Anno III             n. 25                   Agosto 2011

Il mondo è fatto per finire in un bel libro (Stéphane Mallarmé)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Storia e politica

 

L'esplorazione del mare

 e dello Stretto di Messina

 di Luigi Grisolia

 

La storia della ricerca scientifica

 relativa agli organismi viventi

 che ne popolano le profondità.

 Un volume pubblicato da Edas

 

  

 

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«L’uomo e  il mare. Un binomio circondato da un alone di fascino e di mistero che da sempre evoca emozioni estreme di rispetto nei confronti di una natura selvaggia e indomabile e di profonda ammirazione per gli uomini che al mare hanno dedicato la propria esistenza» (p. 7).

 

In queste poche ma intense parole possiamo sintetizzare il senso, prima ancora che lo scopo, del bel volume scritto da Giovanni Ammendolia, Mauro Cavallaro e Ignazio Rao intitolato L’esplorazione del mare. Dagli abissi oceanici alle profondità dello Stretto di Messina (Edas, pp. 112, € 13,00).

 

Gli autori narrano la storia della scoperta, da parte dell’uomo, delle bellezze nascoste nelle profondità marine: una vera e propria epopea, che inizia ben 6000 anni fa in Mesopotamia, arriva fino ai giorni nostri e trova le sue tappe fondamentali nei vari momenti in cui gli studiosi riescono a risolvere via via i diversi problemi che si pongono. Leonardo da Vinci inventa le pinne e il tubo d’aria (seconda metà del Quattrocento); Edmund Halley una campana di immersione che risolve il problema del ricambio d’aria, riuscendo a rimanere per novanta minuti nelle acque del Tamigi a venti metri di profondità (1690); Robert Fulton vara il primo sommergibile, il “Nautilus” (1800), che segna una vera e propria rivoluzione nel campo.

 

Nel 1930 William Beebe raggiunge i 450 metri di profondità con una batisfera legata, tramite un cavo d’acciaio, ad una chiatta in superficie: è il primo mezzo in grado di resistere alle grandi pressioni. Pochi anni più tardi, Auguste Piccard pensa di eliminare il cavo, apporta i necessari cambiamenti e vara il primo batiscafo sperimentale, l’Fnrs II, detto anche “nave degli abissi”, al quale seguiranno l’Fnrs III e soprattutto il “Trieste”: quest’ultimo, nel 1959, si adagia sul fondo della Fossa delle Marianne, a ben 10.916 metri di profondità.

 

Gli autori raccontano poi le origini delle stazioni zoologiche e delle esplorazioni oceanografiche, e si concentrano quindi sul contributo dei militari italiani, in particolare sulla campagna idrografica della nave “Scilla” nel Mar Rosso a fine Ottocento e sul viaggio intorno al mondo della pirocorvetta “Magenta” a metà Ottocento, da cui scaturì, dopo sette anni di lavoro, il resoconto dello studioso Enrico Giglioli: osservazioni su fauna e flora marine relative ad oltre seimila esemplari appartenenti a duemila specie diverse.

 

Curioso il capitolo relativo alle scoperte conseguenti le attività di posa dei cavi telegrafici sottomarini, che praticamente confutarono le teorie di Edward Forbes, secondo le quali oltre i 550 metri di profondità non potevano esistere forme di vite e quindi nessun organismo vivente che avrebbe potuto danneggiare i cavi stessi. Così «grande fu lo stupore quando, dall’esame dei primi cavi tirati in superficie per la riparazione, totalmente incrostati di organismi, si ebbe la conferma, fino ad allora ipotizzata, dell’esistenza di una fauna e di una flora marine costituite da una grande varietà di specie appartenenti a parecchie classi» (p. 53).  Proseguono gli autori: «queste scoperte, peraltro accidentali, incuriosirono molto il mondo della scienza che non esitò ad intraprendere sistematiche campagne finalizzate all’esplorazione delle profondità marine per la ricerca della vita abissale di cui esistevano solo leggendarie descrizioni» (Ivi).

 

Ammendolia, Cavallaro e Rao ci conducono poi, presentando i risultati del loro più che ventennale studio dei fenomeni di spiaggiamento, alla scoperta delle specie, soprattutto pesciolini definiti “abissali”, presenti nello Stretto di Messina. Affidiamoci ancora una volta alle loro parole: «Le osservazioni delle forme di vita che si riversano sulla battigia del meraviglioso Stretto di Messina [...] da sempre suscitano, in chi ha la curiosità di sapere e conoscere, emozioni uniche che non esiteremo a definire entusiasmanti e fantastiche; emozioni che inevitabilmente destano un senso di meraviglia e di stupore in chi le prova» (p. 63).

 

Alla descrizione delle differenti specie segue un bilancio, purtroppo negativo: gli studiosi hanno rilevato infatti una diminuzione degli organismi spiaggiati rispetto a venticinque anni fa. La causa è dovuta soprattutto all’inquinamento, anche perché tutti gli esseri marini, anche quelli che vivono in profondità, sviluppano il loro primo stadio di vita in superficie, inalando e nutrendosi così di sostanze dannose. L’inquinamento produce anche una rottura nell’equilibrio della catena alimentare tra predatori e prede, come testimoniato dalla massiccia presenza di un particolare tipo di medusa praticamente assente trent’anni fa.

 

Tutto il volume, infine, è accompagnato da una ricca e interessante iconografia, che naturalmente impreziosisce un saggio che tutti gli appassionati di mare dovrebbero senz’altro avere tra gli scaffali della loro biblioteca.

 

Luigi Grisolia


(www.excursus.org, anno III, n. 25, agosto 2011)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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