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L'opera di Federico
Sollazzo Totalitarismo, democrazia, etica
pubblica. Scritti di filosofia morale, filosofia
politica, etica (Aracne Editrice, pp. 258, €
17,00), oltre all'indubbio pregio di racchiudere in
sé un percorso intellettuale serio e di provata
scientificità, risulta di particolare attualità ed
interesse per una più profonda lettura e
comprensione della presente congiuntura,
caratterizzata com'è dal triste spettro di una crisi
economica che appare la risultante ultima di una
prolungata regressione etica, morale e sociale, che
lascia disorientato e senza appiglio chi la vive nel
quotidiano. Tale lavoro, infatti, sembra fornire una
valida chiave interpretativa della realtà presente,
facendosi portatore di possibili risposte e proposte
per il lettore avveduto.
Sin dall'inizio, la
tripartizione del titolo riporta l'uomo al centro
dei nodi fondamentali della sfera del suo esistere:
il legame che l’uomo ha con se stesso
nell’assunzione di modelli morali, il rapporto del
singolo nell’agire con il tessuto sociale e
l’assunzione per ognuno di un denominatore etico
allotropo. Quando queste relazioni sono imposte in
una omologazione di linguaggio, di comportamento e
di pensiero possono essere resi sistema dal potere,
in un totalitarismo, che non necessariamente è
avulso dalla democrazia, ma si affianca ad essa
divenendone il controllore. Del resto notorio è
l’atteggiamento dei più che in cambio di ferie
pagate, assistenza medica (semi) gratuita e “posto
sicuro”, rinunciano alla propria libertà, divenendo
automi impiegatizi del sistema. Il depauperamento
che l’inutilizzo della ragione comporta riduce
l’uomo ad essere facilmente controllabile e
manovrabile in una logica consumistica, la cui
dinamica fondamentale risiede nell’immediato
soddisfacimento dei bisogni e nell’accesso a
superfluità mai appaganti, ma che costringono
all’indebitamento e quindi ad un’ulteriore forma di
controllo e asservimento.
Si può altresì affermare che l’assolutizzazione
di un concetto etico, morale o politico da parte del
singolo e poi “applicato” al sistema senza critica
implicita sfocia nel totalitarismo, sia esso
stalinista, nazista, capitalista strutturato, che ha
caratterizzato a larghi tratti la storia
dell’Occidente. L’accettazione da parte del singolo
dell’ordine genealogico, verticale e asservito,
porta il soggetto alla giustificazione dei propri
misfatti nell’ordine divino o nel comando di un
proprio superiore, liberandolo da quella autocritica
che è una componente dialettica fondamentale di
crescita; esplicito a tale riguardo è l’esempio del
caso Eichmann.
Nell’esplorare l’ordito che caratterizza la
nostra epoca, nel libro, frequenti sono i
riferimenti ad Hannah Arendt, Emmanuel Lévinas,
Herbert Marcuse e a Paul Ricœur. La ricchezza
semantica e d’analisi è giustificata dal complesso
mosaico che caratterizza la nostra società,
cosmopolita e multiculturale: le due facce della
globalizzazione. Anche la tecnica contribuisce
all’annichilimento dell’uomo riducendolo a mezzo,
oggetto tra oggetti. In questo desolante paesaggio
risuona la speranza di un nuovo rinascimento, che
abbia l’uomo come figura centrale del viaggio
chiamato vita, in cui le dinamiche sociali e
politiche sfocino nella “società aperta” di Popper;
in cui la condivisione del sapere, della diversità,
della ricchezza siano felice connubio di un
atteggiamento di rispetto verso identità diverse,
come prospettato da Habermas e che nell’algebra di
vita, ci sia un’etica minima condivisibile.
La comprensione della diversità comporta un
arricchimento che lungi dall’essere rinchiuso
nell’habitat dell’oikonomia privata deve
essere condiviso in una visione della politica che
comporti l’attiva partecipazione dei cittadini. In
quest’ottica non è il popolo che deve essere
ammansito dal potere, ma il potere deve essere
forgiato e orientato dalla e verso la società.
Parole come libertà, etica, proprietà privata,
politica, democrazia diventano allora
un’opportunità, mai una certezza uniformante, in cui
ognuno, portatore di cultura, sensibilità e ragione
peculiare, sia latore di un contributo dinamico alla
costruzione della società pensante.
Stefano Fiini
(www.excursus.org,
anno III, n. 27, ottobre 2011)
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