Anno III            

n.25                     Agosto 2011

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

Il ritorno dell'emigrante

 nei luoghi dell'infanzia

 di Serena Intelisano

Da Bonfirraro Editore la storia

 di un borgo siciliano narrata

 tramite i giovani in fuga al Nord

 

 

 

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Cu nesci rinesci (Bonfirraro Editore, pp. 160, € 12,00) è l’opera prima di Beatrice Vacirca Arena, siciliana doc trapiantata al Nord e per questo conoscitrice privilegiata dell’essere emigrante, colui che lascia la sua terra per “riuscire”, in cerca di qualcosa di meglio.

 

Ma è sempre così? È più fortunato chi va o chi resta?

La risposta può cambiare in base ai diversi punti di vista, analizzati entrambi dall’autrice di questo piacevole romanzo che narra, mediante le storie dei tanti migranti, l’evoluzione di un piccolo paesino dell’entroterra siciliano. Gli usi e i costumi dei “valguarnesi” vengono raccontati attraverso le vicissitudini di famiglie che, con nostalgia ma anche con orgoglio, vedono partire i propri figli verso il Nord (che sia Italia o Estero poco importa) ed accoglierli con grande entusiasmo al loro ritorno.

 

Siamo nella seconda metà del Novecento, a Valguarnera ancora tante sono le cose che non si conoscono, la modernità che sta conquistando a poco a poco l’Occidente con difficoltà riesce a scardinare gli antichi equilibri delle zone più remote.

Chi parte viene visto da chi resta come un’entità nuova e misteriosa, e la famiglia stessa acquisisce una luce diversa agli occhi degli altri, viene considerata privilegiata in quanto l’emigrante investe poi i soldi guadagnati nel paese natìo: «bastava che la madre si comprasse un paio di scarpe, le pentole per la casa o il lenzuolo per il corredo della figlia, per darne tutto il merito al figlio emigrato. Se poi si dava mano ai muratori per ntuncàr a càmara il sospetto veniva confermato all’unanimità: “Chiss, tutt i sord da Francia sun!”».

Dopotutto il luogo d’origine è il primo pensiero dell’emigrante: manda lì i suoi guadagni, creando sviluppo ed occupazione e quindi incidendo notevolmente sulla sua trasformazione.

 

L’emigrato in vacanza nel paese natìo veniva visto come una star, ogni sua uscita pubblica era un susseguirsi di incontri con i concittadini curiosi di conoscere come fosse la vita al di fuori del proprio piccolo centro. Le donne poi dovevano ritenersi più che fortunate se si fidanzavano, anzi se le famiglie riuscivano a combinare un fidanzamento, con un uomo che le avrebbe portate lontano, e se per caso qualcosa andava storto, era ovviamente colpa della ragazza e non dell’uomo emigrante, sicuro ed affidabile.

 

Ma era davvero oro tutto quello che luccicava? L’emigrante viveva davvero da re lontano dalla sua casa?

Anche se così non fosse stato, come avrebbe potuto dire ai suoi cari che al Nord, o all’Estero, lui era solo uno dei tanti, parte di un mondo industrializzato in cui aveva perso la sua identità, ed era solo un numero in mezzo ai numeri e la sua vita era scandita dalle lancette dell’orologio che frenetiche lo accompagnavano durante l’arco di tutta la giornata?

Questa era la “triste” realtà che potevano scoprire i genitori che col passare del tempo iniziarono ad avventurarsi oltre lo Stretto di Messina e a recarsi in visita ai figli, per portare

con sé al ritorno un'altra verità: l’emigrante appariva come dissanguato dall’acquisto della sua casa al Nord, dalle spese, dalle esigenze, da tutto ciò insomma che all’estero e al Nord costava il triplo che al Sud.

Allora ecco che i genitori “tornavano” ad aiutare i figli con le loro piccole pensioni.

 

I tempi dunque cambiavano, e anche i paesi come Valguarnera iniziavano a vedere quei segni di modernità che prima erano appannaggio dei soli emigranti. La figura stessa di questi ultimi andava via via ad “inflazionarsi”, dato che ormai ce n’erano troppi e da troppo tempo, e addirittura era Valguarnera ad andare incontro alle esigenze del suo emigrante.

«Come una cometa che sorge, brilla e tramonta, la stella dell’emigrante era dunque in netto e rapido declino. Nel nostro paese sorgeva quella più luminosa del diplomato».

La generazione che stava andando a formarsi con la sua istruzione avrebbe combattuto i mali secolari che affliggevano il paese: l’ignoranza, il malcostume e i pregiudizi. A Valguarnera non si sognava più un figlio emigrante bensì un figlio “diplomato” che avrebbe portato “signorilità” in famiglia!

 

Cu nesci rinesci, in conclusione, è la descrizione di una società, quella degli emigranti, che parte altrove per trovare condizioni di vita migliori, ma sa in cuor suo che non c’è posto più caro della propria terra, delle proprie radici. E anche l’emigrato più fortunato, quello che è davvero diventato ricco lavorando al Nord, fugge e torna, non appena possibile, nel luogo della sua infanzia, nella terra che l’ha fatto diventare quello che è.

 

Serena Intelisano

 

(www.excursus.org, anno III, n. 25, agosto 2011)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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