Anno III             n. 27                   Ottobre 2011

Il mondo è fatto per finire in un bel libro (Stéphane Mallarmé)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Storia e politica

 

Riflessioni filosofiche

 per capire il mondo

 di Stefano Fiini

 

Un saggio pubblicato da Aracne

 offre una chiave interpretativa

 della realtà odierna, richiamando

 la lezione di diversi intellettuali

 

  

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

L'opera di Federico Sollazzo Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di filosofia morale, filosofia politica, etica (Aracne Editrice, pp. 258, € 17,00), oltre all'indubbio pregio di racchiudere in sé un percorso intellettuale serio e di provata scientificità, risulta di particolare attualità ed interesse per una più profonda lettura e comprensione della presente congiuntura, caratterizzata com'è dal triste spettro di una crisi economica che appare la risultante ultima di una prolungata regressione etica, morale e sociale, che lascia disorientato e senza appiglio chi la vive nel quotidiano. Tale lavoro, infatti, sembra fornire una valida chiave interpretativa della realtà presente, facendosi portatore di possibili risposte e proposte per il lettore avveduto.

 

Sin dall'inizio, la tripartizione del titolo riporta l'uomo al centro dei nodi fondamentali della sfera del suo esistere: il legame che l’uomo ha con se stesso nell’assunzione di modelli morali, il rapporto del singolo nell’agire con il tessuto sociale e l’assunzione per ognuno di un denominatore etico allotropo. Quando queste relazioni sono imposte in una omologazione di linguaggio, di comportamento e di pensiero possono essere resi sistema dal potere, in un totalitarismo, che non necessariamente è avulso dalla democrazia, ma si affianca ad essa divenendone il controllore. Del resto notorio è l’atteggiamento dei più che in cambio di ferie pagate, assistenza medica (semi) gratuita e “posto sicuro”, rinunciano alla propria libertà, divenendo automi impiegatizi del sistema. Il depauperamento che l’inutilizzo della ragione comporta riduce l’uomo ad essere facilmente controllabile e manovrabile in una logica consumistica, la cui dinamica fondamentale risiede nell’immediato soddisfacimento dei bisogni e nell’accesso a superfluità mai appaganti, ma che costringono all’indebitamento e quindi ad un’ulteriore forma di controllo e asservimento.

 

Si può altresì affermare che l’assolutizzazione di un concetto etico, morale o politico da parte del singolo e poi “applicato” al sistema senza critica implicita sfocia nel totalitarismo, sia esso stalinista, nazista, capitalista strutturato, che ha caratterizzato a larghi tratti la storia dell’Occidente. L’accettazione da parte del singolo dell’ordine genealogico, verticale e asservito, porta il soggetto alla giustificazione dei propri misfatti nell’ordine divino o nel comando di un proprio superiore, liberandolo da quella autocritica che è una componente dialettica fondamentale di crescita; esplicito a tale riguardo è l’esempio del caso Eichmann.

 

Nell’esplorare l’ordito che caratterizza la nostra epoca, nel libro, frequenti sono i riferimenti ad Hannah Arendt, Emmanuel Lévinas, Herbert Marcuse e a Paul Ricœur. La ricchezza semantica e d’analisi è giustificata dal complesso mosaico che caratterizza  la nostra società, cosmopolita e multiculturale: le due facce della globalizzazione. Anche la tecnica contribuisce all’annichilimento dell’uomo riducendolo a mezzo, oggetto tra oggetti. In questo desolante paesaggio risuona la speranza di un nuovo rinascimento, che abbia l’uomo come figura centrale del viaggio chiamato vita, in cui le dinamiche sociali e politiche sfocino nella “società aperta” di Popper; in cui la condivisione del sapere, della diversità, della ricchezza siano felice connubio  di un atteggiamento di rispetto verso identità diverse, come prospettato da Habermas e che nell’algebra di vita, ci sia un’etica minima condivisibile.

 

La comprensione della diversità comporta un arricchimento che lungi dall’essere rinchiuso nell’habitat dell’oikonomia privata deve essere condiviso in una visione della politica che comporti l’attiva partecipazione dei cittadini. In quest’ottica non è il popolo che deve essere ammansito dal potere, ma il potere deve essere forgiato e orientato dalla e verso la società. Parole come libertà, etica, proprietà privata, politica, democrazia diventano allora un’opportunità, mai una certezza uniformante, in cui ognuno, portatore di cultura, sensibilità e ragione peculiare, sia latore di un contributo dinamico alla costruzione della società pensante.

 

Stefano Fiini

 

(www.excursus.org, anno III, n. 27, ottobre 2011)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org


Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2011 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia