Anno III            

n.29                     Dicembre 2011

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

Una primitiva Lipari

 agli inizi del Fascismo

 di Domenica Riggio

 La realtà di unisola in cui storia,

 mito e tradizione si intrecciano.

 Un romanzo edito da Pungitopo

 

 

 

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Sogni, speranze, desideri, promesse, sono come il sibilo del vento eoliano, che a volte accarezza con dolcezza e che altre volte schiaffeggia pesantemente. In Arpa eoliana (Pungitopo, pp. 150, € 16,00), scritto da Benito Merlino, motore di ogni accadimento è Eolo, con le sue manifestazioni ora di follia, ora di apparente sensatezza. In una Lipari in cui tutto sembra essere rimasto in uno stato arcaico, in cui è ancorata una società caratterizzata da una cruda autenticità e da un’ingenua utopia, germoglia pian piano il seme nero del totalitarismo fascista.

 

È il 1922, quando Gaetano e Irma si imbarcano sul “San Bartolomeo”, il piroscafo di ottanta tonnellate, che da Milazzo raggiunge le Isole Eolie facendo tappa a Lipari. Alle loro spalle lasciano una realtà uruguaiana, Montevideo, ben diversa da quella verso cui stanno approdando; per l’uno ritrovata e contemporaneamente inaspettata, per l’altra del tutto sconosciuta e dunque temibile.

 

Irma è una giovane attrice del teatro “Solis”, promessa ad un’importante carriera, che lascia tutto per amore e va alla scoperta di un mondo inconsueto, per certi versi singolare, a cui si accosta con entusiasmo prima, con disprezzo dopo. «Butto i miei pensieri contro i muri della notte, ma mi ricadono sulla testa. Non ho forse ancora la forza di demolire la prigione che mi rinchiude. Si spezza tutto nel gran vuoto della mia anima. Soffoco. Che strano silenzio! Che fitta e densa nebbia! Mi sento inutile. L’inverno è così lungo quest’anno! Ed ho sempre più paura».

 

Sono questi i turbamenti di una donna che affronta pericoli, situazioni difficili, che vive momenti di serenità e di gioia correlati sempre da avvenimenti che intensificano l’impotenza di un uomo, del suo uomo, di fronte ad un destino beffardo.

«Gaetano fu invaso da una gioia disordinata, come se avesse raggiunto qualcosa di sacro. Man mano che si avvicinavano alla casa, si rivedeva bambino correre sulla collina, scendere fino a mare per raccogliere le conchiglie e i ricci o giocare a rimbalzello sull’acqua. Rivedeva gli occhi tristi di sua madre che l’aspettava vicino al forno, sentiva la sua voce sorda». Per l’americano d’adozione, dal passato burrascoso, il ritorno nell’isola si carica di significati emblematici: è rivivere la sua infanzia felice, è scappare da un Paese dove regna un clima opprimente, è ritrovare una veridicità perduta.

 

Un lungo viaggio che parte da Marina Corta, che attraversa ogni strada, ogni angolo oscuro di un’incantevole Lipari, dove ai piedi del vulcano si erge quella casa, meta di innumerevoli incontri. Pescatori, contadini, minatori, povera gente che, soggiogata da signorotti e borghesi, è lo specchio di una società dai tratti quasi grotteschi.

Persone premurose, affettuose, con una salda dignità, nelle quali è insita una solerzia che ricade in devozione, che hanno una furbizia pedestre e che dipendono da una superstizione ridicola. «Qui, viviamo al ritmo delle stagioni e la nostra vita è fatta di piccole cose felici o tristi secondo che si tratti di festeggiare una nascita, un matrimonio o di piangere un morto. Il solo linguaggio che conosciamo bene è quello delle campane che annunciano la vita o la morte».

 

Una società che ben presto, però, prende coscienza di un drammatico e devastante fatto politico. Il partito di Mussolini nelle elezioni del 1924 sale al potere: di lì a breve, tutto prende un’altra piega, quella casa diventa luogo di fervidi discorsi culturali e di progetti di fuga per prigionieri, rei colpevoli di professare “altre” idee. Ogni situazione di equilibrio è sovvertita, qualsiasi rapporto affettivo trasformato. «Coloro che credevano poter gettare le basi di una nuova società con la forza, la prigione e le armi, distruggevano lo spirito, le idee, la ragione».

 

L’esistenza di un’isola sconvolta e un amore, già tormentato, indirizzato verso un’irta via.

Il dio dei venti si muove leggiadro e silente, emette suoni «prima confusi, poi limpidi»; nell’aria, solo una straziante nostalgia per ciò che quella terra, dal fascino arcaico, offre e per ciò che toglie indifferente. Cosa rimane, adesso, di quei sogni, di quelle speranze, di quei desideri e di quelle promesse custodite nell’anima e portate in quella navicella?

 

«Aveva l’impressione che tutto quel tempo trascorso nell’isola non gli era servito a niente. Era scoraggiato. Era troppo indipendente e troppo libero per essere agli ordini di chiunque fosse, s’accorgeva che per ottenere una qualsiasi cosa, anche piccola, bisognava compromettersi, abbassarsi, che tutto era diventato difficile. Arrivando nell’isola, si era sentito felice, lontano dai rumori del mondo. Ora cominciava a smontarsi». Un’introspezione accurata quella di Gaetano che lo porta a riflettere, «parlando a tu per tu col mare», sulla sua vita, sulle scelte che compie e su quelle decisioni mai prese e forse mai veramente volute.

 

Arpa eoliana, grazie alla capacità dell’autore di tessere un racconto dai tratti storici e mitologici, assaporati da un pizzico d’amore e sfumati con aneddoti leggendari, riesce ad affascinare e a incuriosire il lettore in un crescendo di eventi, unitamente a una sequenzialità ben ottenuta. Con dovizia di particolari, così come il più attento pittore che osserva e scruta ogni dettaglio, altrimenti non percepibile, Merlino descrive tutto ciò che circonda i protagonisti, li caratterizza e fa rievocare, anche mediante flashback, persino gli odori, i profumi di un paesaggio quasi incontaminato dove ciascun elemento prende forma nel momento stesso in cui viene concepito per essere poi dipinto.

 

Domenica Riggio

 

(www.excursus.org, anno III, n. 29, dicembre 2011)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra,

Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano, Pamela La Camera, Roberto La Fauci,

Giuseppe Licandro, Marco Mazzi, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

 

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