|
|
Abolizione delle tariffe postali agevolate
per l'editoria:
una decisione sciagurata
di
Redazione
Una scure si abbatte sulla piccola e
media
editoria. Appelli per l'immediato
ripristino
Leggi l'articolo in PDF
Con il decreto
ministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo ed entrato
in vigore il 1 aprile, il Governo ha abolito,
improvvisamente e senza dar alcun preavviso ai
soggetti interessati, le tariffe postali agevolate
per l’editoria, che permetteva a piccoli e medi
editori di spedire i propri libri, appunto, tramite
tariffe economiche, in modo da contenere i costi di
copertina, le spese di spedizione a carico degli
acquirenti e da inviare un certo numero di
copie-saggio gratuite agli organi di stampa.
Si tratta di una
mazzata terribile, che ha provocato un aumento del
700% (!!!!) del prezzo per l’invio di un libro e che
mette ancor più in difficoltà un settore, quello
della piccola e media editoria che, nonostante
spesso si caratterizzi di una produzione di notevole
qualità (un esempio su tutti: Herta Müller, Premio
Nobel, pubblicata dalla piccola Keller di Trento),
naviga da sempre in acque tempestose. Senza contare
poi la spedizione di cataloghi da parte degli
editori, o ancora, dei tanti giornali, riviste e
depliant spediti in abbonamento via posta (perché il
provvedimento, non bisogna dimenticare, colpisce
tutti i prodotti editoriali).
Sono state
durissime le reazioni da parte degli “addetti ai
lavori”, e si sono moltiplicati gli appelli –
assolutamente condivisibili – che chiedono
l’immediato ripristino delle tariffe agevolate.
Appoggiando in toto questa necessità,
riportiamo di seguito, dopo la nostra firma, alcuni
appelli e una breve rassegna stampa.
Intanto, il 22
aprile è stata presentata in Senato, da 143
parlamentari di entrambi gli schieramenti,
un’interpellanza urgente al Presidente del Consiglio
sul tema (per leggerla, clicca
qui),
mentre il 7 aprile Mediacoop (l’Associazione
Nazionale delle Cooperative Giornalistiche,
Editoriali e della Comunicazione) ha dato mandato ai
propri legali di valutare se ci sono le condizioni
per un ricorso al Tar, in considerazione del fatto,
in particolare, che le tariffe agevolate sono
(erano...) stabilite per legge, e un decreto
interministeriale non può modificare una legge.
In ogni caso,
alcuni editori hanno avviato trattative con il
Governo (tramite il Dipartimento dell’Editoria
presso la Presidenza del Consiglio) da una parte, e
Poste Italiane, per giungere ad una soluzione
accettabile, sia per il 2010 che per gli anni
successivi, in particolare, se – malauguratamente e
sciaguratamente – non si ripristineranno le tariffe
agevolate, perlomeno per accordarsi su tariffe
speciale convenzionate.
(La redazione)
ALCUNE REAZIONI
Marco
Polillo,
presidente dell’Aie
(Associazione Italiana Editori):
«Siamo
profondamente indignati per un provvedimento
improvviso, non annunciato e che per la sua
applicazione immediata sconvolge tutte le
pianificazioni commerciali del mondo dell'editoria
libraria.
Al di là del merito
e delle ragioni dell'iniziativa siamo allibiti del
fatto che in nessuna occasione né Poste, né gli
organi istituzionali competenti ci abbiano dato la
minima indicazione di una decisione imminente e
sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute
saranno pesanti non solo in termini economici per la
vita delle case editrici, ma anche per la cultura e
l'informazione del Paese: il canale postale è
infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei
libri, soprattutto in quelle zone d'Italia non
servite da librerie.
Risulta quindi
indispensabile un ripristino immediato delle tariffe
agevolate e un'apertura del dialogo per
l'individuazione di soluzioni sostenibili per tutti
i settori interessati».
Giorgio Raccis,
presidente della Uelci (Unione Editori Librai
Cattolici Italiani):
«Il provvedimento
con cui il Governo ha abolito le tariffe postali
agevolate per tutta l’editoria libraria, quotidiana
e periodica, nonché per le Organizzazioni non
governative, è un colpo durissimo sia alla tanto
declamata necessità di aumentare la diffusione della
lettura in Italia sia alla società civile
organizzata, che ha nella comunicazione diretta con
i cittadini uno dei suoi punti di forza. È un
provvedimento privo di significative giustificazioni
economiche, che interviene improvvisamente e
pesantemente su tutte le pianificazioni economiche
del mondo dell’editoria libraria, con conseguenze
negative anche per la cultura e l’informazione nel
nostro paese: il canale postale è infatti utilissimo
nella diffusione dei libri, specie in quelle zone a
minore presenza di librerie. E’ indispensabile che
questo decreto venga modificato, consentendo il
ritorno a condizioni che favoriscano, anche
attraverso le tariffe agevolate, la diffusione della
cultura e quindi della liberta di informazione».
Paolo Pisanti,
presidente Ali (Associazione Librai Italiani):
«Le conseguenze di questa decisione, se il decreto
non verrà ritirato, saranno disastrose per la vita
delle librerie, ma anche per la cultura e
l’informazione del Paese, visto che attraverso lo
strumento postale si riescono a raggiungere zone che
registrano carenze distributive. È indispensabile un
ripristino immediato delle tariffe agevolate e la
ricerca di soluzioni adeguate insieme alle
istituzioni e a tutti gli altri attori della
filiera. Con Confcommercio – Imprese per l'Italia e
Aie Associazione italiana editori intraprenderemo le
azioni necessarie per evitare che un settore già in
forte crisi possa risentire di un provvedimento così
penalizzante».
Francesco Saverio Vetere,
segretario
dell’Uspi (Unione Stampa Periodica Italiana):
«Un
fatto di inaudita gravità e potenzialmente idoneo a
decimare concretamente un settore già in grave crisi
come quello dell’editoria medio–piccola. Le
agevolazioni postali sono previste da decenni da
leggi che ne fissano i criteri di applicazione e
demandano ai decreti ministeriali esclusivamente la
misura delle tariffe e delle conseguenti
agevolazioni. I decreti, quindi, non hanno altra
funzione che quella di eseguire concretamente la
volontà del Parlamento». Inoltre, Vetere ha subito
inviato una lettera al Sottosegretario alla
Presidenza Gianni Letta (per leggerla, clicca
qui).
Franco Siddi,
segretario della Fnsi (Federazione Nazionale della
Stampa Italiana):
«Lo Stato
strangolatore è proprio troppo! La decisione del
Governo di cancellare con un decreto le tariffe
agevolate per la spedizione di giornali in
abbonamento postale apre una spaventosa voragine nel
settore dell’editoria, dove ora rischiano la
cancellazione centinaia di testate e alcuni migliaia
di posti di lavoro tra giornalisti, amministrativi e
tecnici. Anziché trovare la giusta strada
dell’apertura della concorrenza del mercato postale,
dell’abbattimento ordinario delle tariffe, il
Governo ha deciso, di punto in bianco, di cancellare
le agevolazioni che – va detto con chiarezza –
andavano direttamente alle Poste Italiane, incapaci
di produrre tariffe a prezzi equi o organizzate per
applicarle con base alta alla stampa, perché tanto
la differenza l’avrebbe sempre pagata lo Stato».
Gisella Bertini Malgarini,
presidente dell’Anes (Associazione Nazionale
Editoria Periodica e Specializzata):
«È una decisione
gravissima che colpisce duramente, in un momento già
estremamente difficile, il comparto dei periodici
tecnici e specializzati. Le agevolazioni postali
sono l'unica concreta forma di contributo dello
Stato usufruibile dalle riviste tecniche e
specializzate, ossia del principale strumento di
informazione e aggiornamento per intere categorie
professionali e fondamentale mezzo di comunicazione
delle Piccole e medie imprese. Questo provvedimento,
nei confronti del quale esprimiamo una ferma
opposizione, penalizza l'intero mondo dell'editoria
e la sua filiera».
Mediacoop
(Associazione Nazionale delle Cooperative
Giornalisti, Editoriali e della Comunicazione):
«Un altro duro
colpo all'editoria, che sta attraversando una
difficile congiuntura a tutti ben nota, Governo
compreso. Gli aggravi economici che produce ricadono
immediatamente sugli editori, gran parte dei quali,
piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli».
APPELLO DI
ARTICOLO 21
(www.articolo21.org/974/notizia/editoria-no-allabrogazione-delle-tariffe.html)
- Al
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
- Al presidente
del Senato
Renato Schifani
- Al presidente
della Camera
Gianfranco Fini
«Dal
primo aprile tutte le tariffe agevolate a favore
dell’editoria sono state abrogate, con particolare
riferimento alla spedizione degli abbonamenti. Il
decreto interministeriale del 31 marzo ha soppresso
una norma fondamentale per la sopravvivenza di
giornali, riviste e case editrici. Un nuovo colpo
all’editoria, dopo l’eliminazione del diritto
soggettivo per i contributi (comma 62 dell’art. 2 -
ex 53 bis), per un settore che attraversa una
difficile congiuntura a tutti ben nota, governo
compreso. Si tratta, quest’ultimo, di un
provvedimento pericoloso e inaccettabile, sbagliato
sia nel metodo che nel merito che intendiamo
contrastare, convinti di vivere ancora in uno Stato
di diritto. La decisione del governo di cancellare
con un decreto le tariffe agevolate per la
spedizione di giornali in abbonamento postale apre
una ulteriore spaventosa voragine nel settore
dell’editoria che provocherà la cancellazione di
centinaia di testate e alcune migliaia di posti di
lavoro tra giornalisti, amministrativi e tecnici. Il
decreto interministeriale, attuato da Tremonti e
Scajola, farà risparmiare allo Stato italiano 200
milioni di euro all’anno. Un bel risparmio, per il
Governo, un esborso gravoso e letale per i piccoli e
medi editori. Attualmente Poste Italiane lavora in
regime di monopolio e la liberalizzazione non
partirà prima del 2011, quindi fino a quel momento
non ci sarà un regime concorrenziale in grado di
agevolare il settore editoriale. Attualmente la
quota messa a disposizione dal governo per tre mesi,
50 milioni di euro per coprire la differenza che c’è
tra la tariffa agevolata (13 centesimi, per ogni
singola copia spedita in abbonamento da un giornale)
e la tariffa normale (28,30 centesimi a copia
riconosciuta a Poste italiane), è già esaurita. Da
subito, dunque, gli editori dovranno trovare i 15,3
centesimi di differenza, calcolati su ogni
spedizione, se vorranno continuare a far arrivare il
proprio giornale ai lettori abbonati.
La decisione del governo inoltre è arrivata senza
che gli editori fossero informati e senza aver avuto
il tempo di poter capire come organizzarsi
diversamente, cosa pressoché impossibile se non a
scapito di un aggravio di costi. Un danno anche per
chi lavora nel mondo dell'editoria libraria. Le
ricadute saranno pesanti non solo in termini
economici per la vita delle case editrici, ma anche
per la cultura e l’informazione del paese: il canale
postale è infatti uno strumento fondamentale di
diffusione di libri, soprattutto in quelle zone
d’Italia non servite da librerie. Riteniamo questo
provvedimento inaccettabile nel metodo, non è
possibile cambiare dall’oggi al domani le regole in
corso, e per di più senza alcun preavviso e
confronto, senza tener conto che dei rapporti
contrattuali esistenti – che coinvolgono editori,
operatori ed abbonati – sui quali si agisce
retroattivamente. Sbagliato nel merito perché si
doveva dare attuazione alle norme vigenti che
stabiliscono la compensazione per Poste Spa fino
alla tariffa praticata ai loro migliori clienti. Ciò
avrebbe consentito di ottenere i risparmi necessari
per ridurre il fabbisogno e di evitare un altro
durissimo colpo all’editoria. Occorre mettere riparo
rapidamente a tale improvvida decisione, perché gli
aggravi economici che produce ricadono
immediatamente sugli editori, gran parte dei quali,
piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli, né
esistono le condizioni di mercato per trattare
direttamente con Poste il costo delle spedizioni,
con il rischio reale di dover cessare le
pubblicazioni. Per questo motivo chiediamo
l’intervento urgente delle tre più importanti
cariche istituzionali per far sì che si possano
ripristinare, quanto prima, sia l’agevolazione
postale che il diritto soggettivo. La soppressione
dei contributi alla spedizione postale non coinvolge
soltanto l'area editoriale, ma - in modo forse anche
numericamente prevalente – le tante pubblicazioni
"sociali" (religiose, locali, divulgative e, in
genere, "non profit") che costituiscono una non
trascurabile piattaforma culturale a livello
nazionale e che non avrebbero più la possibilità di
esistere. «Salvare il pluralismo dell’informazione
evitando allarmismi», così esortava il presidente
Napolitano al Quirinale nell’ottobre 2008. Oggi
siamo passati dagli allarmi ai fatti».
APPELLO
PUBBLICATO SU PETIZIONI ON LINE
(http://www.petizionionline.it/petizione/ridateci-le-tariffe-postali-agevolate-per-linvio-di-libri/1017)
Al
Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola
Al
Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti
OGGETTO: ABOLIZIONE TARIFFA EDITORIALE RIDOTTA
ATTRAVERSO DECRETO 30 MARZO 2010 TARIFFE POSTALI
AGEVOLATE PER L'EDITORIA. (10A04046) (GU N. 75 DEL
31-3-2010 )
«Signori Ministri,
come
noto, attraverso il Decreto 30 marzo 2010 Tariffe
postali agevolate per l'editoria. (10A04046) (GU n.
75 del 31-3-2010) il Ministero dello Sviluppo
Economico insieme al Ministero dell'Economia ha
sospeso sine die dal 31 marzo 2010 e potenzialmente
eliminato la Tariffa editoriale ridotta per gli
editori con decreto interministeriale, causando di
fatto un aumento medio del 700% nei costi di
spedizione.
Le
case editrici, soprattutto quelle piccole e
indipendenti, sopravvivono senza incentivi statali
di nessun genere, tengono duro anche durante la
crisi, scommettono sulle librerie e sui lettori e
diffondono cultura, pluralità di opinioni e sapere,
pur in assenza di una seria legge a sostegno della
loro attività, come avviene invece nella maggior
parte dei Paesi europei.
Come
potranno svolgere ancora il loro fondamentale ruolo
sociale se saranno costrette a ridurre in modo
insostenibile i loro margini? Dovranno rifarsi sulle
librerie e sui lettori in un cieco circolo vizioso
che già ora identifica l’Italia come uno dei paesi
con il minor consumo culturale?
Ogni
giorno che passa in questa situazione porta agli
editori un rilevante danno economico.
Chiediamo quindi al Ministro dello Sviluppo
Economico e al Ministro dell’Economia di
ripristinare immediatamente le tariffe postali
agevolate e di convocare un tavolo con la
partecipazione sia delle associazioni degli editori
sia dei rappresentanti di quella pluralità di
soggetti indipendenti da essi non interamente
rappresentati e a cui noi vogliamo dare voce».
FACEBOOK:
www.facebook.com/pages/RIDATECI-LE-TARIFFE-POSTALI-AGEVOLATE-PER-I-LIBRI/111284845557448?ref=ts&v=wall.

(www.excursus.org,
anno II, n. 10, maggio 2010)
|
|