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Un appello per salvar l'insegnamento
della Geografia
nella scuola superiore
di Luigi Grisolia
Con il testo attuale della riforma
verranno
decurtate le ore destinate a tale
disciplina
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Il 19 gennaio 2010
l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia ha
lanciato un appello in difesa della Geografia,
disciplina che rappresentano in quanto, con il testo
attuale della riforma dei piani di studio dei licei
e delle scuole superiori voluta dal Ministro
dell’Istruzione Gelmini, essa rischia di aver ruolo
marginale, se non addirittura di sparire del tutto.
Excursus
invita fortemente a firmare quest’appello: la
Geografia è una disciplina formativa importante, ed
è giusto prevederne un adeguato tempo di
insegnamento. Le adesioni hanno in pochi giorni
superato quota 4000; il testo è il seguente:
«Fare
geografia a scuola vuol dire formare cittadini
italiani e del mondo consapevoli, autonomi,
responsabili e critici, che sappiano convivere con
il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo
creativo e sostenibile, guardando al futuro.
Nei
nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e
professionali in via di definizione la geografia
scompare del tutto o è fortemente penalizzata.
I
sottoscrittori di questo documento ritengono che
privarsi degli strumenti di conoscenza propri della
geografia, in una società sempre più globalizzata e
quindi complessa, significa privare gli studenti di
saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare
le sfide del mondo contemporaneo»
(Per
sottoscriverlo:
http://nuke.luogoespazio.info/appellogeografia/tabid/551/Default.aspx,
oppure cliccate il banner apposito presente alla
fine dell'articolo).
L’allarme lanciato
è spiegato da Gino De Vecchis, presidente della
citata associazione, che in un’intervista rilasciata
al Secolo XIX ha osservato: «Con la riforma,
infatti, l'insegnamento della Geografia
scomparirebbe in tutti gli istituti professionali e
in quasi tutti i tecnici, con un'incomprensibile
eliminazione per esempio nell'indirizzo “logistica e
trasporti”. Drastica, inoltre la riduzione nei
licei, dove già si fanno solo due ore settimanali e
solo nel primo biennio», mentre nei licei
scientifici «nel primo biennio la geografia, a
differenza degli altri licei, verrebbe associata
alla storia con 99 ore, ossia tre ore settimanali
complessive tra Storia e Geografia». Pertanto,
l’associazione chiede il ripristino delle 66 ore
destinate autonomamente alla Geografia, tenendo
presente che essa, a differenza di altre materie, è
assente nel triennio; quindi, un modulo di 66 ore
nel biennio rappresenta «il tempo minimo per
consentire una formazione geografica basilare e
indispensabile».
Paradosso: pare non ci sia più spazio per la
Geografia, nel mondo globalizzato di oggi dove le
distanze si riducono sempre più. Nell’era della
tecnologia è sufficiente un navigatore satellitare,
e puoi andare ovunque: al bando le vecchie ed
obsolete cartine geografiche. O la consultazione di
un bell’atlante.
Eppure, poi c’è chi confonde Haiti con Thaiti; chi
pensa che i Pirenei siano nel Nord Italia; chi
ritiene che la Patagonia si trovi vicino alla
Lettonia; o chi scopre l’esistenza della Cecenia – o
di altre parti del mondo – solo quando saltano alla
ribalta della cronaca; ma non ha idea di dove siano.
A meno che, si intende, non si tratti di rinomate
mete turistiche: tutti sanno, immaginiamo, dove si
trova Sharm El Sheik. Forse.
Certo: magari
prevale l’immagine stereotipata di una Geografia
quale elenco di monti, fiumi, laghi, regioni, città,
basata insomma su una mera enumerazione di cifre. Ma
la Geografia non è solo questo. Il grande geografo
Armand Frémont se lo è chiesto: chi non ha bisogno
della Geografia, oggi?
«Viaggiare è ormai
una delle più comuni attività. L’uomo d’affari
scopre i cinque continenti, gli spostamenti, i nuovi
mercati, i costi differenziati della
delocalizzazione produttiva. Il turista medio
conosce le spiagge di Spagna, e Tunisia, le risaie
di Bali, le torri di Shanghai, i deserti africani,
la foresta amazzonica, le città storiche d’Europa.
In tutto questo non rientra forse in qualche misura
la geografia? Non solo: ogni giorno i migliori
programmi televisivi offrono al pubblico l’immagine
di una geografia drammatica o tranquillizzante.
Immagini magnifiche o terrificanti affascinano gli
sguardi attraverso i media, la fotografia, il
cinema. Tutto questo permette di osservare drammi e
bellezze del mondo. Forse il cittadino del XXI
secolo può in questo modo fare a meno di una
geografia scolastica che gli appare assai scialba.
Ma, invertendo il ragionamento, è probabile che ne
abbia bisogno più che mai per comprendere e capire
meglio questa apertura sul mondo nella sua vastità,
così come ogni abitate può pure servirsene per
afferrare il suo spazio quotidiano divenuto sempre
più complesso, il proprio quartiere, paese, Stato,
la propria città o regione. L’uomo del XXI secolo è
costretto a dividersi continuamente fra ciò che lo
circonda ogni giorno e ciò che lo sollecita su scala
continentale. Non c’è forse oggi, in questa nostra
maniera di vivere, una gran parte di geografia?»
[1].
Ci sembra una
risposta esauriente. Inoltre, aggiungiamo noi, a
parte l’importanza formativa della disciplina, essa
ha anche una valenza culturale imprescindibile:
crediamo sia un bene che i giovani ventenni sappiano
dove si trovino la Provincia dell’Ogliastra, il Lago
di Bolsena o l’isola di Ponza (tanto per rimanere in
Italia).
In conclusione,
riportiamo la polemica – e in tal senso
condivisibilissima – osservazione posta da Ilvo
Diamanti in una delle sue Bussole: «La
società del Gps è popolata di persone etero-dirette,
che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non
sanno dove andare e neppure dove sono. Questa
società – questa scuola – non ha bisogno di
geografia. Ma neppure della storia: visto che la
geografia spiega la storia e viceversa. Questa
società – questa scuola – questo paese: dove il
tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove
le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello
stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci
indichi la strada».
Luigi Grisolia
[1] – Armand
Frémont, Introduzione, in Idem, Vi piace
la geografia?, Carocci, Roma, 2007, p. 28.

(www.excursus.org,
anno II, n. 7, febbraio 2010)
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