Anno III             n.24                    Luglio 2011

Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere (Jorge Luis Borges)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

        Poesia e Critica

 

La struttura tangibile

 della mancanza

di Marta Altieri

La fisiologia dellassenza si snoda

 allinterno dei versi, tentativo

 di varcare i confini del passato.

 Una silloge edita da puntoacapo

 

  

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

Le poesie di Giulio Marchetti, composte in versi liberi e raccolte in Energia del Vuoto (puntoacapo, pp. 36, € 7,00), mostrano una forte interazione fra sentimento d’amore, una concentrazione sull’io del poeta ed espressioni che fanno riferimento ad una dimensione spazio-temporale rappresentata come immensa, ma nella realtà molto ben definita. Questo spazio è un tempo di attesa mai appagata: l’addio fra due amanti. Tuttavia lo scrittore non si limita alla pura descrizione di una tristezza inetta e conosciuta ai più, ma fa un’analisi di ciò che è situato fra il nostro riflettere sul passato e il soffermarsi su quello che resta, ovvero tutto l’insieme di ciò che prima non veniva notato perché i sensi erano occupati ed impegnati nella scoperta dell’altro. Non esiste il dettaglio dei fatti in questi versi né azioni quotidiane solitamente usate invece nel discorso, che in molti casi può essere definito, “dell’abbandono”.

 

Alcuni elementi emergono dalla lettura della raccolta. Le poesie sono caratterizzate da un linguaggio iperbolico («muoio anch’io sotto il peso dell’aria») nel quale ricorrono, oltre al fulcro del discorso poetico che è il vuoto, gli stessi elementi, che pur rappresentando dei punti fermi, ricollocati e incorniciati in modo differente in ogni componimento, creano rimandi da un verso ad un altro creando un’impressione di reiterazione accentuato. Ciò dà un senso di perseveranza a quella che è la prospettiva del poeta: «Essere come l’attimo prima / del silenzio, la furia immobile degli sguardi, aria concreta. / Energia del vuoto».

Sono molto frequenti anche accostamenti sinestetici e ossimori («torni svanendo», «urlo fragoroso bisbiglia», «lo spessore del vuoto», «eternità transitoria», «l’urlo del silenzio»).

La presenza della fisicità (oltre che della fisica in quanto scienza) è notata nel costante riferirsi ad alcune parti del corpo umano (ossa, occhi, labbra) e ai loro atti, riconducibili specialmente al suono (respiro, sospiro, urlo, eco).

 

Il lessico si divide fra il campo semantico della natura (oceano, vento, cielo, inverno), della fisica (aria, peso, energia, stelle) ed espressioni disposte a raffigurare spazi incommensurabili («l’alba di tutti gli oceani», «distanze ultraterrene»), che sono sterminati ed eterei come eteree sono le sensazioni («urgenza plenaria dell’estasi pura», «urgenza regale della fisicità», «vibro, decollo, / trascendo»), potremmo dire quasi le percezioni dell’io del poeta, non lasciando però affievolire in alcun modo la loro intensità («Quando le ferite si lasciano leccare / da lingue di fuoco, la quiete ci appartiene / in questo inferno»).

 

Tutto delinea uno spazio che è riempito, appunto, dal vuoto, che non si spezza, ma può al limite subire «piccole lesioni», che sono «ricordi senza nomi in una terra straniera», ed essere colmato. È per questo che ci si trasferisce nell’area del pensiero che permette con i suoi voli di renderlo gravido, passando da visioni microscopiche a visuali maestose, rimanendo spesso nel segno della natura. Effettivamente ritroviamo molte immagini prorompenti accanto ad altre palesemente leggere ed evanescenti.

 

La sinergia con la natura è un’altra linea guida; l’azione dei moti interiori dell’io poetico procede insieme al dispiegarsi di situazioni naturali e fisiche, che si mostra soprattutto in relazione al tempo che scorre, ad esempio nel passaggio delle stagioni o in un fenomeno naturale esterno («Nessuna primavera saprà tingere la neve / di questo inverno, perché il gelo ha parlato / la sua lingua immortale al cerchio della vita»; «tensione dell’uragano sostituita al silenzio»). Nella poesia Fotografia, il meccanismo di un elemento come la luce, che ha in sé capacità infinite, tra cui quella di imprimerci in un’immagine, permette di svelare la fugace speranza e l’illusione che vi è dietro, di essere in qualche modo fermi in un momento di rassicurante irrealtà («Ci sono angoli di luce perduti in volo. Istanti in cui è protagonista l’immenso […] Incauto limite di essere altrove / senza cieli da erigere a guardia dell’infinito / per un’assorta e stridula gioia celeste che anche lontanamente simuli l’ebbrezza del cuore […]»).

 

Le poesie sembrano seguire un percorso: partono dalla situazione presente, in cui sembra necessario «estinguere quella sete di universo con poche gocce di insolente verità».

In certi versi emerge un sentimento di arrendevolezza, un cedimento; la confessione della passione rimane camuffata in Ali di vetro, ma il sentimento d’amore è già legato, come poi sarà successivamente, ad un malinconico addio. C’è una brusca deviazione in Variazioni, in cui troviamo immagini come «altare della svolta» e una «nuova vita», che vuole o deve cominciare. Nel cuore delle poesie si parla di ricordi, di abbandono («una fuga consapevole / dei millimetri spesi / all’insegna della scomparsa»), di un distacco presentato in tutta la sua ostilità, che è però molto placida, di attesa e silenzio. Compare anche l’immagine del sangue («io ti attacco nel sangue») che sembra intervenire in attimi di crescente pessimismo e sconsolatezza, ma più avanti si scorge «un piccolo spiraglio di immenso››. Una presa di coscienza, un indurimento dell’anima e del cuore sembrano essere infine avvenuti («Non vivo di slanci ormai / senza più la forza che nutre / chiunque abbia voce, […] Tutti sanno chi sono. / Nessuno immagina che esisto»), dopo quello che può essere stato un percorso di tempo concreto oppure una sola ora di riflessione: vari passaggi che unendosi diventano un unico organismo fatto di parole.

 

Lo scrittore va sempre oltre la concretezza dei gesti, delle parole, dei movimenti; combina parole e immagini dalla valenza, direi, poliedrica per creare effetti di conflitto ed enfasi, in affinità con le emozioni. Si concentra sulla sua esperienza di dolore e di riflessione, non uscendo dai confini del proprio “io” e la analizza come di fronte ad uno specchio, esplorando le sue capacità di “autoconservazione”.

In queste poesie non si cerca di coprire l’assenza, ma di rivelarla, di raccontarla, quasi fosse una sfida alla comprensione umana (ed è per questo che il linguaggio minaccia apertamente il realismo) su come sia possibile improvvisamente passare dal troppo pieno al vuoto.

Un tema come quello della mancanza e un tale punto di vista mostrano come si spalanchi il mare di possibilità e di facoltà di cui siamo investiti in ogni fase della vita, tra cui per primo il saper riconoscere nel silenzio, nella solitudine, dopo qualunque sconvolgimento, noi stessi e il nostro legame col resto.

 

Marta Altieri

 

(www.excursus.org, anno III, n. 24, luglio 2011)

 

        

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org

 

Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2011 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia