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L’e-book
e il futuro del libro cartaceo:
pacifica
convivenza o fine del secondo?
di Luigi Grisolia
Un testo pubblicato da Historica
Edizioni
focalizza i punti centrali della
questione
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Il tema dell’e-book
è ormai centrale nel dibattito culturale,
soprattutto dopo la vera e propria “aggressione” del
mercato portata avanti dai grandi gruppi editoriali
(a partire dall’autunno dello scorso anno), e
conseguentemente anche da alcuni medi e piccoli
editori, che si sono dotati di piattaforme di
distribuzione proprie, oltre all’appoggio agli ormai
tradizionali canali di vendita sul web come
Internet Book Shop, Libreria Universitaria
o Bol.
In Italia, in
realtà, differentemente dagli Stati Uniti, il
mercato degli e-book ancora stenta a decollare.
Nonostante ciò, sono già decine gli articoli e i
libri che si sono occupati del futuro del libro
cartaceo, immaginando una sua più o meno veloce
dipartita, una sua convivenza più o meno pacifica
col cugino elettronico o, infine, proclamando una
sua difesa ad oltranza.
La questione è in
realtà più complessa di quanto possa sembrare a
primo acchito: siamo da alcuni anni in piena
rivoluzione digitale, ed è altamente probabile che
anche il libro – o meglio, il suo contenuto, ovvero
il testo, perché il libro è solo un supporto, come
agli albori lo erano le pergamene – si stia
apprestando a subire la “sua” rivoluzione digitale.
In questo dibattito
si inserisce perfettamente il volume L’e-book e
(è) il futuro del libro (Historica Edizioni, pp.
126, € 8,90), scritto da Massimo Maugeri, che
focalizza i temi centrali della questione,
raccogliendo le opinioni di lettori – tramite alcuni
post pubblicati sul suo seguitissimo blog
Letteratitudine – e soprattutto di addetti ai
lavori (scrittori, editor, critici letterari, ecc.).
A differenza quindi
di altri libri sull’argomento, l’autore non offre
“sentenze” o “indicazioni”: lo scopo principale è
quello di stimolare le riflessioni del lettore (e
anche del non-lettore, come precisato nell’Introduzione),
affinché, durante il corso della lettura, egli possa
crearsi la sua opinione avendo sul tavolo tutte le
carte in gioco. In questa sede, ne “lanciamo”
alcune.
Molto interessanti
le riflessioni dell’utente Lorenzo Amato: «Credo che
il libro tradizionale resisterà se saprà sfruttare
la propria materialità come punto di forza. Nessuno
comprerebbe un libro cartaceo se potesse trovare una
versione pdf identica a una frazione di costo. Però
se il cartaceo contiene belle immagini su carta
speciale, copertina speciale (seta?), ecc., la cosa
cambia. Il libro cartaceo potrebbe diventare un
qualcosa di lusso, contro un libro elettronico che
invece potrebbe essere la modalità standard di
lettura [...] almeno per la manualistica le
potenzialità sono sconfinate. Manuali (testuali) di
storia con possibilità di vedere ricostruzioni di
luoghi o battaglie, di archeologia o architettura
con rappresentazioni in 3D di edifici o città, di
medicina, di fisica, ecc. con la ricostruzione di
reazioni o esperimenti... [...] Un e-book [...]
potrà essere fisicamente accattivante (anche
arrotolabile o ripiegabile, con le sembianze di un
papiro, ad esempio), più leggibile (con schermi del
tutto antiriflesso e regolabili sulle diottrie del
leggente), più trasportabile (antiurto,
completamente impermeabile e resistente alla
polvere, ecc.) e potrà contenere o scaricare
numerosi libri» (pp. 21-22 e p. 29).
Ma, avverte Giuseppe
Graneri dal suo blog Terza pagina,
«L’incognita maggiore è la rapidità del cambiamento,
il mazzetto di anni in cui si porterà a compimento
il processo. Se guardiamo ad altri settori
dell’industria culturale, l’intervallo di tempo è
sempre stato molto più breve di quanto prevedessero
gli analisti, specie quelli che guardavano le cose
accadere dall’interno del settore che ne era
toccato. La storia recente ci insegna che si arriva
sempre ad un momento in cui si supera una soglia
critica e tutto accelera improvvisamente. [...] La
nostra idea di libro è sempre stata determinata
dalla cultura in cui viviamo. E il libro non finirà,
come non è finito passando dal rotolo alla stampa.
Si adeguerà alla cultura di oggi e, se devo dire la
mia, arriverà presto il momento in cui l’e-book ci
sembrerà la cosa più normale del mondo» (pp. 44-45).
In effetti, sostiene
Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario,
«L’ipotesi di poter portare nello zaino o nella
valigia una intera biblioteca mi rende felice: il
mare del sapere in tasca». Si porrà però un grosso
problema: «Metteranno su e-book Adorno e le opere
complete di Platone; il saggio di Andrea
Tagliapietra sull’apocalisse e la ricerca sulle
origini della musica di un giovane studioso
austriaco; Blanchot e Lavagetto? Temo che il
privilegiato sia ancora una volta il best seller che
c’è già su carta, a pile, e di cui non sento proprio
l’esigenza. C’è un intero continente di libri
scomparsi da far riapparire per le nuove
generazioni» (p. 65).
Non solo. Elisabetta
Bucciarelli, scrittrice, afferma: «a video non
riesco a leggere i libri. [...] perché non posso
prendere appunti al margine. Non posso sottolineare.
Non riesco a piegare in due la pagina. Non posso
utilizzare le pagine bianche alla fine e all’inizio
per scrivere le mie cose. Né tracciare un circolo
tondo a matita intorno alle parole che non so. Non
posso farmi autografare la copia dall’autore. Né
scagliare gli orrori letterari contro il muro, come
si meritano. Neppure strappare, accarezzare,
prestare (ogni tanto succede) o meglio ancora,
regalare ad altri ciò che mi ha folgorato. Non posso
leggere in spiaggia perché è troppo rischioso e il
sole rimbalza e non avrei la luce giusta. Non potrei
addormentarmi con il libro in mano e ritrovarlo al
mattino tra le lenzuola. Una sbirciata prima di
alzarmi (di solito non gliela leva nessuno). Non
posso troppe cose» (p. 70).
Fa eco Antonella
Cilento, scrittrice e docente di scrittura creativa:
«Il libro me lo devo poter mettere sotto al cuscino
(e non deve mandare radiazioni), me lo devo poter
leggere anche se manca la luce e si scaricano le
batterie.... A lume di candela se necessario. Deve
far rumore di carta. Devo andare in libreria e
sfogliarlo, annusarlo, scartarlo»; ma allo stesso
tempo ammette: «della tecnologia mi interessa che
l’e-book renda immediatamente visibili documenti e
volumi presenti in biblioteche lontane, questo sì.
La necessità di semplificare la ricerca, di rendere
accessibili fonti mai ristampate, rare o distanti
chilometri, mi sembra un eccellente strumento» (p.
78).
Anche in questo
caso, però, si pone un problema grosso, rileva lo
scrittore Gianfranco Manfredi: «riguarderà
l’archiviazione e l’obsolescenza dei nuovi sistemi e
format di lettura. Già oggi chi ha archiviato, come
me, migliaia di file di testi e immagini di
repertorio (per documentazione) in floppy disk, ha
dovuto gettare via tutto. Questa è una rovina. Nella
saggistica, come si farà a citare passi di un’altra
opera, se non si farà più riferimento a edizioni
certe, con data di pubblicazione, numero di pagina
eccetera? Molti di questi rimandi diventeranno non
verificabili. Se le fonti sono inaffidabili o “a
scadenza temporale”, come si può accertare
l’attendibilità dello studio?» (p. 95).
Attraverso quindi le
opinioni emotive delle tante persone intervistate,
l’autore affronta praticamente tutte le tematiche,
negative e positive, relative all’e-book. E Maugeri
non si esenta, naturalmente, dal prendere una
posizione; ma lo farà solo alla fine, una sorta di
naturale conclusione del percorso narrativo che
presenta, sperando, in fin dei conti, che il
lettore, il non-lettore e, perché no, anche il
piccolo Tommy del 2157, possano condividere la sua
(condivisibile) idea.
Luigi Grisolia
(www.excursus.org,
anno III, n. 28, novembre 2011)
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