativo-documentaristico riguardante l’intera regione. C’è subito da affermare che i meriti dell’autore sono molteplici: attraverso la consultazione certosina delle fonti di archivio, non solo italiane, ma anche britanniche e statunitensi (alcune delle quali vengono riportate integralmente, con opportuna traduzione), vengono censiti i bombardamenti che hanno colpito la regione in quei drammatici mesi; vi è una puntuale ricostruzione di due episodi specifici, ovvero la Strage di Mileto e gli attacchi all’aeroporto di Vibo Valentia; infine, un interessante apparato iconografico, comprensivo anche di alcuni manifesti di propaganda, cartine e copie di documenti, accompagna la lettura del saggio.

 

L’autore ha quantificato in 150 le incursioni che colpirono le città calabresi tra giugno e luglio 1943, ma in alcuni casi ci furono bombardamenti anche nei mesi precedenti: «La distruzione di beni, il danno economico e morale di quelle incursioni non hanno confronti con nessuna delle invasioni che la Calabria ha subito nei secoli». Possiamo affermare, sfogliando i dati raccolti, che la provincia più colpita, anche per ovvie ragioni geografiche, è stata quella di Reggio Calabria (non solo il capoluogo – martoriato da 24 bombardamenti – ma anche centri minori quali Villa San Giovanni, Bagnara, Gioia Tauro, Palmi, Locri, Roccella Jonica). Ma subirono durissimi attacchi anche gli altri territori: in particolare, tonnellate di bombe su Vibo Marina e Vibo Valentia, Catanzaro e Catanzaro Marina, Sant’Eufemia Lamezia, Crotone, Isola Capo Rizzuto. Meno intensi gli attacchi nel cosentino, non per questo meno dannosi: Cosenza, Castrovillari, Paola, Trebisacce e Sibari patirono diverse incursioni. Riportiamo le parole di Bartuli per quel che riguarda gli accadimenti della notte dello sbarco, quella, come già ricordato, tra il 2 e il 3 settembre 1943:

 

«Nella notte, un vulcanico bombardamento navale e aereo durato parecchie ore senza interruzione, tempestò la costa calabrese da Melito a Reggio. [...] da Malta e dai porti di Siracusa e Catania occupati dagli angloamericani, unità della Marina inglese, tra cui le corazzate Nelson e Rodney (con cannoni da 406), due incrociatori e altre 11 navi (cacciatorpediniere, corvette e spazzamine) spararono su un tratto della costa calabrese di 15 chilometri una tempesta di ferro e di fuoco. Tra l’altro fu colpito un deposito di 50 tonnellate di esplosivo che rase al suolo diversi isolati di via Galvani a Reggio. Un’ingente forza navale, protetta da migliaia di aerei, sbarcò sulle coste di Catona, Gallico Marina, Calamizzi e Pentimele a nord di Reggio e all’alba occupò la città».

 

Gli obiettivi delle offensive aeree angloamericane erano soprattutto aeroporti, e in generale piste di volo, porti e attracchi, stazioni e nodi ferroviari, ponti, vie di comunicazione, nonché obiettivi militari e civili (come industrie). Come detto, i bombardamenti in Calabria incominciarono già agli inizi del 1943, e si intensificarono a partire da giugno e soprattutto da luglio. Il motivo è intuitivo: gli angloamericani volevano scongiurare qualsiasi possibilità di sostegno, in primis aereo, proveniente dalla regione in opposizione all’avanzata in Sicilia (Operazione “Husky”), iniziata con lo sbarco sulle coste dell’isola nella notte tra il 9 e il 10 luglio.

 

In quest’ottica, si inseriscono le ripetute incursioni che ebbero come obiettivo l’aeroporto “Luigi Raffa” di Vibo Valentia, dove tra l’altro erano di stanza anche aerei richiamati sul continente dalla Sicilia. I bombardamenti sono datati 10, 11, 13, 15, 16 e 20 luglio. L’autore ricostruisce gli avvenimenti di ciascuno di quei giorni. Particolarmente duro fu l’attacco del 16 luglio: ci furono ben 207 incursioni (tra le 10.58 e le 11.30), in cui furono coinvolti 113 bombardieri e 94 caccia dell’aereonautica angloamericana, decollati dalle basi tunisine della Nasaf (Northwest African Strategy Air Force) di Dar El Koudia e Souk El Arba, con lo sganciamento di centinaia di bombe sull’obiettivo militare (dove erano parcheggiati 78 aerei). Le immagini riportate, tratte da un filmato conservato all’Imperial War Museum di Londra, datate 13 settembre 1943, testimoniano i danni.

 

Ma quel giorno accadde anche un fatto tragico, finito nel dimenticatoio, e riportato alla luce proprio da Bartuli (che, quindicenne, ne fu testimone). Alcuni piloti, per la precisione quelli del 14° Gruppo Cacciabombardieri dell’Air Force, si macchiarono di uno degli episodi più spregevoli commessi dagli angloamericani: l’uccisione di 39 civili (di cui 32 donne e bambini), lungo una strada di campagna alla periferia di Mileto. Senza alcuna ragione: «alle ore 11.30 [...] non c’era alcun mezzo militare, non c’era alcun uomo in divisa non c’era niente che potesse essere scambiato come obiettivo militare nemico da colpire»; va precisato che gli aerei volavano radenti, quindi in condizioni di visibilità ottimali per distinguere le persone. Però mitragliarono. Scrive ancora Bartuli: «Scavando nella cronaca di quel giorno, si scopre come killers, in divisa di piloti, assassinavano consapevolmente civili indifesi, macchiando il loro onore di soldati». Nei bollettini militari, nessuna traccia della carneficina.

 

Luigi Grisolia

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

 

[1] Sullo sbarco sulle coste calabresi, cfr. in particolare GIUSEPPE MARCIANÒ, Operazione “Baytown”. Lo sbarco degli Alleati in Calabria, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2003.

[2] ALBERTO SANTONI, Le operazioni in Sicilia e Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Roma, 1989, 2004, p. 414.

[3]  Ivi, pp. 432-435.

[4] GIOVANNI GIACCO, La cruda estate di fuoco del 1943. Reggio città ignota, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2004; VINCENZO LARIZZA, Cronistoria di Reggio Calabria durante la seconda guerra mondiale (1939-1945), Enotria, Reggio Calabria, 1993; IDEM, La seconda guerra mondiale (1939-1945) in provincia di Reggio Calabria, Enotria, Reggio Calabria, 2001; GIULIO GRILLETTA, Kr 40-43. Cronache di guerra, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2003. Naturalmente la nostra critica riguarda soprattutto la scarsissima presenza di studi monografici riservati alla tematica delle operazioni angloamericane in Calabria.

 

(www.excursus.org, anno II, n. 12, luglio 2010)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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