Anno II             n. 7                    Febbraio 2010

  La geografia è la sola arte nella quale le ultime opere sono sempre le migliori (Voltaire)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

Un appello per salvar l'insegnamento

della Geografia nella scuola superiore

 

di Luigi Grisolia

 

Con il testo attuale della riforma verranno

decurtate le ore destinate a tale disciplina

 

 

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Il 19 gennaio 2010 l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia ha lanciato un appello in difesa della Geografia, disciplina che rappresentano in quanto, con il testo attuale della riforma dei piani di studio dei licei e delle scuole superiori voluta dal Ministro dell’Istruzione Gelmini, essa rischia di aver ruolo marginale, se non addirittura di sparire del tutto.

 

Excursus invita fortemente a firmare quest’appello: la Geografia è una disciplina formativa importante, ed è giusto prevederne un adeguato tempo di insegnamento. Le adesioni hanno in pochi giorni superato quota 4000; il testo è il seguente:

 

«Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro.

Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata.

I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo»

(Per sottoscriverlo: http://nuke.luogoespazio.info/appellogeografia/tabid/551/Default.aspx, oppure cliccate il banner apposito presente alla fine dell'articolo).

 

L’allarme lanciato è spiegato da Gino De Vecchis, presidente della citata associazione, che in un’intervista rilasciata al Secolo XIX ha osservato: «Con la riforma, infatti, l'insegnamento della Geografia scomparirebbe in tutti gli istituti professionali e in quasi tutti i tecnici, con un'incomprensibile eliminazione per esempio nell'indirizzo “logistica e trasporti”. Drastica, inoltre la riduzione nei licei, dove già si fanno solo due ore settimanali e solo nel primo biennio», mentre nei licei scientifici «nel primo biennio la geografia, a differenza degli altri licei, verrebbe associata alla storia con 99 ore, ossia tre ore settimanali complessive tra Storia e Geografia». Pertanto, l’associazione chiede il ripristino delle 66 ore destinate autonomamente alla Geografia, tenendo presente che essa, a differenza di altre materie, è assente nel triennio; quindi, un modulo di 66 ore nel biennio rappresenta «il tempo minimo per consentire una formazione geografica basilare e indispensabile».


Paradosso: pare non ci sia più spazio per la Geografia, nel mondo globalizzato di oggi dove le distanze si riducono sempre più. Nell’era della tecnologia è sufficiente un navigatore satellitare, e puoi andare ovunque: al bando le vecchie ed obsolete cartine geografiche. O la consultazione di un bell’atlante.

 

Eppure, poi c’è chi confonde Haiti con Thaiti; chi pensa che i Pirenei siano nel Nord Italia; chi ritiene che la Patagonia si trovi vicino alla Lettonia; o chi scopre l’esistenza della Cecenia – o di altre parti del mondo – solo quando saltano alla ribalta della cronaca; ma non ha idea di dove siano. A meno che, si intende, non si tratti di rinomate mete turistiche: tutti sanno, immaginiamo, dove si trova Sharm El Sheik. Forse.

 

Certo: magari prevale l’immagine stereotipata di una Geografia quale elenco di monti, fiumi, laghi, regioni, città, basata insomma su una mera enumerazione di cifre. Ma la Geografia non è solo questo. Il grande geografo Armand Frémont se lo è chiesto: chi non ha bisogno della Geografia, oggi?

 

«Viaggiare è ormai una delle più comuni attività. L’uomo d’affari scopre i cinque continenti, gli spostamenti, i nuovi mercati, i costi differenziati della delocalizzazione produttiva. Il turista medio conosce le spiagge di Spagna, e Tunisia, le risaie di Bali, le torri di Shanghai, i deserti africani, la foresta amazzonica, le città storiche d’Europa. In tutto questo non rientra forse in qualche misura la geografia? Non solo: ogni giorno i migliori programmi televisivi offrono al pubblico l’immagine di una geografia drammatica o tranquillizzante. Immagini magnifiche o terrificanti affascinano gli sguardi attraverso i media, la fotografia, il cinema. Tutto questo permette di osservare drammi e bellezze del mondo. Forse il cittadino del XXI secolo può in questo modo fare a meno di una geografia scolastica che gli appare assai scialba. Ma, invertendo il ragionamento, è probabile che ne abbia bisogno più che mai per comprendere e capire meglio questa apertura sul mondo nella sua vastità, così come ogni abitate può pure servirsene per afferrare il suo spazio quotidiano divenuto sempre più complesso, il proprio quartiere, paese, Stato, la propria città o regione. L’uomo del XXI secolo è costretto a dividersi continuamente fra ciò che lo circonda ogni giorno e ciò che lo sollecita su scala continentale. Non c’è forse oggi, in questa nostra maniera di vivere, una gran parte di geografia?» [1].

 

Ci sembra una risposta esauriente. Inoltre, aggiungiamo noi, a parte l’importanza formativa della disciplina, essa ha anche una valenza culturale imprescindibile: crediamo sia un bene che i giovani ventenni sappiano dove si trovino la Provincia dell’Ogliastra, il Lago di Bolsena o l’isola di Ponza (tanto per rimanere in Italia).

 

In conclusione, riportiamo la polemica – e in tal senso condivisibilissima – osservazione posta da Ilvo Diamanti in una delle sue Bussole: «La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società – questa scuola – non ha bisogno di geografia. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società – questa scuola – questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada».

 

Luigi Grisolia

 

[1] – Armand Frémont, Introduzione, in Idem, Vi piace la geografia?, Carocci, Roma, 2007, p. 28.

 

 

 

 

(www.excursus.org, anno II, n. 7, febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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