Anno II             n. 7                    Febbraio 2010

Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente (Wystan Hugh Auden)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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        Poesia

 

Filosofia antiprogressista

espressa in versi liberi

 di Marco Gatto

 

L'opera poetica di Houellebecq,

 raccolta in volume da Bompiani,

 ne racchiude i suoi temi peculiari

 con qualche sorpresa negativa

 

  

 

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Autore ormai canonico, dipinto come il nuovo esempio di maledettismo contemporaneo, scrittore che non ha mai smesso di alimentare le estenuanti discussioni sulla sua qualità letteraria attraverso lo scandalo o la dichiarazione improvvisa, Michel Houellebecq ha raggiunto anche in Italia un grado di notorietà indiscutibile. Un successo frutto senz’altro della urlata specificità dei suoi romanzi, radicalmente impegnati in una cartografia degli eccessi occidentali (in campo non solo sessuale, persino in quello speculativo), eppure pronti, più intimamente, a essere dell’Occidente un atto d’accusa senza precedenti.

 

Da Le particelle elementari fino a Piattaforma, dall’Estensione del dominio della lotta fino a La possibilità di un’isola, Houellebecq ha proposto una visione a tinte fosche della nostra contemporaneità, inscenando il suo punto di vista spesso non accettabile, in tutto e per tutto fuori dai canoni, e battendo la strada dell’eccedenza, in questo degno interprete ed erede della linea Sade-Bataille.

 

Ora Bompiani decide di presentare al lettore italiano l’opera poetica dello scrittore francese (un primo esemplare, Il senso della lotta, aveva visto la luce nel 2000 ed oggi è praticamente introvabile), necessario corollario alla comprensione della vicenda autoriale o, quantomeno, pendant indispensabile per chi voglia conoscere l’universo di Houellebecq, non senza, per il suo estimatore, qualche sorpresa non sempre positiva. Sono quattro, ad ogni modo, i libri raccolti in La ricerca della felicità (pp. 384, € 18,00), con un’utile quanto appassionata Postfazione di Stefano Barillari: Rester Vivant suivi de La Poursuite du Bonheur (1997), Interventions (1998), Renaissance (1999), Prise de contrôle sur Numéris, Cieux vides e La fête (entrambi del 1998) – non solo brani poetici, ma illuminazioni, riflessioni sulla poesia, scritti di critica poetica.

 

Lungi dal voler qui tentare un’interpretazione a tutto campo e un raffronto storicistico con l’attività preponderante di Houellebecq, quella di romanziere, si può dire che le poesie racchiudano, in un modo persino troppo evidente, tutta la filosofia antiprogressista, ma non per questo nichilista, e intimamente reazionaria che ispira la sua opera. Restare vivi, per il poeta, è lo sforzo da pagare per rendersi consapevole dell’estrema irrisorietà dell’esistenza: la fonte di qualsiasi discorso poetico e di qualsiasi attività in versi è la sofferenza, giacché il mondo stesso «è una sofferenza dispiegata» e «Il primo passo poetico consiste nel risalire all’origine. Cioè: alla sofferenza» (p. 9). Ne emerge un’antropologia negativa, che tende a individuare nella libertà la causa del disordine contemporaneo: è essenziale, pertanto, la misura, la prigionia della forma, ciò che renda in qualche modo chi scrive succube della norma.

 

Eppure i brani poetici di Houellebecq tutto sono fuorché modelli formali regolari: scanditi in quartine o in terzine, ricalcano la forma del verso libero, svincolando il testo da qualsiasi tentazione rimica; l’unica norma è quella di rimanere il più possibile all’interno del verso stesso, ritrarre il pensiero in un estremo attimo sintetico. Houellebecq, insomma, tradisce il suo essere prosatore anche nella poesia. Valga solo questo esempio: «Il mattino ero chiaro e assolutamente bello; / volevi salvaguardare la tua libertà. / Ti aspettavo guardando gli uccelli: / qualunque cosa faccia, ci sarebbe sofferenza» (Una sensazione di freddo, p. 56).

 

Marco Gatto

 

(www.excursus.org, anno II, n. 7, febbraio 2010)

 

           

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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