Anno III             n. 24                   Luglio 2011

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

Giorgio Napolitano: garante dell'unità

nazionale e della nostra Costituzione

di Gaetanina Sicari Ruffo

Il Presidente si distingue dallalveo rissoso

della nostra politica: è su un altro pianeta

 

 

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Cosa spinge la maggioranza della popolazione italiana a collocare al primo posto del gradimento in politica l'attuale Presidente della Repubblica Italiana?

Sicuramente non solo il suo ruolo di fedele interprete delle linee fondamentali della Costituzione, come si è riscontrato altre volte, ma anche il suo saggio equilibrio e la sua compostezza. Non se ne può più della politica urlata nelle sedi istituzionali, nelle piazze, nelle televisioni. È come aver introiettato un caravanserraglio in cui chi grida di più pretende di soppiantare l'altro lasciandolo in silenzio. Al dialogo civile è subentrata la rissa che non risparmia colpi a sorpresa contro ogni ragionevolezza.

Il Presidente Napolitano incarna l’antica tradizione nazionale unitaria e non solo perché non fa mistero di credere nei valori che la richiamano, ma anche per il modo con cui si atteggia a moderatore delle parti in contesa, ascoltandole e incoraggiandole ad abbassare i toni e ad intendere i veri problemi della gente.

 

«Viaggiamo su pianeti diversi»

Recentemente, durante un’udienza concessa alla stampa estera al Quirinale, alla domanda posta da alcuni rappresentanti di cosa significhi la sua popolarità oltre il 90 per cento, anziché gloriarsene come fanno i vanesi, si è schermito affermando che non ci devono essere per questo  motivi che facciano ingelosire i politici  «perché – ha aggiunto – viaggiamo su pianeti diversi». Dice proprio ingelosire, adoperando un vocabolo della tematica amorosa che farebbe presupporre un rivale in amore. Ma l’amore è per l’Italia e la sua gente che va ben oltre la dimensione politica e la differenziazione in caste. Una gente di cui Alessandro Manzoni aveva cantato «una d’armi, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor». Altri tempi!  Ma le sue leggi vanno rispettate contro lo spettro dell’anarchia, dello strapotere di parti che vorrebbero annientare la vivibilità pacifica e l’intesa civile.

 

Difensore della Costituzione

Nell’articolo 87 della Carta infatti si precisa che il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Questa sua prerogativa è nota ovviamente da quando si è costituito lo Stato Italiano, ma una cosa è la formula che potrebbe suonare fin troppo convenzionale ed abusata, un’altra la sua autentica incarnazione come accade oggi sulla base di profonda convinzione e schietta sincerità. Sarà perché nel passato mai come oggi è stato così marcato il divario tra Stato ed anti-Stato, o per via dei forti incitamenti che egli rivolge ai cittadini, fatto è che la sua funzione presidenziale è fortemente carismatica. Al Presidente si chiede di dirimere le questioni di accesa belligeranza politica, di difendere la Costituzione che si avverte in pericolo, di equilibrare i conflitti di interesse e di allontanare il preteso contrasto tra i poteri dello Stato. Napolitano sempre più spesso si appella al suo ruolo di intermediatore e spende la sua opera illuminata per il bene della collettività, ma vi aggiunge una componente in più, la sua sensibilità di uomo e di esperto conoscitore delle regole.

 

Una grande figura di garanzia

Egli ha impersonato in quest'anno dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità il vero sentimento della nazione. Sempre presente e partecipe alle cerimonie celebrative, l’abbiamo visto più volte commosso per i trascorsi eroici come un primo cittadino memore e degno di plauso. Adduce, a motivazione di questo suo impegno, la necessità di affrontare «molte zone di reticenza e di scetticismo» costituitesi da alcuni anni sulla questione unitaria, perché c'è chi rema contro, convinto che quest’ultima sia ormai superata e dannosa. Non ci sembra però che in Europa si discuta dell’unità delle altre nazioni  saldamente costituite, come Francia e Gran Bretagna, oltre i limiti di una rivendicazione di autonomia sul piano regionale in alcuni casi. In Italia i concetti di nazionalismo e federalismo non sono ben chiari e generalmente si intende che l’uno non possa coesistere con l’altro, mentre secondo la Carta costituzionale entrambi hanno ragione di convivere   con il rispetto di  alcune linee programmatiche.

 

Per ritornare al primo assunto l’attuale Presidente ha in sé una forza morale degna di un Mazzini redivivo, il che, in un momento di crisi conclamata, non è poco. Fa infatti da argine ai marasmi fluttuanti della cattiva politica in agguato che vorrebbe sminuire il riconoscimento spontaneo che la gente riconoscente gli tributa.

La sua espressione «Viaggiamo su pianeti diversi» serve proprio a questo, a tranquillizzare i malpensanti e incoraggiare i sostenitori. La sua linea non è relativa ad un accaparramento di potere supplementare, ma indirizzata solo ad evitare lo scontro tra  contendenti forti, subdoli e manifesti, stigmatizzando contemporaneamente che nessuna ideologia o corrente, falsamente attribuitagli, potrà mai farlo deviare dall’onestà del sentire  e dalla volontà di volere il bene della collettività.

 

«Siamo un Paese complicato, sia dal punto di vista istituzionale che politico», ha concluso congedando i presenti. E su questo nessuno può dargli torto.

 

Gaetanina Sicari Ruffo

 

(www.excursus.org, anno III, n. 24, luglio 2011)

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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