Anno III             n.27                    Ottobre 2011

Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere (Jorge Luis Borges)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

        Poesia e Critica

 

Una rosa che muore,

 poesia che si moltiplica

di Marta Altieri

In una raccolta edita da Bastogi,

 disseminata di giochi linguistici

 e figure retoriche, limmortalità

 trionfa sulla terribile malattia

 

  

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

 

Metastasi di rosa (Bastogi Edizioni, pp. 60, € 10,00) può essere semplicemente, ma non banalmente, definito un libro di poesie molto originale. L’autrice, Brina Maurer (pseudonimo di Claudia Manuela Turco), unisce parole che parlano di vita vera e insieme favolistica, prendendo l’ispirazione da un universo fatto di pura letteratura, sviluppando un percorso in versi che dipinge la propria storia.

 

La raccolta, che porta il sottotitolo di Omaggio alla ragazza di Arthur in riferimento alla poetessa Maria Grazia Lenisa, a cui l’opera è dedicata, consta di quattro parti, tutte apparentemente diverse per quanto riguarda temi e sentimenti, ma spiritualmente all’unisono. Leggendole, sembra di assistere ad uno spettacolo sacro e al contempo intriso di una modernità dalle sembianze dissacranti. Una giusta dose di fantasia, sufficientemente cinica, alla Alice in wonderland, in cui gran parte è simbolo magico per la cruda realtà e in cui un tumore diventa un granchio.

 

Il testo risulta disseminato di giochi linguistici e figure retoriche come paronomasie (scema / sciame, pattini / pettini, suicidi / sudici, ruga / riga), sinestesie («sottile odore nero», «cigola il pensiero», «suda il cuore»), neologismi rivelatori del pensiero della scrittrice e dei fili conduttori della sua poesia come la vicinanza agli animali o sentimenti contrari (star-nitrisco, odiosamati); coppie di parole aventi un punto di contatto fra loro e unite in un unico termine («cuore-ampolla», «mano-conchiglia», «terra-orchidea», «rosa-mosaico»); espedienti grafici come sottolineature, (elemento estraneo alla poesia in senso classico, ma consono e ordinario per un altro tipo di versi appartenenti, ad esempio, alla corrente futurista), corsivi e parole che appaiono nella loro doppia possibile enunciazione (disparati/-erati). 

 

Il contenuto, invece, fa riferimento a temi alquanto seri: l’esistenza, la memoria, il dolore, la morte, l’amore. Intorno all’esperienza della morte sembra concentrarsi tutta l’opera ma, come vedremo, lo sarà solo nella prima parte e la sua carica annientatrice verrà alleviata parzialmente dalla metafora della rosa. La memoria ritorna costantemente nel riferimento a personaggi importanti nel panorama culturale, poetico specialmente, ma non solo, e nella loro vividezza all’interno del testo, nonché nel modello ispiratore che la scrittrice trova in Maria Grazia Lenisa.

 

Infatti, un elemento non così ricorrente in un tipo di poesia come questa, ovvero profondamente sentita e che manifesta apertamente l’indole della poetessa  nonostante il suo celarsi dietro figure, fra cui il suo stesso pseudonimo, è una serie continua e variegata di rimandi letterari, non solo nelle numerose epigrafi all’inizio di ogni componimento, ma soprattutto all’interno del testo. Un popolo di personaggi che diventano come amici e che sono punti di riflessione, comparazione e riferimento e spesso si trasformano in maschere da indossare. Un George Byron che le dice in confidenza di aver anche lui sottratto «piccoli frammenti-souvenir dalla tomba di Giulietta», e un Vittorio Alfieri che cammina con lei nei vari stadi della vita: ad entrambi lei «perdona sempre tutto». Il lirismo non viene abbandonato in queste poesie, ma solo sviluppato all’interno di in una più ampia partecipazione.

 

Nella prima parte, quella più in sintonia con il titolo della raccolta, le eroine sono due: la farfalla e la rosa. Questi due protagonisti si avvicinano, interagiscono, e poi si allontanano l’uno dall’altro per paura dell’ipotetico male già percepito come reale.

La rosa è il fiore per antonomasia, rosso, che porta in sé tutta la bellezza di ogni altro fiore, nonché di un incanto e di un’attrazione che sono allo stesso tempo dell’uomo e della natura. In questi primi versi sono descritti gli ultimi momenti di vita della rosa, personificata in una donna: una donna-rosa o «rosa-fanciulla», citando Brina Maurer, malata di cancro. Questa malattia, per quanto terribile e logorante, nella concezione dell’artista sembra farsi parte integrante della vita del fiore, come fosse un evento già insito in esso e nella sua delicatezza, poiché «anche il cancro nella rosa [. . .] è anima che cresce, muta». Il senso di profanazione è anche qui presente, nel percorso di vita della rosa, vinta da un uomo che l’ha violata, perpetuando così anche la comparazione con la creatura umana che parla e prova dolore («lo scheletro verde», «crivellando il tuo corpo», «seno ansante»).

 

Ciò che la scrittrice predilige in poesia è da lei stessa descritto in una breve dichiarazione programmatica, inserito come un invito alla riflessione sulla propria arte e momento di passaggio tra la metastasi di rosa e gli altri componimenti. Eccentrico e centrifugo, ma garbato è il suo modo di creare versi, che, lei dice, concentrato in tre erre; una lettera vibrante contenuta in una semplice voce di due sillabe, ma piena di valore e senso di vita: «Il tuo volare si ridurrà a un’unica caduta: così è scritto nel corpo stretto della parola».

 

La rosa raccoglie l’immagine della vita e della morte, il colore dell’amore e del sangue e delle «spugnette», i cuori dei cani. Sarà proprio un cane, a porgere, in tutto il suo carattere umano, l’ultimo e più compassionevole dono alla rosa morente, annusandola. Tutto ritorna, come in un circolo, ad un'unica immagine di bellezza, che è incredibilmente avvenente, ma, proprio per questo, anche inevitabilmente effimera e destinata a tramontare dopo breve tempo; d’altronde, leggiamo in un’epigrafe di Helle Busacca: «la bellezza se non avvampa come è sorda […] come è meglio, forse, anche a non ridirlo, che ci scenda la notte a metà del giorno».

 

La malattia è intesa, qui come in tutto il percorso poetico, come violazione, come un atto empio. Una diffusione illecita e non autorizzata di qualcosa che non fa parte di noi, quindi di nocivo. Offesa è infatti anche la casa di Giulietta - nonché la sua statua che «mani non sempre giovani» toccano - uno dei tanti luoghi culturali corrosi dal passaggio di curiosi turisti e finti appassionati che usano «la pellicola profanatrice» per commettere una sorta di stupro intellettuale ai danni di ciò che è sacro. Un gusto metropolitano si associa a questo duo di poesie sul luogo letterario veronese, accentuando perciò la sua sgradevole somiglianza a qualunque muro di strada di periferia cittadina.

 

Nel Diario poetico che costituisce la seconda parte della silloge, troviamo frequenti espressioni di una condizione esistenziale che è strettamente legata alla poesia come fonte di salvezza e riparo. Riecheggiano note di un passato sfuggevole, parole come “infanzia”, “bambino” e il colore verde, simbolo di rigoglio e giovinezza, si ripetono di frequente e non solo nel nome del personaggio Alex labbra verdi. Un tono afflitto, talvolta apertamente scoraggiato, emerge in questo breve commento di vita vissuta, sin dai primi anni passando poi per quello che sembra il trauma emotivo di un abbandono, nella poesia Gli umori del vivere, dove solo la forza d’inerzia preme per andare avanti («rattoppato continuo a camminare»). Questa voce presenta il suo conflitto interiore, una lotta fra passato e futuro per contendersi la rinascita spirituale, la quale sembra coincidere con la gioia di essere giovane e di avere vent’anni; una battaglia che rimane incompiuta e si coniuga solo nell’onnipotente aiuto della poesia.

 

Lo sguardo e l’intensità del reale incombono attraverso elementi tratti dalla quotidianità più sfacciata (post-it) o da un linguaggio troppo specifico (acido desossiribonucleico) per un discorso poetico che possa definirsi “elevato”, come nel moderno e spregiudicato elenco di oggetti nella poesia Se un giorno riavrò vent’anni, («proluvie di fiammiferi / Chanel N.5 […] SMS nuovo haiku / parole di nylon») o in Collezioni di carta dove leggiamo «sono un evidenziatore sbiadito», ma anche «sono realmente vivo, / fatto di carne e inchiostro, / di sangue e carta.». Tutto ciò porta alla soluzione che vita e letteratura si fondono diventando una cosa sola, senza la necessità di stabilirvi un confine.

 

Le poesie della terza parte della raccolta sono dedicate all’attore Rodolfo Valentino, ricordato con passione tramite immagini aromatiche di sapori italiani e di mare, «fra pagine e conchiglie d’idee» e «graffi d’eros»›, ma il tutto sembra essere soltanto sognato.  Contravvenendo per scherno o semplice contrasto alle sue linee guida («slaccio la metrica»), la scrittrice conclude la raccolta con una rima baciata, simile ad un finale d’orchestra fra le due mani del maestro che con uno scatto ne decidono la fine.

 

La poesia di Brina Maurer è un elogio dell’arte poetica e della sua possibilità di creare mondi nuovi; un inno all’immortalità che parla, però, di decadimento in chiave metaforica. Per arrivare a questa calma inesistenza si deve passare attraverso momenti di intimo dolore nella vita, che è «un lungo e ininterrotto pianto», in cui i vestiti di pizzo sono «docili richiami di pena taciuta, / suggerita in un soffuso e lento annullarsi», una delle immagini più suggestive di questa raccolta, tanto che sembra quasi di vedere la donna china a cucire la sua timida sofferenza.

 

Marta Altieri

 

(www.excursus.org, anno III, n. 27, ottobre 2011)

 

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org

 

Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2011 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia