Anno III             n. 27                   Ottobre 2011

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

Claudia: scomparsa a ventiquattro anni

per un'embolia polmonare non curata

di Jessica Ingrami

Racconto di un padre che chiede giustizia

e coscienza, in un libro edito da Discovery

 

 

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Giancarlo Cavarra è un biologo analista di Siracusa che il 16 marzo 2006 si vede strappare il bene più prezioso: sua figlia. Da quel giorno, vive nella memoria dell’angelo di cui l’hanno privato e ha scritto per lei il libro Claudia. Vittima sacrificata sull’altare della malasanità (Discovery Edition, pp. 152, € 15,00).

 

Claudia ha 24 anni, una famiglia unita che la adora, una futura carriera da magistrato, un fidanzato che sogna di sposare e fortissimi dolori al petto. L’elettrocardiogramma effettuato all'ospedale Umberto I di Siracusa dà esito negativo e, nonostante la preghiera dei parenti di ricoverarla, la ragazza viene rimandata a casa “a riposarsi”. I dolori continuano e la famiglia decide di chiedere un secondo parere: la clinica privata che visita Claudia la ritiene in salute e le suggerisce di “farsi una flebo di camomilla”. Il giorno dopo, Claudia è in pessime condizioni: perde i sensi e viene ricoverata all’Umberto I. Il padre non la rivedrà più uscire dalla sala rianimazione. La diagnosi è di embolia polmonare acuta, anticipata da sintomi chiari e inequivocabili.

 

Un caso di palese malasanità che, secondo Cavarra, non sarebbe dovuto accadere e che un paio di esami specifici avrebbero sicuramente evitato. Da quel momento, la vita del biologo cambia radicalmente: trova consolazione e sfogo nella scrittura di poesie, in attesa che qualcosa ponga fine alla sua lenta e straziante agonia. Scrivere è, per lui, un modo per parlare con Claudia, per esprimere la propria sofferenza e il senso di ingiustizia, un modo per sentirla più vicina e non esplodere di dolore: «Inganno il tempo / me stesso / mendace son con tutti / con i più cari / con la vita // La verità / è… / dopo lei… / il nulla / e nel ricordo / di lei / unico unguento».

 

Il destino a volte è crudele e calcolatore, ci dà appuntamenti che si fatica a credere solo coincidenze: alcuni mesi dopo la morte della figlia, Cavarra viene ricoverato d’urgenza per la stessa patologia che ha ucciso Claudia. Durante la convalescenza, l’autore racconta di esperienze al limite del credibile: visioni, scambi telepatici, viaggi astrali. Solo lui sa cosa ha vissuto e solo lui può permettersi di giudicare. A noi rimangono i fatti e la cosa certa è che, da quel preciso momento, una nuova forza nasce in lui: la convinzione di dover sopravvivere per lei, per darle giustizia.

Se lui fosse deceduto, avrebbe fornito una giustificazione a chi aveva lasciato morire Claudia: avrebbe dimostrato che la patologia era incurabile.  

 

«Guardo stranito la parola / fine / nella tua esistenza / non ti rivedrò fra un mese / né fra un anno / mai / mai più // Continuerò a disperarmi / piangere, piangere / e piangere / inutilmente / invidiando la fortuna degli altri / la loro quotidianità / tragedia per me / i genitori che hanno / i figli / vivi // Me misero non riuscii / a mantenerla in vita / e / sono solo / solo col mio dolore / e lentamente mi struggo / a capo chino nel desiderio di lei»

 

Giustizia e coscienza è quello che Cavarra desidera: «Ho descritto fra poesie e prose il desiderio di giustizia, la mia continua disperazione, e il desiderio di coscienza. Coscienza che dovrebbero acquisire tutti gli operatori sanitari e non solo, ma tutti quanti, tutti coloro che in qualche modo potrebbero essere, anche involontariamente, potenziali responsabili di procurare morte e disperazione».

 

Vedere puniti i responsabili e scorgere la consapevolezza sui loro volti non riporterà in vita Claudia. Ma, forse, renderà migliori le persone coinvolte e, come cerchi nell’acqua che si propagano, anche quelle che le circondano. Le tragedie come questa, fino al momento in cui non ci coinvolgono direttamente, non ci toccano in profondità. È umano. Purtroppo, solo chi ha provato il dolore lancinante di perdere un figlio o un parente caro sa che la giustizia è comunque una consolazione, seppur piccolissima. Ciò che fa la differenza sono sopratutto le ripercussioni che la vicenda può avere sull’opinione pubblica: Claudia non deve andarsene avvolta nel silenzio, Claudia può essere ognuno di noi.

 

La cosa peggiore per chi rimane è il rimorso, unito alla sensazione di non aver fatto abbastanza, di essersi fidato degli esperti nonostante il proprio istinto fosse contrario. Colpevolizzarsi è la strada più battuta e il momento in cui si rivedrà la persona venuta a mancare diventa l’unico baluardo di salvezza: «La morte – scrive Cavarra – sarebbe solo una pausa della nostra esistenza dolorosa, terribile, atroce, che non dà pace, che annulla. Ma non per sempre. Ci si ritroverà in un’altra vita, insieme, per sempre felici. Una grande speranza, quella di rivedere e ricongiungermi con mia figlia, annullando anche il concetto di morte. La vita, questa essenza che esiste ma di cui non riusciamo a comprenderne la vera essenza. Ci distruggiamo quando la perdiamo ma non accettiamo che esista dopo di noi. Noi siamo il centro dell’universo e non esiste altro senza di noi».

 

«Non trovo parole / cercavo parole adatte / parole semplici, l’odio / l’ira, lo sgomento, la tristezza / l’incapacità di agire / piangere / solo piangere / e ricordare // È giusto forse morire così e / accettare una morte assurda, allontanarsi / per sempre da una figlia / tanto amata / non rivederla, no parlare con lei / non abbracciarla // La vendetta, che mi forza / per coloro che non agirono / sordi / ciechi / aridi nel loro camice bianco/  che non mi placa / né perdonar mai chi / lassù l’interruttore spense / senza senno / arido ai nostri pianti / muto alle preghiere / ingiusto // Spero solo / di sognarla almeno una volta felice / e che lassù / sia sempre felice».

 

 

Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org, anno III, n. 27, ottobre 2011)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

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