Anno I             n. 4                    Novembre 2009

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

Il mestiere dell'insegnante è diventato

al giorno d'oggi sempre più complesso

 

di Giuseppe Licandro

 

François Bégaudeau narra le tragicomiche

vicende di una scuola media delle banlieues

 

 

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Svolgere con serietà il mestiere dell’insegnante in una scuola della periferia di Parigi, confrontandosi con una realtà sociale assai complessa, nella quale gli extracomunitari vengono ancora visti come un corpo estraneo dalla maggioranza dei cittadini.

Cercare di educare gli allievi al rispetto delle regole e di modificarne in positivo i comportamenti sbagliati, anche a costo di ingenerare conflitti insanabili.

Di questo parla il romanzo Entre les murs di François Bégaudeau, scrittore e insegnante francese, pubblicato nel 2006 da Gallimard e ristampato in italiano da Einaudi col titolo La classe (pp. 228, € 16,00).

Dal libro è stato tratto l’omonimo film di Laurent Cantet, che ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2008 e alla cui sceneggiatura ha collaborato lo stesso autore.

 

Un approccio dialettico con gli allievi

Facendo riferimento a esperienze personali, Bégaudeau descrive un anno di lavoro trascorso da un docente di lingua francese presso una scuola media pubblica delle banlieues parigine e racconta – con toni ora ironici, ora drammatici – il suo complesso rapporto con i ragazzi che vivono nei quartieri più malfamati. L’approccio dell’insegnante con gli allievi risulta dinamico e fortemente dialettico, improntato a un confronto serrato, che talvolta si trasforma in conflitto aperto: da un lato, egli propone un percorso didattico originale e creativo, che mira a far acquisire ai discenti (quasi tutti figli di immigrati) piena padronanza dei significati delle parole più usate correntemente, stimolandone la partecipazione attiva e la ricerca personale; dall’altro, reagisce con severità agli insuccessi didattici e al comportamento non sempre ortodosso di alcuni ragazzi, ricorrendo a sanzioni disciplinari, a mordaci espressioni di rimprovero, a provocazioni verbali talvolta esacerbate.

Tra lui e gli alunni, inevitabilmente, insorgono incomprensioni, a volte profonde, al punto che due ragazze giungono persino a denunciarlo – per le presunte offese ricevute – al consulente pedagogico dell’istituto.

 

Un comportamento... «da gallina»

Il caso nasce, in verità, da un curioso qui pro quo, scaturito, a sua volta, dall’atteggiamento assunto durante una riunione del Consiglio di amministrazione della scuola da Sandra e Soumaya, le due rappresentanti degli studenti, che a un tratto iniziano a ridere rumorosamente, senza apparente motivo, disturbando gli astanti. Alcuni giorni dopo, a lezione, il professore di Francese le apostrofa duramente e ne stigmatizza il comportamento, definendolo «da gallina».

 

Ma l’ignaro docente non sa – ahilui! – che «gallina» nel gergo delle banlieues è un sinonimo di... «zoccoletta»! Ne viene fuori la gag tragicomica che riportiamo di seguito: «“Non ho avuto modo di dirvelo, ma onestamente mi sono vergognato di voi. Non si scoppia a ridere a questo modo nel bel mezzo di un consiglio di amministrazione, eravamo tutti infastiditi di non riuscire a farvi smettere”. [...] “Scusate ma per me, ridere così in pubblico, è ciò che si chiama un comportamento da gallina”. Sono esplose in coro. “Ehi, non siamo delle galline”. [...] “Lei sa che cos’è una gallina?”. “Sì che lo so, e allora? La questione non si pone perché non vi ho insultato da galline”. “Per me fare la gallina, mi dispiace dirlo, ma è fare la zoccoletta”. “Ma una gallina non è affatto questo”. “E che cos’è allora?”. Mi si è inceppata un po’ la parlantina. “Una gallina è... è... è una ragazza che sghignazza come una deficiente anche se non lo fa con cattiveria”. [...] “Per me fare la gallina non è questo, per me fare la gallina è fare la zoccoletta”. Ha preso a testimoni il cerchio di ragazze che, beate, mi guardavano parlare sputacchiando da cinque minuti. “Ragazze, fare la gallina vuol dire fare la zoccoletta, no?”. Tutte hanno annuito, al che ho girato sui tacchi per imboccare le scale. Subito dopo hanno iniziato a bruciarmi gli occhi».

 

In seguito, chiarito l’incidente, l’insegnante riuscirà a recuperare il rapporto con le due allieve, aiutandole nel loro processo di maturazione personale.

Non così, invece, riuscirà a fare con altri alunni, particolarmente turbolenti e svogliati, che alla fine verranno espulsi dalla scuola (Bégaudeau tratteggia egregiamente il profilo di uno di loro, Dico, un ragazzo dall’atteggiamento guascone che, in certo qual modo, ricorda il deamicisiano Franti).

 

Il valore della scuola pubblica

Il messaggio che l’autore vuole comunicare al lettore è estremamente significativo: il mestiere dell’insegnante, da sempre particolarmente delicato e impegnativo, oggi è diventato ancor più logorante, perché le attività didattiche sono più onerose che in passato, la quantità delle informazioni da trasmettere è maggiore e ci si deve spesso confrontare con ragazzi problematici, difficili da gestire.

 

Nel libro di Bégaudeau emerge anche un altro segnale allarmante: nella società “postmoderna” e multietnica, la scuola pubblica pare aver perso il proprio spessore e rischia di ridursi, secondo il modello americano, a “scuola dei poveri”, lasciando ai privati il compito di gestire l’educazione delle future classi dirigenti e subendo la spietata concorrenza di altre agenzie formative (in primis la televisione).

 

Noi riteniamo, invece, che la scuola pubblica sia un bene prezioso da difendere e valorizzare, sinonimo di pluralismo culturale, di libertà d’espressione e di uguaglianza sociale.

Se in Francia – dove le strutture statali funzionano abbastanza bene – i problemi non mancano, che dire allora della scuola italiana, tartassata da un lungo periodo di pseudo riforme, che hanno sortito soprattutto l’effetto di tagliare posti di lavoro e di peggiorare il servizio erogato, a esclusivo beneficio delle scuole private?

 

Giuseppe Licandro

 

(www.excursus.org, anno I, n. 4, novembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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