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Emanuela Susmel,
autrice de Un sogno chiamato Vittoria (Prefazione
di Rino Tripodi, inEdition/Collane di
LucidaMente, pp. 278, € 14,90), scrive come
premessa al romanzo che «Tutto ciò che accade
nella vita, bello o brutto che sia, ha comunque
ragion d’essere»,
e proprio su questo assunto si basa il suo
racconto che attraversa i vari momenti che
compongono la vita.
Il sogno riportato
nel titolo del libro è quello che un po’ tutti i
protagonisti hanno, ovvero il desiderio di avere un
figlio, il desiderio di conoscere la verità.
La verità infatti,
è qualcosa che il lettore non conosce subito, ma ne
intuisce la presenza chi ne è spaventato, chi è in
lotta con sé stesso perché vorrebbe finalmente
liberarsi da un segreto o chi semplicemente non la
conosce perché non crede sia possibile una vita
alternativa a quella che già si ha.
L’autrice è brava
nel ricreare quest’attesa, nello spingere il lettore
ad uscire dall’atmosfera di mistero in cui vivono i
personaggi, atmosfera resa con l’utilizzo di
flashback, salti temporali, frasi non dette ma
lasciate intuire.
Ed è abile in
questo suo disseminare di “indizi” il racconto, nel
far capire che esiste un’altra protagonista oltre a
quella la cui esistenza è manifestata sin
dall’inizio del romanzo.
Protagoniste di
Un sogno chiamato Vittoria sono due bambine,
diverse tra loro e che ignorano l’esistenza l’una
dell’altra. Due bambine differenti anche perché
cresciute in due ambienti familiari opposti, l’uno
pieno di amore, l’altro fatto di indifferenza,
sfruttamento, solitudine.
Costanza ha due
genitori che la amano, che l’hanno desiderata
ardentemente; ha due nonni che stravedono per lei, e
nel corso della la sua esistenza si circonderà anche
di preziose amicizie. Tia invece conosce solo la
severità, l’obbedienza a due genitori che mai le
hanno dimostrato affetto, che la considerano solo
per l’aiuto che può dare alla loro attività di
famiglia.
Queste differenti
vite segneranno profondamente le due bambine, e ne
forgeranno il carattere. Saltano subito all’occhio
le diverse personalità e il diverso modo di
esprimersi delle due bambine. L’una da sempre
coccolata e protetta vive la sua infanzia come ogni
bambina, non ha desideri particolari, se non quelli
più comuni. L’altra, nonostante la giovane età,
sembra molto più matura, si esprime come se fosse
già donna, ed ha bene in mente cosa vuole, pur
scoprendolo solo attraverso l'incontro con una
persona che saprà stimolarla e spingerla a
perseguire i propri sogni.
Tia più di Costanza
sembra avere spazio nel romanzo, proprio perché
l’autrice nel parlare della seconda si sofferma
anche sulle storie dei suoi familiari, che talvolta
vivono vicende proprie, ma che comunque servono a
delineare meglio il contesto familiare in cui vive
Costanza. Tia è fondamentalmente sola, perciò quando
l’autrice si sofferma su di lei le lascia tutto il
“palcoscenico”, e il lettore è portato quasi ad
affezionarsi più a lei, a prendere a cuore le sue
vicissitudini. La Susmel riesce a rendere bene le
differenze tra le protagoniste, riecrando due mondi
opposti, che però alla fine verranno a contatto.
Come scrive Rino
Tripodi nella sua
Prefazione,
leggendo il romanzo si può notare come l’autrice
affronti diverse tematiche. In primo luogo i legami
familiari, che come si è detto sopra, delineano la
personalità delle protagoniste.
Viene poi il mondo
dell’infanzia, descritto dalla Susmel con una grande
capacità nel rappresentare i pensieri e i timori
delle piccole protagoniste, anime delicate e fragili
esposte alla violenza degli adulti e del mondo.
Con sensibilità
l’autrice esplora il rapporto bambini-adulti in
tutti i suoi aspetti, non tralasciando quello della
violenza psicologica e della sopraffazione.
Altro tema
sviluppato è quello della femminilità, descritta in
tutte le sue sfaccettature: dalla maternità
all’orgoglio, che spinge a pretendere una vita
migliore, all'umilizione che in alcuni casi permette
di rafforzare il carattere, dalla passione alla
rabbia e all'amore.
Possiamo dire che
siamo di fronte ad un romanzo al femminile, in cui
le figure maschili fanno da contorno o comunque
“servono” per meglio strutturare i personaggi
femminili.
Nel narrare questa
storia l’autrice non dimentica di fare riferimento
all’attualità del nostro Paese. La storia si svolge
fra Bologna e due cittadine nei dintorni del
capoluogo emiliano, in un arco temporale che va
dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni
Ottanta. Proprio qui non dimentica di inserire due
avvenimenti che da allora sono rimasti impressi
nella memoria degli italiani: la strage della
stazione di Bologna e il terremoto dell’Irpinia.
Questi eventi si mescoleranno alle piccole
quotidianità dei protagonisti, e metteranno in
discussione le loro sicurezze e le loro tranquille
esistenze.
Emanuela Susmel
compie un viaggio attraverso i sentimenti umani,
anteponendo a tutti l’amore, la speranza e il
coraggio. Questi tre insieme spingono ad andare
avanti, a lottare per ottenere quello in cui si
crede nonostante ci si trovi davanti a mille
difficoltà.
Questa forza,
questa determinazione, si evince anche da un dialogo
della piccola Tia con la nonna di Costanza:
«Una donna
speciale un giorno mi ha detto che, se avessi
desiderato qualcosa davvero nella mia vita, avrei
dovuto fare di tutto per ottenerlo».
«Credi che
avesse ragione?».
«Sono qui, ora:
giudicalo tu stessa!».
Serena Intelisano
(www.excursus.org,
anno II, n. 17, dicembre 2010)
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