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Giorgio Scianna è
uno degli scrittori delle ultime generazioni che
meglio espone, nei suoi libri, una visione
illuminante della realtà contemporanea. I suoi
romanzi, infatti, indagano prevalentemente il mondo
di oggi, descrivendo personaggi che aiutano a
interpretare i nostri tempi. Leggendo le sue opere
si ha la sensazione che dietro la quotidianità,
dietro i gesti rassicuranti che facciamo tutti i
giorni, si nasconda qualcosa di inesplicabile, che
necessita di un’attenta ed acuta analisi.
Il romanzo Fai di
te la notte (Einaudi, 2007, pp. 204, € 14,50) è
un intrigante racconto in cui domina il sospetto. La
storia si svolge nell’ambiente universitario di
Pavia: Clara, genetista al Policlinico, è sposata
con Sergio, un abile e noto ortopedico, e ha due
figli, Francesco e Tommaso, rispettivamente di dieci
e cinque anni. A completare il quadro familiare c’è
poi papà Giò, suocero di Clara, malato terminale
legato, quasi in modo morboso, a sua nuora.
Il sospetto altera
il clima di apparente normalità borghese della
famiglia. Clara è diffidente nei riguardi del
marito, che ha un insolito e sconvolgente
comportamento: si chiude in una camera scura e
compie strani riti. Si scoprirà così la discendenza
di Sergio, per linea paterna, dai “marrani”,
generazioni di ebrei falsamente convertiti al
cristianesimo, che in modo occulto continuano a
praticare le preghiere clandestine sin dalla fine
del Quindicesimo secolo.
Ma proprio la
narrazione della storia dei “marrani”,
opportunamente ricostruita su fonti bibliografiche,
non si concilia sempre con i personaggi del romanzo
che sembrano, invece, quasi “sospesi” nel loro ruolo
rispetto al contesto storico, fortemente drammatico.
L’autore contrappone in modo molto marcato due
diverse dimensioni: da una parte, la vita di
provincia segnata da villette a schiera, piscine e
barbecue; e dall’altra, la vicenda lugubre di roghi.
Il libro è scritto
molto bene, con un linguaggio chiaro e scorrevole,
la solitudine di Clara è ben raccontata, ma la
trama, in certi passaggi, risulta un po’ forzata,
probabilmente proprio a causa della suddetta
contrapposizione. Il tema della sospensione e delle
parole mancate, ovvero, troppo spesso, non dette,
rendono il romanzo, nel suo complesso, incompleto,
quasi come se lo scrittore volesse lasciare spazio
all’immaginazione del lettore. Aspetto, quest’ultimo,
che risulta evidente anche dallo stile,
caratterizzato dall’uso continuo dei puntini di
sospensione.
La tensione
principale è resa mediante la narrazione della
storia dentro la storia che racconta le allusioni
letterarie mai rivelate, la rappresentazione dei
sentimenti contrastanti in una stessa persona. Sotto
questo punto di vista, Fai di te la notte è
davvero un capolavoro.
Il tema della
sospensione, dell’attesa, è presente anche nella più
recente opera di Scianna Diciotto secondi prima
dell’alba (Einaudi, 2010, pp. 210,
€ 17,00), libro di ampio respiro nel quale si intrecciano
molteplici elementi. È lo stesso autore che
definisce il romanzo incentrato sulle parole non
dette, che «pesano sia nel rapporto con gli altri ma
anche in quello con se stessi»: si tratta di persone
che «agiscono eticamente, ma che poi finiscono per
farsi del male tra loro». L’incipit naïf
inaugura un racconto che gradualmente diviene un
vero e proprio romanzo di formazione. La trama
coinvolge e rapisce il lettore con un vorticoso
gioco di suspense, i personaggi sono chiari modelli
di familiarità quotidiana, la scrittura è
scorrevole, chiara e diretta.
Il protagonista,
Edoardo Gregotti, è un trentenne che fa parte dei
cosiddetti “giovani perbene”. Lavora in uno studio
di avvocati (di cui il padre è socio), è fidanzato
con Marta, ed è circondato da pochi, ma selezionati
amici: una vita praticamente perfetta. Nella gabbia
dorata che si è costruito intorno a sé fa il suo
ingresso Ksenja, bellissima donna dell’Est, che alla
sera si esibisce nei locali «stringendosi al
violoncello come se volesse aggrapparsi». La donna
travolge improvvisamente la sua vita e lo conduce in
una zona senza controllo e niente gli sembra più
normale che passare la notte con lei. Si tratta di
una storia clandestina, casuale, che fa crollare le
certezze di Edoardo. Ad un certo punto, un evento
drammatico segnerà una svolta nella sua vita.
La suspense è la
chiave di lettura dell’intero romanzo, intorno alla
quale Scianna costruisce l’impianto narrativo. Lo
stesso titolo, infatti, indica proprio
un’interruzione: non è più notte, ma non è ancora
giorno. L’esistenza di Edoardo è spaccata tra i due
momenti della sua crescita: la vita da teenager che
si prolunga ad oltranza, e la piena maturità che,
invece, coincide con scelte professionali e
sentimentali definitive. È una suspense creata
mediante il filtro di accadimenti precisi e,
contemporaneamente, di zone d’ombra: Ksenja esce di
scena quando di lei si conosce troppo poco e quindi
si vorrebbe ancora sapere di più. È una donna
affascinante ed enigmatica, bellissima, una
violoncellista in abito da sera. Grazie al suo
aspetto riesce a catturare Edoardo che finisce per
essere ossessionato dallo scoprire quale mistero si
cela dietro la donna: ciò che l’autore realizza
intorno a Ksneja è una sorta di mosaico, bisogna
metterne in ordine tutti i pezzi per poter
comprendere questo segreto. Ma in realtà il mistero
più grande e quotidiano riguarda proprio la vita di
Edoardo.
Diciotto secondi
prima dell’alba,
descrive una generazione di giovani che
rischiano di ridurre la loro personalità di soggetti
pensanti a quella di essere solo delle persone
fisiche. In ciò il romanzo rivela una forte
attualità, Scianna analizza i tempi moderni ma
soprattutto, le generazioni di oggi, «giovani che
prima o poi saranno costretti a crescere».
In questo
interessante affresco di attualità, infine, si
inserisce anche il dibattito sul precariato che, per
l’autore, non è solo una drammatica realtà sociale,
ma un vero e proprio “alibi” di questa generazione.
Edoardo e i suoi amici, infatti, non sono precari
perché la società o il reddito insufficiente gli
impediscono di compiere delle scelte concrete e
responsabili, ma perché il precariato è per loro un
vero e proprio status esistenziale.
Scianna si conferma
lo scrittore contemporaneo che guarda alle
generazioni attuali con disincantato realismo. Egli
spoglia la logica razionale dalle vane illusioni,
nostalgico delle tradizioni e dei principi più
reconditi, fornisce dei modelli di vita nei quali,
spesso, la mancanza di coraggio e di progetti da
realizzare regna sovrana.
Pamela La Camera
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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