Anno II             n. 10                   Maggio 2010

  Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                  Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il punto

 

 

 

Abolizione delle tariffe postali agevolate

per l'editoria: una decisione sciagurata

 

di Redazione

 

Una scure si abbatte sulla piccola e media

editoria. Appelli per l'immediato ripristino

 

 

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Con il decreto ministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo ed entrato in vigore il 1 aprile, il Governo ha abolito, improvvisamente e senza dar alcun preavviso ai soggetti interessati, le tariffe postali agevolate per l’editoria, che permetteva a piccoli e medi editori di spedire i propri libri, appunto, tramite tariffe economiche, in modo da contenere i costi di copertina, le spese di spedizione a carico degli acquirenti e da inviare un certo numero di copie-saggio gratuite agli organi di stampa.

 

Si tratta di una mazzata terribile, che ha provocato un aumento del 700% (!!!!) del prezzo per l’invio di un libro e che mette ancor più in difficoltà un settore, quello della piccola e media editoria che, nonostante spesso si caratterizzi di una produzione di notevole qualità (un esempio su tutti: Herta Müller, Premio Nobel, pubblicata dalla piccola Keller di Trento), naviga da sempre in acque tempestose. Senza contare poi la spedizione di cataloghi da parte degli editori, o ancora, dei tanti giornali, riviste e depliant spediti in abbonamento via posta (perché il provvedimento, non bisogna dimenticare, colpisce tutti i prodotti editoriali).

 

Sono state durissime le reazioni da parte degli “addetti ai lavori”, e si sono moltiplicati gli appelli – assolutamente condivisibili – che chiedono l’immediato ripristino delle tariffe agevolate. Appoggiando in toto questa necessità, riportiamo di seguito, dopo la nostra firma, alcuni appelli e una breve rassegna stampa.

Intanto, il 22 aprile è stata presentata in Senato, da 143 parlamentari di entrambi gli schieramenti, un’interpellanza urgente al Presidente del Consiglio sul tema (per leggerla, clicca qui), mentre il 7 aprile Mediacoop (l’Associazione Nazionale delle Cooperative Giornalistiche, Editoriali e della Comunicazione) ha dato mandato ai propri legali di valutare se ci sono le condizioni per un ricorso al Tar, in considerazione del fatto, in particolare, che le tariffe agevolate sono (erano...) stabilite per legge, e un decreto interministeriale non può modificare una legge.

In ogni caso, alcuni editori hanno avviato trattative con il Governo (tramite il Dipartimento dell’Editoria presso la Presidenza del Consiglio) da una parte, e Poste Italiane, per giungere ad una soluzione accettabile, sia per il 2010 che per gli anni successivi, in particolare, se – malauguratamente e sciaguratamente – non si ripristineranno le tariffe agevolate, perlomeno per accordarsi su tariffe speciale convenzionate.

(La redazione)

 

 

ALCUNE REAZIONI

 

Marco Polillo, presidente dell’Aie (Associazione Italiana Editori):

«Siamo profondamente indignati per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell'editoria libraria.

Al di là del merito e delle ragioni dell'iniziativa siamo allibiti del fatto che in nessuna occasione né Poste, né gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l'informazione del Paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d'Italia non servite da librerie.

Risulta quindi indispensabile un ripristino immediato delle tariffe agevolate e un'apertura del dialogo per l'individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati».

 

Giorgio Raccis, presidente della Uelci (Unione Editori Librai Cattolici Italiani):

«Il provvedimento con cui il Governo ha abolito le tariffe postali agevolate per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica, nonché per le Organizzazioni non governative, è un colpo durissimo sia alla tanto declamata necessità di aumentare la diffusione della lettura in Italia sia alla società civile organizzata, che ha nella comunicazione diretta con i cittadini uno dei suoi punti di forza. È un provvedimento privo di significative giustificazioni economiche, che interviene improvvisamente e pesantemente su tutte le pianificazioni economiche del mondo dell’editoria libraria, con conseguenze negative anche per la cultura e l’informazione nel nostro paese: il canale postale è infatti utilissimo nella diffusione dei libri, specie in quelle zone a minore presenza di librerie. E’ indispensabile che questo decreto venga modificato, consentendo il ritorno a condizioni che favoriscano, anche attraverso le tariffe agevolate, la diffusione della cultura e quindi della liberta di informazione».

 

Paolo Pisanti, presidente Ali (Associazione Librai Italiani):

«Le conseguenze di questa decisione, se il decreto non verrà ritirato, saranno disastrose per la vita delle librerie, ma anche per la cultura e l’informazione del Paese, visto che attraverso lo strumento postale si riescono a raggiungere zone che registrano carenze distributive. È indispensabile un ripristino immediato delle tariffe agevolate e la ricerca di soluzioni adeguate insieme alle istituzioni e a tutti gli altri attori della filiera. Con Confcommercio – Imprese per l'Italia e Aie Associazione italiana editori intraprenderemo le azioni necessarie per evitare che un settore già in forte crisi possa risentire di un provvedimento così penalizzante».

 

Francesco Saverio Vetere, segretario dell’Uspi (Unione Stampa Periodica Italiana):

 «Un fatto di inaudita gravità e potenzialmente idoneo a decimare concretamente un settore già in grave crisi come quello dell’editoria medio–piccola. Le agevolazioni postali sono previste da decenni da leggi che ne fissano i criteri di applicazione e demandano ai decreti ministeriali esclusivamente la misura delle tariffe e delle conseguenti agevolazioni. I decreti, quindi, non hanno altra funzione che quella di eseguire concretamente la volontà del Parlamento». Inoltre, Vetere ha subito inviato una lettera al Sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta (per leggerla, clicca qui).

 

Franco Siddi, segretario della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana):

«Lo Stato strangolatore è proprio troppo! La decisione del Governo di cancellare con un decreto le tariffe agevolate per la spedizione di giornali in abbonamento postale apre una spaventosa voragine nel settore dell’editoria, dove ora rischiano la cancellazione centinaia di testate e alcuni migliaia di posti di lavoro tra giornalisti, amministrativi e tecnici. Anziché trovare la giusta strada dell’apertura della concorrenza del mercato postale, dell’abbattimento ordinario delle tariffe, il Governo ha deciso, di punto in bianco, di cancellare le agevolazioni che – va detto con chiarezza – andavano direttamente alle Poste Italiane, incapaci di produrre tariffe a prezzi equi o organizzate per applicarle con base alta alla stampa, perché tanto la differenza l’avrebbe sempre pagata lo Stato».

 

Gisella Bertini Malgarini, presidente dell’Anes (Associazione Nazionale Editoria Periodica e Specializzata):

«È una decisione gravissima che colpisce duramente, in un momento già estremamente difficile, il comparto dei periodici tecnici e specializzati. Le agevolazioni postali sono l'unica concreta forma di contributo dello Stato usufruibile dalle riviste tecniche e specializzate, ossia del principale strumento di informazione e aggiornamento per intere categorie professionali e fondamentale mezzo di comunicazione delle Piccole e medie imprese. Questo provvedimento, nei confronti del quale esprimiamo una ferma opposizione, penalizza l'intero mondo dell'editoria e la sua filiera».

 

Mediacoop (Associazione Nazionale delle Cooperative Giornalisti, Editoriali e della Comunicazione):

«Un altro duro colpo all'editoria, che sta attraversando una difficile congiuntura a tutti ben nota, Governo compreso. Gli aggravi economici che produce ricadono immediatamente sugli editori, gran parte dei quali, piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli».

 

 

APPELLO DI ARTICOLO 21

(www.articolo21.org/974/notizia/editoria-no-allabrogazione-delle-tariffe.html)


- Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

- Al presidente del Senato Renato Schifani

- Al presidente della Camera Gianfranco Fini


«Dal primo aprile tutte le tariffe agevolate a favore dell’editoria sono state abrogate, con particolare riferimento alla spedizione degli abbonamenti. Il decreto interministeriale del 31 marzo ha  soppresso una norma fondamentale per la sopravvivenza di giornali, riviste e case editrici. Un nuovo colpo all’editoria, dopo l’eliminazione del diritto soggettivo per i contributi (comma 62 dell’art. 2 - ex 53 bis), per un settore che attraversa una difficile congiuntura a tutti ben nota, governo compreso. Si tratta, quest’ultimo, di un provvedimento pericoloso e inaccettabile, sbagliato sia nel metodo che nel merito che intendiamo contrastare, convinti di vivere ancora in uno Stato di diritto. La decisione del governo di cancellare con un decreto le tariffe agevolate per la spedizione di giornali in abbonamento postale apre una ulteriore spaventosa voragine nel settore dell’editoria che provocherà la cancellazione di centinaia di testate e alcune migliaia di posti di lavoro tra giornalisti, amministrativi e tecnici. Il decreto interministeriale, attuato da Tremonti e Scajola, farà risparmiare allo Stato italiano 200 milioni di euro all’anno. Un bel risparmio, per il Governo, un esborso gravoso e letale per i piccoli e medi editori. Attualmente Poste Italiane lavora in regime di monopolio e la liberalizzazione non partirà prima del 2011, quindi fino a quel momento non ci sarà un regime concorrenziale in grado di agevolare il settore editoriale. Attualmente la quota messa a disposizione dal governo per tre mesi, 50 milioni di euro per coprire la differenza che c’è tra la tariffa agevolata (13 centesimi, per ogni singola copia spedita in abbonamento da un giornale) e la tariffa normale (28,30 centesimi a copia riconosciuta a Poste italiane), è già esaurita. Da subito, dunque, gli editori dovranno trovare i 15,3 centesimi di differenza, calcolati su ogni spedizione, se vorranno continuare a far arrivare il proprio giornale ai lettori abbonati.
La decisione del governo inoltre è arrivata senza che gli editori fossero informati e senza aver avuto il tempo di poter capire come organizzarsi diversamente, cosa pressoché impossibile se non a scapito di un aggravio di costi. Un danno anche per chi lavora nel mondo dell'editoria libraria. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l’informazione del paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione di libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie. Riteniamo questo provvedimento inaccettabile nel metodo, non è possibile cambiare dall’oggi al domani le regole in corso, e per di più senza alcun preavviso e confronto, senza tener conto che dei rapporti contrattuali esistenti –  che coinvolgono editori, operatori ed  abbonati – sui quali si agisce retroattivamente. Sbagliato nel merito perché si doveva dare  attuazione alle norme vigenti che stabiliscono la compensazione per  Poste Spa fino alla tariffa praticata ai loro migliori clienti. Ciò avrebbe consentito di ottenere i risparmi necessari per ridurre il fabbisogno e di evitare un altro durissimo colpo all’editoria. Occorre mettere riparo rapidamente a tale improvvida decisione, perché gli aggravi economici che produce ricadono immediatamente sugli editori, gran parte dei quali, piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli, né esistono le condizioni di mercato per trattare direttamente con Poste il costo delle spedizioni, con il rischio reale di dover cessare le pubblicazioni. Per questo motivo chiediamo l’intervento urgente delle tre più importanti cariche istituzionali per far sì che si possano ripristinare, quanto prima, sia l’agevolazione postale che il diritto soggettivo. La soppressione dei contributi alla spedizione postale non coinvolge soltanto l'area editoriale, ma - in modo forse anche numericamente prevalente – le tante pubblicazioni "sociali" (religiose, locali, divulgative e, in genere, "non profit") che costituiscono una non trascurabile piattaforma culturale a livello nazionale e che non avrebbero più la possibilità di esistere. «Salvare il pluralismo dell’informazione evitando allarmismi», così esortava il presidente Napolitano al Quirinale nell’ottobre 2008. Oggi siamo passati dagli allarmi ai fatti».

 

 

APPELLO PUBBLICATO SU PETIZIONI ON LINE

(http://www.petizionionline.it/petizione/ridateci-le-tariffe-postali-agevolate-per-linvio-di-libri/1017)

 

Al Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola

Al Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti


OGGETTO: ABOLIZIONE TARIFFA EDITORIALE RIDOTTA ATTRAVERSO DECRETO 30 MARZO 2010 TARIFFE POSTALI AGEVOLATE PER L'EDITORIA. (10A04046) (GU N. 75 DEL 31-3-2010 )

 

«Signori Ministri,

come noto, attraverso il Decreto 30 marzo 2010 Tariffe postali agevolate per l'editoria. (10A04046) (GU n. 75 del 31-3-2010) il Ministero dello Sviluppo Economico insieme al Ministero dell'Economia ha sospeso sine die dal 31 marzo 2010 e potenzialmente eliminato la Tariffa editoriale ridotta per gli editori con decreto interministeriale, causando di fatto un aumento medio del 700% nei costi di spedizione.

Le case editrici, soprattutto quelle piccole e indipendenti, sopravvivono senza incentivi statali di nessun genere, tengono duro anche durante la crisi, scommettono sulle librerie e sui lettori e diffondono cultura, pluralità di opinioni e sapere, pur in assenza di una seria legge a sostegno della loro attività, come avviene invece nella maggior parte dei Paesi europei.

Come potranno svolgere ancora il loro fondamentale ruolo sociale se saranno costrette a ridurre in modo insostenibile i loro margini? Dovranno rifarsi sulle librerie e sui lettori in un cieco circolo vizioso che già ora identifica l’Italia come uno dei paesi con il minor consumo culturale?

Ogni giorno che passa in questa situazione porta agli editori un rilevante danno economico.
Chiediamo quindi al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro dell’Economia di ripristinare immediatamente le tariffe postali agevolate e di convocare un tavolo con la partecipazione sia delle associazioni degli editori sia dei rappresentanti di quella pluralità di soggetti indipendenti da essi non interamente rappresentati e a cui noi vogliamo dare voce».

 

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(www.excursus.org, anno II, n. 10, maggio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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