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I Quaderni di Gramsci ripubblicati
in una pregevole
edizione anastatica
di
Gaetanina Sicari
Ruffo
Un'opera per farci conoscere in
profondità
l'importante pensiero del filosofo
sardo
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Qualche settimana
fa è stata presentata a Roma, in Campidoglio, la
prima copia anastatica de I Quaderni del carcere
di Antonio Gramsci, grazie al congiunto intervento
della Treccani, della Fondazione “Gramsci” e del
giornale L'Unione Sarda, con il quale esce in
allegato. Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma l’opera
non era già nota?».
Negli ultimi anni,
dopo l’edizione tematica, successiva al 1944, voluta
da Togliatti per i tipi di Einaudi, filologicamente
imperfetta e tronca, è molto cresciuta la
sensibilità dei lettori per questo autore e quindi
il desiderio di conoscere fino il fondo il suo
pensiero e l’analisi storica, così com’erano stati
veramente espressi durante la sua drammatica
prigionia a Turi. Già l’edizione di Valentino
Gerratana, nel 1975, anche se non del tutto
completa, aveva provveduto a mettere a posto,
secondo un ordine cronologico, i capitoli dei 29
Quaderni. Sulla cronologia si era molto
discusso, perché, al primo impatto, quella che era
sembrata successione temporale, in realtà era altro,
come ha ricordato Gianni Francioni nei suoi studi a
proposito. Infatti non si era tenuto in conto
dapprima che Gramsci non aveva a sua disposizione
tutta la carta che gli occorreva per scrivere, ma
due quaderni alla volta, per cui incominciava a
scrivere in punti diversi dello stesso quaderno per
poi raccordare gli argomenti toccati spesso in
quaderni speciali, secondo l’interesse che più lo
sollecitava.
Il modo di
lavorare indicativo di una costrizione
Spesso nei
Quaderni ci sono pure traduzioni. Nel
Quaderno 11, che si può considerare uno dei più
corposi, ci sono indicazioni valide per tutta
l’opera, che denotano, tra l’altro, la cura e
l’attenzione, ma pure la precarietà, con cui
l’autore annotava:
«Le note
contenute in questo quaderno, come negli altri,sono
state scritte a penna corrente, per segnare un
rapido promemoria. Esse sono tutte da rivedere e
controllare minutamente, perché contengono
certamente inesattezze, falsi accostamenti,
anacronismi. Scritte senza avere presenti i libri
cui si accenna, è possibile che, dopo il controllo,
debbano essere radicalmente corrette».
L’edizione
anastatica è preziosa anche perché in essa vi è
materializzata la scrittura di Gramsci, quella del
suo presente, limpida, minuta, quasi senza
correzioni, come doveva essere il suo carattere,
senza tentennamenti di sorta, teso allo scopo di
chiarire, di discutere, di precisare, andare al
fondo delle questioni.
Un’eredità che
non è andata perduta
Alla presentazione
era presente il nipote musicista, figlio di
Giuliano, vive a Mosca, e porta il suo stesso nome.
Viene spesso in Italia, specialmente in Sardegna.
Era emozionato nel vedere la scrittura del nonno,
come se l’ieri avesse incontrato l’oggi per magia, e
avesse rinnovato l’interesse e l’amore per lui.
Gramsci infatti, come ricorda Luciano Canfora,
rifacendosi ad un giudizio di Togliatti, non
appartiene solo alla storia del Partito Comunista,
ma al Novecento tutto ed ha una straordinaria
attualità che è bene richiamare.
Al primo posto c’è
infatti l’analisi concreta della realtà, quel suo
voler intendere il senso della sconfitta della
Rivoluzione russa in occidente e, collegata ad essa,
l’ostinata volontà, l'energia di concepire una
reazione, incominciando dalle strutture culturali,
necessarie per un profondo rinnovamento. Il suo è
stato un marxismo “dialettico”, come l’ha definito
Guido Liguori, attento cioè non solo all’economia ed
alla politica, ma a tutta la società civile,
concepita come parte integrante dello Stato.
È proprio questo il
punto più strategicamente attuale: non c'è stato che
si rispetti e che sia legittimato ad esistere senza
un’integra coscienza civile che non miri a
dissociare e disunire, ma che coaguli espressioni di
un comune sentire, conservando il pluralismo delle
forme e delle sue varianti. La sua visione della
storia è organica, non unilaterale, lascia spazio ad
interrogativi e cerca di scandagliarli in vista d’un
cambiamento e d’un rinnovamento. La sua riflessione
è critica ed attenta alle istanze del presente. La
sua popolarità molto ampia specie nei Paesi
dell’America Latina e dell'Africa, dove i sistemi
politici sono più ondivaghi e poco stabili, giusto
perché la sua pacata riflessione aiuta a capire cosa
sia libertà e cosa significhi dittatura e cieco
dominio. Il suo precipuo interesse è per la classi
operaie, ma l’umanità è così intensa e calibrata da
far pensare che questa classe va più seguita ed
indirizzata perché più debole ed esposta, un po'
come in una famiglia allargata, tacito ed univoco
dovrebbe essere il consenso di tutti per la
protezione e l'assistenza dei più piccoli. Da qui
facile il raffronto con il tempo presente e la grave
crisi dei partiti sempre in cerca di consensi e di
voti, senza una necessaria piattaforma d’intesa con
i cittadini, di cui men che mai esprimono i bisogni
ed interpretano le attese.
Quale utopia?
Nel passato il
pensiero gramsciano, specie quello relativo ad una
doverosa “egemonia culturale”, è stato
tacciato di utopia, perché appariva troppo alto il
livello di qualità della classe dirigente rispetto
al popolo. Ma oggi, giunti alla fine di un processo
di smitizzazione del potere, forse sarebbe il caso
di ripensarci ed invertire la rotta, come sta
tentando Obama in America, nel senso di concepire il
rinnovamento come istanza primaria della base e non
dei vertici che quindi vanno ad essa subordinati.
Quale il collante
che dovrebbe motivarlo? Non certo la conquista del
potere, parola ormai abusata ed odiosa, ma una più
equa giustizia sociale ed una partecipazione più
attiva e responsabile, come «abbandonare il
traballante,spezzare le resistenze che il nuovo
incontra nello svilupparsi», per esprimersi con
le parole stesse di Gramsci nel Quaderno 7.
Oggi, se si
considerano il diffuso rifiuto della guerra, la
difesa dell’ambiente, la lotta alla precarietà del
lavoro, par di cogliere un risveglio di
consapevolezza delle masse popolari, a lungo tenute
represse e mortificate. Forse il futuro vedrà
capovolgersi i termini dell’arcaica contrapposizione
e segnare traguardi di civiltà rinnovata.
L’importante per
ora, a prescindere dagli esiti, è liberare il
pensiero gramsciano dalle incrostazioni talvolta
arbitrarie in cui spesso è stato avvolto, onde
capire meglio dove va la storia e quali forze
motrici può mettere in campo. La pubblicazione
dell’opera anastatica può dare in tal senso un
valido contributo.
Gaetanina Sicari
Ruffo
(www.excursus.org,
anno I, n. 5, dicembre 2009)
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