Anno I             n. 1                    Agosto 2009

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

L'intervento di Roberto Saviano

al Festival delle Letterature di Roma

 

di Gaetanina Sicari Ruffo

 

L'interessante discorso tenuto il 30 giugno

è spunto per riflessioni sulla 'ndrangheta

 

 

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Alla fine del mese di giugno Roberto Saviano è stato ospite del Festival delle Letterature di Roma, la prestigiosa kermesse culturale che vede alternarsi, da alcuni anni, voci di primo piano, italiane ed estere, quest’anno sotto la direzione artistica di Maria Ida Caeta, con la partecipazione di Anna Bonaiuto che ha letto ampi brani dei libri proposti.

Sì, perché Saviano, oltre a Gomorra, ha da poco edito il testo a carattere autobiografico, per Mondadori, La bellezza e l’inferno. Il genere è sempre quello del saggio d’impegno sociale e civile con l’aggiunta di un’ottica un po’ più ravvicinata sulle conseguenze della lotta alla delinquenza: vita blindata con scorta concessa dallo Stato, nessuna possibilità di avere una vita normale e neppure una stabile residenza, dati i continui spostamenti per sottrarsi alle vendette della camorra. L’inferno è proprio questo scompiglio che rende molto delicata ed instabile la posizione esistenziale dello scrittore, mentre la bellezza è quella che, nonostante tutto, la vita concede, appena la si guarda con attenzione ed amore. Saviano è un autore di primissima avanguardia, coraggioso fino al sacrificio di sé.

 

La memoria corre a Leonardo Sciascia

Per trovare un altro autore che gli assomigli dobbiamo risalire a Sciascia che aveva fatto dei casi delittuosi della sua Sicilia e dell'Italia del tempo, una bandiera. Libri come Il giorno della civetta (1961), L’onorevole (1966), Il contesto (1971), Todo modo (1974), La scomparsa di Majorana (1975), L’affaire Moro (1978) e Una storia semplice (1989), per citare solo quelli di maggior rilievo, testimoniano una coscienza netta e indignata di fronte allo sfacelo del malcostume e della corruzione dilaganti. Restano testimonianza d’una difficile e drammatica stagione, ma anche l’inizio di un riscatto, chiesto con determinazione  e che ora appare possibile a tutta l’opinione pubblica.

 

Recentemente è stata proposta infatti l'idea di un Museo della Mafia, sostenuto dalla Fondazione “Rosselli”, intitolato proprio all’intellettuale siciliano e presieduto dal magistrato Giuseppe Ayala. Spiega il critico d’arte Vittorio Sgarbi che questo museo «potrebbe considerarsi alla stregua dei musei archeologici, o meglio di quelli dell’Olocausto: terribili, drammatici, ma necessari per non disperdere la memoria».

 

Infatti Saviano si è assunto il compito di sorreggere questa memoria che non appartiene ancora del tutto al passato, di spiegare il male che fanno alla comunità intera i fatti delittuosi della sfera mafiosa, di far capire il non senso dell’omertà. Ma come per Sciascia, spesso la sua voce appare inopportuna e scomoda perché richiede analisi ed attenzione particolare, prudenza, coraggio e sacrificio.

 

Il tema in gioco è troppo delicato ed essenziale a tutt’intera la comunità per passare inosservato.  Anche nell’ultima sera del Festival romano lo scrittore non si è limitato solo a raccontare di sé e della sua volontà di denuncia della delinquenza organizzata che umilia il suo territorio natale, ma ha voluto parlare di tutta la condizione meridionale che deve a questa dolorosa piaga il suo mancato sviluppo e i livelli d’insopportabile subcultura.

 

La ‘ndrangheta nemica dell’amore e della vita

Saviano ha illustrato il suo discorso con alcune foto di donne vestite di nero, a lutto: due madri calabresi, private dei loro figli condannati a morte solo per aver corteggiato le donne dei boss in carcere e uccisi perché le leggi di quest’associazione non consentono che si possa passar sopra neppure di fronte al sentimento dell’amore. D’altronde la strage di Duisburg  dimostra il complesso nodo di connivenze ed interessi tra famiglie anche di consanguinei che si è venuto a creare nel corso degli anni. Sono gli interessi economici la linfa vitale che li tiene in piedi.

 

I componenti di simili associazioni hanno dichiarato guerra non solo allo Stato, ma agli stessi loro conterranei che sfruttano e schiavizzano secondo un’irrazionale volontà di prevaricazione. Da una recente analisi dell’Onu si evince che il fatturato delle organizzazioni criminali del Mezzogiorno ammonta a oltre 100 miliardi di euro e che l’organizzazione delittuosa non si concentra solo nei grandi centri urbani, ma ha le sue radici profonde nei piccoli comuni come quello di San Luca, tristemente noto.

 

Il maggiore mercato è indubbiamente quello del traffico della droga che ha fatto lievitare il giro d’affari non solo in Italia, ma in Europa, Nord America, Sud America ed Australia. Non si tratta solo di spaccio, ma anche di produzione di sostanze stupefacenti spesso sofisticate ed altamente tossiche. I mezzi adoperati per combattere questo insensato mercato sono ancora insufficienti, in quanto si limitano a colpire solo in seguito ad episodi di emergenza, quando invece occorrerebbe un’azione mirata e costante per smantellare la struttura di tutti i santuari del malaffare.

 

È in particolare il saggio di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Fratelli di sangue (pubblicato da Pellegrini nel 2006 e poi da Mondadori quest’anno), con un’Introduzione dell’antropologo Luigi Lombardi Satriani, che mette in luce lo stretto vincolo che lega gli affiliati delle cosche, vincolo non di parentela, ma di comunanza di intendimenti e di calcoli, fondata su giuramenti di fedeltà, riti d’iniziazione, gradi alla maniera militare e linguaggi allusivi e cifrati. Non è un semplice saggio d’informazione, ma un repertorio testuale di atti d’intercettazione, di dibattiti in tribunale e di confessioni strappate ai pentiti. Leggerlo è sconvolgente: sembra fantascienza!

 

La struttura dell’organizzazione mafiosa è quasi impenetrabile, consegnata alle famiglie cui si impone l’obbligo della “solidarietà” nella partecipazione agli atti di violenza che si perpetrano, con strategie anche matrimoniali per rafforzare le alleanze a cui non si può sfuggire, pena la morte. Le donne entro questa solida corporazione sono alleate e quasi sacerdotesse, non solo consegnate al silenzio, ma incaricate di coltivare la memoria dei morti ed inculcare la vendetta nei più giovani (per approfondire, clicca qui). Si è di fronte ad uno strano patto stabilito dai criminali con la morte, un contratto per una sorta di passaggio brevi manu dalla terra all’al di là, senza sconti o pentimenti e senza rispetto per alcun essere vivente con nessuna eccezione.

 

Conclusioni

Talvolta anzi si arriva al paradosso di confondere il sacro con il profano. Nel portafoglio di una vittima di Duisburg è stata trovata insieme alla carta di credito e la foto della famiglia, un’immagine della Madonna. Come si possa coniugare Dio e mammona nella mente deviata di questi associati non è facilmente spiegabile se non con l’ignoranza e la stupidità stravolte a chiedere protezione divina per combattere i propri simili e per perpetrare delitti, come se la divinità fosse al servizio dell’empietà.

 

Il discorso tenuto da Saviano è stato inflessibile e con lui tutti ci chiediamo come possa una terra scrollarsi di dosso questa incivile usanza ed una gente tornare ad essere libera e schietta nei rapporti interpersonali e pubblici. C’è l’esempio del riscatto incipiente della Sicilia ad indicare la via, dell’unità degli intenti e del coraggio individuale, dell’azione delle forze dell’ordine compiutamente addestrate. Può darsi che infine questa aspirazione della gente onesta prenda finalmente il sopravvento. Sarebbe la più grande rivoluzione del nuovo secolo e segnerebbe finalmente l’inizio di un nuovo umanesimo.

 

Gaetanina Sicari Ruffo

 

(www.excursus.org, anno I, n. 1, agosto 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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