|
|
Il linguaggio giornalistico: tecniche
e
norme per una corretta notizia
di Luigi Grisolia
Dal titolo alla struttura, dal
giornale alla Tv,
una puntuale analisi in un saggio
Discovery
Leggi l'articolo in PDF
Una
puntuale analisi, partendo dal presupposto
imprescindibile che «non può esistere né mai
esisterà un solo “linguaggio giornalistico” in
quanto la varietà di “contenitori”, nei quali viene
ad essere quotidianamente impiegato, trasforma non
soltanto il contenuto ma anche la forma stessa
attraverso la quale viene veicolato al grande
pubblico» (p. 5), è quella offerta dalla giornalista Damiana Spadaro nel suo ebook Il linguaggio giornalistico
e le sue forme. Dal quotidiano alla televisione ad
internet (Discovery Edition, pp. 136, € 16,00,
disponibile anche in formato cartaceo).
Modelli e tecniche
di scrittura degli articoli vengono letteralmente
“sviscerati” nel primo capitolo: non soltanto le
classiche cinque W di derivazione americana, ma
anche le regole per la realizzazione di titolazioni,
lead, focus, struttura ed impaginazione. Tutta una
serie di norme che il buon giornalista è tenuto a
seguire, ma senza dimenticare che le varie scelte
discenderanno dalle intenzioni e
dall’interpretazione che lo stesso giornalista darà
al fatto che vuole raccontare, che vuole quindi
trasformare in notizia.
Naturalmente, non
manca una sezione dedicata al linguaggio, ponendo in
primo piano le caratteristiche che distinguono la
notizia dalla storia: maggiore energia creativa,
maggiore spazio alle opinioni del giornalista, la
ricerca di un difficile equilibrio tra informazione
ed intrattenimento, una godibile lettura. Dalla
tecnica della scrittura soggettiva deriva la
personalizzazione della notizia, basata su due
differenti tipologie di punti di vista interni (i
protagonisti e i testimoni) e di cui maestri sono
stati giornalisti del calibro di Oriana Fallaci ed
Indro Montanelli. Le peculiarità che deve avere il
linguaggio – chiarezza, estrema concisione e densità
informativa – dipendono ovviamente anche dalla
correttezza grammaticale e sintattica e dalla
corretta gestione delle fonti. La Spadaro non si
sottrae a trattare i due aspetti, e in particolare
per quanto concerne il primo offre delle utilissime
dritte in relazione all’uso di maiuscole e
minuscole, accenti, apostrofi, avverbi, sigle, verbi
e così via.
L’ultima parte del
capitolo è dedicata alle tecniche riguardanti la
realizzazione di un’intervista e un’analisi delle
quattro tipologie fondamentali di notizie (politica,
economica, culturale e scientifica).
L’autrice si dedica
poi a descrivere le norme per la redazione di un
servizio o di una notizia per un telegiornale,
premettendo però alla trattazione una sorta di breve
e giustamente polemico capitolo introduttivo,
intitolato Le derive del giornalismo che gira
intorno alle negatività provocate dalla
“spettacolarizzazione” della notizia. Scrive infatti
la Spadaro: «La notizia che vuole fare scalpore non
mira ad informare il lettore, bensì tenta di
confonderlo, di manipolarlo, di indurre in lui
un’idea o un pregiudizio contro qualcosa o qualcuno»
(p. 90): titoli fortemente emotivi ed esagerati, un
lead fortemente polemico, una scrittura soggettiva
dal lessico retorico e ridondante, una punteggiatura
piena di punti esclamativi ed interrogativi sono
elementi caratterizzanti di una tecnica che finisce
per trasformare la notizia (o presunta tale) in
non-notizia, secondo un modello che ricalca quello
dello scoop sensazionalistico.
È molto importante,
sottolinea la Spadaro, tenere bene a mente la
differenza, quando si lavora all’interno della
redazione di un telegiornale, tra notizia e
servizio. La prima consiste nella «presentazione di
un fatto condensato in 10 o 15 righe e presentato
senza immagini» mentre il secondo nella
«presentazione di un fatto condensato in 30 o 40
righe e presentato con l’ausilio di immagini» (pp.
96 e 98). È chiaro che l’elemento fondamentale di
diversità è dato dalle immagini, che, laddove
presenti, pongono il problema del raccordo tra testo
e immagini, la cui soluzione passa per il rispetto
dei ruoli e della deontologia. Nella realizzazione
di una notizia o di un servizio, inoltre, bisogna
anche tener presente se si sta lavorando per un Tg
nazionale o per un Tg locale, soprattutto dal punto
di vista del linguaggio da utilizzare.
Infine, l’autrice
chiude il suo interessante libro con una serie di
riflessioni sui rapporti tra internet e il
giornalismo, concentrandosi, tra l’altro, sulle
caratteristiche che distinguono il quotidiano on
line da quello cartaceo: aggiornabilità,
interattività, multimedialità, specializzazione,
individualizzazione, facilità di ricerca, facilità
di archivio e reperibilità.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 25, agosto 2011)
|
 |