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Il tema dell’acqua in Shakespeare: “Macbeth” e “Re Lear” PDF Stampa E-mail
Scritto da Albana Alia   

 L’importanza dell’elemento liquido, dal punto di vista simbolico

e dello sviluppo della trama, in due opere fondamentali del Bardo  

AliaShakespeareMacbethReLear

L’elemento dell’acqua possiede una simbologia molto complessa che include, al contempo, dei significati opposti e complementari. L’acqua, spesso, si associa alla vita e alla morte, alla fertilità e alla sterilità, alla procreazione, ma anche alla distruzione, alla purificazione e alla contaminazione, alla purezza e alla lussuria.

È proprio per il loro potere fertilizzante che le acque vengono classificate come l’elemento più femminile e materno. I mari, i laghi e i fiumi brulicano di esseri viventi; inoltre, sono nutrienti ed insieme alle piogge rendono fertile la terra e contribuiscono all’esistenza degli uomini, degli animali e delle piante. Inoltre, il liquido amniotico come ricettacolo di creazione per eccellenza, è una sostanza fluida come il latte (la prima e la più completa sostanza nutriente).

L’aspetto purificante dell’acqua, invece, è abbastanza riconosciuto da molte culture e religioni. Esse contemplano dei rituali e delle cerimonie durante i quali l’atto di immersione segna l’inizio di un nuovo viaggio spirituale ed un’esistenza rigenerata. Lo stesso accade con il battesimo cristiano. Nella tradizione ebrea, invece, l’acqua è manifestazione di qualcosa di trascendente e dovrebbe considerarsi una ierofania, la manifestazione del sacro.

In altri casi, l’acqua potrebbe diventare anche simbolo della morte per effetto del suo potere distruttivo, come succede in circostanze apocalittiche che minacciano l’armonia della natura. Per esempio, nella Bibbia (Isaia, 57, 20), le acque agitate si associano al male e al disordine, mentre gli esseri malvagi vengono paragonati al mare tempestoso.

Gaston Bachelard propone due possibili origini dell’aspetto negativo, nero e mortale dell’acqua. Prima di tutto, la tecnica antica dell’imbarcazione dei morti che consisteva nel far attraversare le barche piene di cadaveri nelle acque del fiume o del mare. Il fluire dell’acqua avrebbe garantito il passaggio dell’anima dalla dimensione terrestre all’aldilà, rendendo l’acqua parte importante della Morte. La seconda ipotesi mette in relazione la simbologia fatale dell’acqua con l’immaginario atavico umano della palude fangosa e aquitrinosa e l’oscurità angosciosa delle foreste.

La limpidezza di questo elemento cristallino viene offuscata quando assume delle connotazioni lussuriose e peccaminose. Le onde diventano metafora del seno femminile ed il movimento ondulante ci ricorda la dolcezza infinita dell’abbraccio materno, ma anche l’erotismo di un rapporto sessuale, l’abbandono “fluido” dei sensi.

Quale sostanza primordiale proveniente dal Caos originale, l’acqua sviluppa una forte ambiguità influenzando così le rêveries e, di conseguenza, creando dei valori ambivalenti nell’immaginario. Ci sono molte opere letterarie che fanno uso esplicito e/o implicito delle varie immagini polisemiche dell’acqua, schiudendo cosi la sua dicotomia simbolica.

Focalizzando l’attenzione sul Machbeth di William Shakespeare, nella scena di apertura si vedono e si sentono arrivare le tre Fatidiche Sorelle tra la nebbia e la pioggia. Nella seconda scena, invece, il Capitano sta perdendo molto sangue e più tardi egli stesso immaginerà di farsi un bagno tra le ferite fumanti «to bathe in reeking wounds» (I, 2, 98). Nella stessa scena occorrono le espressioni: uomo dissanguato «bloody man», esecuzione/vendetta di sangue “bloody execution”. Tutte queste espressioni rivestono la funzione di preparare l'audience su ciò che sta per succedere… una tragedia.

L’immagine dell’acqua è molto importante in Macbeth. Spesso viene associata alle lacrime in termini di intimità e dolore ed insieme servono a plasmare e dare forma alla disperazione. Tutti sappiamo che le lacrime si inseriscono in un contesto di tristezza e di infelicità, ma anche nel suo opposto, in una situazione di forte amore o commozione. Shakespeare presenta alla sua audience sia le lacrime letterali che quelle metaforiche. Il Re Duncan verserà delle “gocce” di dolore in relazione a ciò che succede nella scena della guerra dei ribelli; in uno dei suoi monologhi, Macbeth dirà che le lacrime di disperazione dei sudditi affogheranno persino il vento dopo la notizia della morte di Duncan.

In Re Lear, le lacrime e il liquido amniotico della placenta di Gonoril diventeranno oggetto della maledizione di Lear contro sua figlia: che le sue lacrime potessero scavare dei profondi canali lungo le sue gote, «fret channels in her cheeks», ma anche l’anatema di un ventre sterile sarebbe importante per interrompere il processo di maternità/generazione in lei. Lo stesso Re Lear versa lacrime calde e questo destabilizza la sua posizione maschile causando un processo continuo di femminilizzazione. In Macbeth e Re Lear ci sono vari personaggi maschili che piangono letteralmente e metaforicamente e questo potrebbe essere considerato una proiezione della loro parte imperfetta femminile.

Le lacrime di Cordelia, invece, sono colme di afflizione e dolore per tutto ciò che era successo al padre. Inoltre, lei è l’unico personaggio a possedere delle lacrime di gioia dopo la riconciliazione con lui, perché quelle di Edgar sono lacrime metaforiche in relazione al contesto tra lui ed il declino di Gloucester. Nel dialogo tra Lear e Gloucester, Shakespeare farà uso particolare di tutto il campo semantico: lacrime, pianto, occhi/recipienti d’acqua, gemito, lamento, eccetera, da un punto di vista sincronico e diacronico; dunque, versiamo lacrime dal momento della nascita, durante la nostra vita (considerata una scena di matti, a stage of fools) ed alla morte di qualcuno.

Lear, in una scena apocalittica, in piena sofferenza monumentale invoca la fine del mondo e contende con la furia degli elementi. In primis, le acque dovrebbero sollevarsi per far sprofondare la terra fino ad una totale dissoluzione degli esseri umani e delle cose, ma, implicitamente, anche per una profonda purificazione dei peccati. Sarà la pioggia, la ragione della sua ripresa, perché in questo frangente lui è debole e malato.

Nel Trattato di storia delle religioni, lo scrittore e storico rumeno Mircea Eliade asserisce che la pioggia ed il diluvio sono da considerare come una sorta di purificazione dei peccati, un’immersione e una dissoluzione allo scopo di condurre ad una nuova vita. La pioggia è particolarmente associata alla fertilità. Il vento furioso e la pioggia, insieme al mare in tempesta, saranno letteralmente e metaforicamente, una piena proiezione della mente confusa di Re Lear. Lui stesso la definisce «this tempest in my mind» (Scena II, 186), tempesta della mia mente, che corrisponde alle sue lacrime amare per tutta la durata della tragedia. È proprio con le parole di Gloucester che Shakespeare ci presenta il parallelismo tra il mare infuriato e la grande confusione nella mente di Lear.

Al contrario, ascoltare il rumore del mare diventerà utile ad Edgar per salvare la vita al padre, Gloucester. Tutta questa scena ruota intorno ad un’isotopia dell’immaginazione (le onde, il rumore del mare). Il mare si presenta come luogo di nascita, crescita e protezione delle creazioni, ma anche come un grande divoratore e tomba. In Re Lear troviamo una particolare immagine di esseri umani che diventano dei predatori come mostri degli abissi marini.

Paradossalmente Lady Macbeth, una doppia rappresentazione di femminilità e maschilità, teme la natura di Macbeth, troppo piena del latte materno dell’umana dolcezza, «milk of human kindness» (I, 5, 111). Quale rimedio, nelle orecchie del marito, lei verserà gli spiriti maligni fluidi; inoltre, invocherà quegli stessi spiriti a rendere il suo sangue più denso per potersi snaturare, ovvero, come una novella Medea, smettere di avere una natura umana/materna; di conseguenza, capace di rifiutare e scambiare il latte materno nutriente per la bile che sarà nutriente, invece, per gli spiriti maligni.

In L’eau et les rêves, Bachelard definisce il latte come la sostanza primordiale archetipale della nutrizione. In aggiunta, il latte materno che sgorga dal seno è tiepido e nutriente. Lady Macbeth asserisce di aver allattato in passato, ma non è chiaro se ha mai avuto qualche figlio che, magari, adesso è morto. Macbeth le consiglia di generare soltanto dei figli maschi, in relazione alla sua tempera. L’immagine del dolce latte della concordia versato all’Inferno allo scopo di distruggere la pace universale, viene ripetuto alle parole di Malcolm, il futuro re di Scozia, ma questa volta, in una chiave ironica.

Se il Duca di Albany viene considerato dalla moglie, Gonoril, un uomo dal fegato di latte, «a milk-liver’d man», Macbeth viene chiamato da sua moglie, Lady Macbeth, uomo dal cuore di latte, «a man with a milk heart»; ancora una volta troviamo una duplice versione di femminilità/mascolinità ma anche una sorta di paura ed impotenza in entrambi gli uomini. Il vino diventerà un altro elemento importante associato all’acqua, il primo passo alla morte. Esso rappresenta un duplice simbolismo di vita celata, nascosta, ma è anche un elisir di vita eterna. Il latte ed il vino sono entrambi relazionati al misticismo.

In Macbeth troviamo tutti i tipi di liquidi: acqua, lacrime, pioggia, mare, sangue, vino, urina, latte, liquido amniotico, brodo infernale; persino gli spiriti diventano fluidi e, invocati da Lady Macbeth, sono pronti per essere versati nelle orecchie del marito. La nozione di fluidità, occorre in varie scene e sembra richiamare il sangue che si presenta già dalla prima battaglia nel primo atto e che continua a scorrere per tutta la tragedia fino alla morte finale di Macbeth. Il sangue è stato spesso associato all’acqua sporca e scura, alla femminilità, alla contaminazione, al sudiciume, al peccato, alla colpa, all’oscurità e alla caduta. Inoltre, la macchia o il marchio di sangue si traduce come peccato e caduta.

Quindi, mentre il sangue viene associato al peccato e alla colpa, l’acqua viene messa in relazione alla purificazione. Il sangue appartiene alla vita, ma anche alla morte. È proprio attraverso il percorso del sangue e dell’acqua per tutta la durata della tragedia che verrà assicurata una nuova discendenza con l’incoronazione del nuovo Re di Scozia in pieno potere e autorità regale.

Anche in Re Lear troviamo l’immagine della mano macchiata di sangue, ma solo come peccato potenziale in relazione alla moltitudine dei fatti criminali veri in Macbeth. Perlopiù, in Re Lear, il coltello sanguinante con il quale Regan uccide la sorella Gonoril, viene usato verso una figura femminile, per contro della figura maschile (es. Duncan, Macbeth) in Macbeth.

La visione agghiacciante del pugnale con poche gocce di sangue sulla lama diventerà un segnale del vero omicidio di entrambi: Banquo e Duncan. Macbeth è consapevole che l’intero oceano di Nettuno non sarà in grado di rimuovere il sangue dalle mani di lui/lei. Essi hanno ucciso il Re Duncan ed il peccato contro una figura semidivina come il re è talmente profondo che nessun tipo d’acqua potrà rimediare alla purificazione; l’altra spiegazione sta nel fatto che il sovrano viene considerato una sorgente di sangue, nel senso di linea di discendenza.

Sangue e vino sono rappresentati in entrambe le accezioni: positiva e negativa. Nell’atto III, scena IV, entrambi questi termini occorrono attraverso l’uso di due verbi: versare e riempire, «shed and fill full». Tutto questo per dare enfasi alla morte di Macbeth in opposizione alla gioia generale durante la sua incoronazione. Il motivo: il sangue chiama sangue, blood will have blood, assumerà un significato particolare in tutta la tragedia. Così, troveremo il sangue dappertutto: sul viso dei personaggi, sui pugnali, sulle spade, sui corpi, il tutto allo scopo di offrire una visione globale del peccato collettivo.

L’apparizione del fantasma di Banquo che scuote le sue trecce insanguinanti, «shaking his gory locks», di fronte al viso terrorizzato di Macbeth, è unica nel suo genere. Questo movimento implica un senso bachelardeano di fluidità dell’acqua e del sangue (ma richiama anche il complesso di Ophelia), una sorta di processo emblematico ripetibile all’infinito entro i confini del dominio di potere e autorità.

La storia è stata, continua ad essere e sarà la stessa: il potere verrà sostituito di volta in volta, ma adesso la gloria appartiene a chi prenderà lo scettro insanguinato in mano dopo la morte di Macbeth, Malcolm. Il sangue versato da un’intera armata, come dice Caithness, diventerà un elemento sacro (e profano) in grado di purificare un’intera nazione ed innaffiare il fiore sovrano verso una nuova legittimità, «to dew the sovereign flower in new legitimacy».

Albana Alia

BIBLIOGRAFIA

Opere di Shakespeare
The Oxford Shakespeare, Macbeth, Oxford University Press, New York,1990.
The Oxford Shakespeare, King Lear, Oxford University Press, New York, 2000.
 
Bibliografia generale
GASTON BACHELARD, L’eau et les rêves, Paris, 1942.
JEAN CHEVALIER - ALAIN GHEERBRANT, Dizionario dei simboli, Bur, Milano, 2008.
GILBERT DURANT, Le Strutture Antropologiche dell’Immaginario, Edizioni Dedalo, Bari, 2009.
MIRCEA ELIADE, Trattato di storia delle religioni, a cura di Pietro Angelini, Bollati Boringhieri, Torino, 2008.
 

(www.excursus.org, anno V, n. 43, febbraio 2013)

 

 

 

 
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