Anno III             n. 28                   Novembre 2011

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

L’e-book e il futuro del libro cartaceo:

pacifica convivenza o fine del secondo?

di Luigi Grisolia

Un testo pubblicato da Historica Edizioni

focalizza i punti centrali della questione

 

 

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Il tema dell’e-book è ormai centrale nel dibattito culturale, soprattutto dopo la vera e propria “aggressione” del mercato portata avanti dai grandi gruppi editoriali (a partire dall’autunno dello scorso anno), e conseguentemente anche da alcuni medi e piccoli editori, che si sono dotati di piattaforme di distribuzione proprie, oltre all’appoggio agli ormai tradizionali canali di vendita sul web come Internet Book Shop, Libreria Universitaria o Bol.

 

In Italia, in realtà, differentemente dagli Stati Uniti, il mercato degli e-book ancora stenta a decollare. Nonostante ciò, sono già decine gli articoli e i libri che si sono occupati del futuro del libro cartaceo, immaginando una sua più o meno veloce dipartita, una sua convivenza più o meno pacifica col cugino elettronico o, infine, proclamando una sua difesa ad oltranza.

 

La questione è in realtà più complessa di quanto possa sembrare a primo acchito: siamo da alcuni anni in piena rivoluzione digitale, ed è altamente probabile che anche il libro – o meglio, il suo contenuto, ovvero il testo, perché il libro è solo un supporto, come agli albori lo erano le pergamene – si stia apprestando a subire la “sua” rivoluzione digitale.

 

In questo dibattito si inserisce perfettamente il volume L’e-book e (è) il futuro del libro (Historica Edizioni, pp. 126, € 8,90), scritto da Massimo Maugeri, che focalizza i temi centrali della questione, raccogliendo le opinioni di lettori – tramite alcuni post pubblicati sul suo seguitissimo blog Letteratitudine –  e soprattutto di addetti ai lavori (scrittori, editor, critici letterari, ecc.).

 

A differenza quindi di altri libri sull’argomento, l’autore non offre “sentenze” o “indicazioni”: lo scopo principale è quello di stimolare le riflessioni del lettore (e anche del non-lettore, come precisato nell’Introduzione), affinché, durante il corso della lettura, egli possa crearsi la sua opinione avendo sul tavolo tutte le carte in gioco. In questa sede, ne “lanciamo” alcune.

 

Molto interessanti le riflessioni dell’utente Lorenzo Amato: «Credo che il libro tradizionale resisterà se saprà sfruttare la propria materialità come punto di forza. Nessuno comprerebbe un libro cartaceo se potesse trovare una versione pdf identica a una frazione di costo. Però se il cartaceo contiene belle immagini su carta speciale, copertina speciale (seta?), ecc., la cosa cambia. Il libro cartaceo potrebbe diventare un qualcosa di lusso, contro un libro elettronico che invece potrebbe essere la modalità standard di lettura [...] almeno per la manualistica le potenzialità sono sconfinate. Manuali (testuali) di storia con possibilità di vedere ricostruzioni di luoghi o battaglie, di archeologia o architettura con rappresentazioni in 3D di edifici o città, di medicina, di fisica, ecc. con la ricostruzione di reazioni o esperimenti... [...] Un e-book [...] potrà essere fisicamente accattivante (anche arrotolabile o ripiegabile, con le sembianze di un papiro, ad esempio), più leggibile (con schermi del tutto antiriflesso e regolabili sulle diottrie del leggente), più trasportabile (antiurto, completamente impermeabile e resistente alla polvere, ecc.) e potrà contenere o scaricare numerosi libri»  (pp. 21-22 e p. 29).

 

Ma, avverte Giuseppe Graneri dal suo blog Terza pagina, «L’incognita maggiore è la rapidità del cambiamento, il mazzetto di anni in cui si porterà a compimento il processo. Se guardiamo ad altri settori dell’industria culturale, l’intervallo di tempo è sempre stato molto più breve di quanto prevedessero gli analisti, specie quelli che guardavano le cose accadere dall’interno del settore che ne era toccato. La storia recente ci insegna che si arriva sempre ad un momento in cui si supera una soglia critica e tutto accelera improvvisamente. [...] La nostra idea di libro è sempre stata determinata dalla cultura in cui viviamo. E il libro non finirà, come non è finito passando dal rotolo alla stampa. Si adeguerà alla cultura di oggi e, se devo dire la mia, arriverà presto il momento in cui l’e-book ci sembrerà la cosa più normale del mondo» (pp. 44-45).

 

In effetti, sostiene Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario, «L’ipotesi di poter portare nello zaino o nella valigia una intera biblioteca mi rende felice: il mare del sapere in tasca». Si porrà però un grosso problema: «Metteranno su e-book Adorno e le opere complete di Platone; il saggio di Andrea Tagliapietra sull’apocalisse e la ricerca sulle origini della musica di un giovane studioso austriaco; Blanchot e Lavagetto? Temo che il privilegiato sia ancora una volta il best seller che c’è già su carta, a pile, e di cui non sento proprio l’esigenza. C’è un intero continente di libri scomparsi da far riapparire per le nuove generazioni» (p. 65).

 

Non solo. Elisabetta Bucciarelli, scrittrice, afferma: «a video non riesco a leggere i libri. [...] perché non posso prendere appunti al margine. Non posso sottolineare. Non riesco a piegare in due la pagina. Non posso utilizzare le pagine bianche alla fine e all’inizio per scrivere le mie cose. Né tracciare un circolo tondo a matita intorno alle parole che non so. Non posso farmi autografare la copia dall’autore. Né scagliare gli orrori letterari contro il muro, come si meritano. Neppure strappare, accarezzare, prestare (ogni tanto succede) o meglio ancora, regalare ad altri ciò che mi ha folgorato. Non posso leggere in spiaggia perché è troppo rischioso e il sole rimbalza e non avrei la luce giusta. Non potrei addormentarmi con il libro in mano e ritrovarlo al mattino tra le lenzuola. Una sbirciata prima di alzarmi (di solito non gliela leva nessuno). Non posso troppe cose» (p. 70).

 

Fa eco Antonella Cilento, scrittrice e docente di scrittura creativa: «Il libro me lo devo poter mettere sotto al cuscino (e non deve mandare radiazioni), me lo devo poter leggere anche se manca la luce e si scaricano le batterie.... A lume di candela se necessario. Deve far rumore di carta. Devo andare in libreria e sfogliarlo, annusarlo, scartarlo»; ma allo stesso tempo ammette: «della tecnologia mi interessa che l’e-book renda immediatamente visibili documenti e volumi presenti in biblioteche lontane, questo sì. La necessità di semplificare la ricerca, di rendere accessibili fonti mai ristampate, rare o distanti chilometri, mi sembra un eccellente strumento» (p. 78).

 

Anche in questo caso, però, si pone un problema grosso, rileva lo scrittore Gianfranco Manfredi: «riguarderà l’archiviazione e l’obsolescenza dei nuovi sistemi e format di lettura. Già oggi chi ha archiviato, come me, migliaia di file di testi e immagini di repertorio (per documentazione) in floppy disk, ha dovuto gettare via tutto. Questa è una rovina. Nella saggistica, come si farà a citare passi di un’altra opera, se non si farà più riferimento a edizioni certe, con data di pubblicazione, numero di pagina eccetera? Molti di questi rimandi diventeranno non verificabili. Se le fonti sono inaffidabili o “a scadenza temporale”, come si può accertare l’attendibilità dello studio?» (p. 95).

 

Attraverso quindi le opinioni emotive delle tante persone intervistate, l’autore affronta praticamente tutte le tematiche, negative e positive, relative all’e-book. E Maugeri non si esenta, naturalmente, dal prendere una posizione; ma lo farà solo alla fine, una sorta di naturale conclusione del percorso narrativo che presenta, sperando, in fin dei conti, che il lettore, il non-lettore e, perché no, anche il piccolo Tommy del 2157, possano condividere la sua (condivisibile) idea.

 

Luigi Grisolia

 

(www.excursus.org, anno III, n. 28, novembre 2011)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

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