Anno III            

n.19                     Febbraio 2011

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

In fuga da un Paese

 che non ci vuole più

 di Serena Intelisano

Giovani combattuti tra nostalgia

 e rassegnazione in una storia

 toccante targata Città del Sole

 

 

 

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Si legge tutto d’un fiato l’ultimo romanzo della giornalista Francesca Viscone, Concerto a Berlino (Città del Sole Edizioni, pp. 116, € 10,00), un bellissimo racconto che, siamo certi, colpirà molto i giovani del Sud di oggi, i cui destini sembrano uguali a quello di Piera, la protagonista, quasi a volerci ricordare che la storia non è ancora cambiata.

 

Concerto a Berlino è ambientato negli anni Ottanta, Piera è nata a Castelluccio, un piccolo paese-presepe calabrese. La descrizione del luogo, merito anche di alcune favole inserite durante la narrazione, ha un qualcosa di magico e fiabesco per i bambini, i quali sono liberi di girare per le viuzze della cittadina senza paura e vivere in maniera spensierata la propria fanciullezza. Ma non è tutto oro quello che luccica, e il luogo incantevole dell’infanzia può trasformarsi in una tenaglia non appena si cresce: «Ormai sei una signorina, mi sgridavano. Sembrava che volessero far intendere che ero morta. Crescere non significava essere finalmente padrona di sé. Non era la conquista della libertà, ma una rinuncia definitiva».

 

Vengono allora a galla i contrasti del nostro Sud, territorio molto bello in cui vivere ma che può diventare una “gabbia” specialmente per le donne, costrette a sottostare a una morale antica. La conseguenza è lo svuotamento dei piccoli centri, che divengono adatti solo ad una popolazione di anziani. I giovani sognano «cinema, teatri, concerti, milioni di persone intorno a noi e allo stesso tempo l'anonimato. Non essere nessuno significava essere liberi da ogni sguardo, da ogni giudizio».

 

Diventa quasi inevitabile scappare, andare via lontano alla ricerca di questo anonimato. Piera e i suoi amici a poco a poco si separano, e proprio Piera fa una scelta coraggiosa: non lascia semplicemente il Sud come tutti i suoi amici, ma ad un certo punto della sua vita lascia l’Italia intera, l’Italia che «non sa che farsene dei giovani». Quanti giovani di oggi si riconoscono in questa frase? Noi crediamo, purtroppo, tanti.

 

Piera decide di andare in Germania e scrivere lì la sua tesi di laurea, ma sa anche che una volta portato a compimento questo progetto non è detto che torni nel Belpaese. Non è una scelta indolore la sua: la nostalgia verso i suoi amici di infanzia è costante nel racconto, e nel nuovo Stato lei è comunque una straniera, ma soprattutto una “meridionale”, sinonimo quasi di handicap.

 

La Germania raccontata dalla protagonista è quella del Muro e del suo crollo. Una nazione spaccata in due parti molto diverse. È un’amica della nostra protagonista a rendere l'idea di questa divisione: «Capivano che venivo dall'occidente dal mio modo di parlare, dal modo come andavo a fare la spesa. Tu cammini più dritta, più sicura. Hai più autostima, mi dicevano. Se ne accorgevano subito. È stato terribile, difficile. Gli si leggeva in faccia ciò che pensavano: quella ha i marchi, viene dalla Brd (Germania Ovest, Ndr)».

L’autrice rievoca la caduta del Muro di Berlino, e fa dire alla sua protagonista di essere felice di questo crollo, ma allo stesso tempo mostra l’amarezza nel sapere che quello era solo una barriera “fisica”, facile da buttare giù. Cosa succede invece a quelle che non si vedono? Sono egualmente distruggibili tutti quei muri che creano incomprensioni, pregiudizi e silenzi?

 

Un intero capitolo è dedicato a Berlino, anzi, alla Berlino Ovest, una vera mecca per i giovani in cerca di anonimato, cultura, vita, libertà. In netto contrasto con la realtà del Sud Italia, Piera trova qui una libertà estrema, che tutti esigono, che tutti pretendono. Berlino è vista come il centro del mondo, abitato da ragazzi di tutte le nazionalità, che vanno proprio lì a studiare perché anche l’università è diversa, a dimensione d’uomo. Le difficoltà della convivenza e della diversità che nascono da questo melting pot sono comprese e accettate da tutti, perché così ha insegnato la storia, e lo sanno bene specialmente i tedeschi che vivono ogni giorno fianco a fianco con la storia.

 

Ma così come sente di non appartenere ad alcun luogo, Piera non appartiene neanche a Berlino, conscia del fatto che «Chi è andato via anche una sola volta è destinato a conoscere solo partenze e anche il ritorno non è che una partenza». Berlino non è altro che una tappa del suo infinito vagare.

In questo viaggio introspettivo attraverso gli anni giovanili della protagonista, l’autrice ci svela l’amaro destino di diverse generazioni di ragazzi: l’essere nati in epoche di passaggio, quando non esisteva più il vecchio e il nuovo non era ancora stato inventato. Giovani nati senza futuro e senza progetti, in una terra che ha offerto loro solo il vuoto incolmabile della perdita delle storie del passato. Giovani incompiuti, prematuri, incapaci di plasmare i proprio sogni, prigionieri dei ricordi.

 

Come per ricollegarsi alle incursioni fiabesche contenute nelle prime pagine di Concerto a Berlino, Francesca Viscone conclude il suo viaggio con un sogno. Allora chiudiamo gli occhi e insieme a lei sogniamo che «torneremo a prenderci i nostri luoghi, la nostra terra, prigioniera di una regina cattiva a cui non riusciremo a strapparla, non senza lottare. Vedo. Vedo arrivare gente da ogni dove. A passo lento le donne e gli uomini di pace percorrono questi sentieri scoscesi».

Nonostante si continui a fuggire, chi va via lontano ha sempre nel cuore la terra dove nascono le fughe e i sogni, la terra dove si è nati.

 

Serena Intelisano


(www.excursus.org, anno III, n. 19, febbraio 2011)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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