Anno II            

n.17                     Dicembre 2010

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

I sogni sono desideri

che a volte si avverano

 di Serena Intelisano

La storia di due diverse infanzie

 raccontata con delicatezza

 in un romanzo targato inEdition

 

 

 

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Emanuela Susmel, autrice de Un sogno chiamato Vittoria (Prefazione di Rino Tripodi, inEdition/Collane di LucidaMente, pp. 278, € 14,90), scrive come premessa al romanzo che «Tutto ciò che accade nella vita, bello o brutto che sia, ha comunque ragion d’essere», e proprio su questo assunto si basa il suo racconto che attraversa i vari momenti che compongono la vita.

 

Il sogno riportato nel titolo del libro è quello che un po’ tutti i protagonisti hanno, ovvero il desiderio di avere un figlio, il desiderio di conoscere la verità.

La verità infatti, è qualcosa che il lettore non conosce subito, ma ne intuisce la presenza chi ne è spaventato, chi è in lotta con sé stesso perché vorrebbe finalmente liberarsi da un segreto o chi semplicemente non la conosce perché non crede sia possibile una vita alternativa a quella che già si ha.

 

L’autrice è brava nel ricreare quest’attesa, nello spingere il lettore ad uscire dall’atmosfera di mistero in cui vivono i personaggi, atmosfera resa con l’utilizzo di flashback, salti temporali, frasi non dette ma lasciate intuire.

Ed è abile in questo suo disseminare di “indizi” il racconto, nel far capire che esiste un’altra protagonista oltre a quella la cui esistenza è manifestata sin dall’inizio del romanzo.

 

 

Protagoniste di Un sogno chiamato Vittoria sono due bambine, diverse tra loro e che ignorano l’esistenza l’una dell’altra. Due bambine differenti anche perché cresciute in due ambienti familiari opposti, l’uno pieno di amore, l’altro fatto di indifferenza, sfruttamento, solitudine.

 

Costanza ha due genitori che la amano, che l’hanno desiderata ardentemente; ha due nonni che stravedono per lei, e nel corso della la sua esistenza si circonderà anche di preziose amicizie. Tia invece conosce solo la severità, l’obbedienza a due genitori che mai le hanno dimostrato affetto, che la considerano solo per l’aiuto che può dare alla loro attività di famiglia.

 

Queste differenti vite segneranno profondamente le due bambine, e ne forgeranno il carattere. Saltano subito all’occhio le diverse personalità e il diverso modo di esprimersi delle due bambine. L’una da sempre coccolata e protetta vive la sua infanzia come ogni bambina, non ha desideri particolari, se non quelli più comuni. L’altra, nonostante la giovane età, sembra molto più matura, si esprime come se fosse già donna, ed ha bene in mente cosa vuole, pur scoprendolo solo attraverso l'incontro con una persona che saprà stimolarla e spingerla a perseguire i propri sogni.

 

Tia più di Costanza sembra avere spazio nel romanzo, proprio perché l’autrice nel parlare della seconda si sofferma anche sulle storie dei suoi familiari, che talvolta vivono vicende proprie, ma che comunque servono a delineare meglio il contesto familiare in cui vive Costanza. Tia è fondamentalmente sola, perciò quando l’autrice si sofferma su di lei le lascia tutto il “palcoscenico”, e il lettore è portato quasi ad affezionarsi più a lei, a prendere a cuore le sue vicissitudini. La Susmel riesce a rendere bene le differenze tra le protagoniste, riecrando due mondi opposti, che però alla fine verranno a contatto.

 

Come scrive Rino Tripodi nella sua Prefazione, leggendo il romanzo si può notare come l’autrice affronti diverse tematiche. In primo luogo i legami familiari, che come si è detto sopra, delineano la personalità delle protagoniste.

Viene poi il mondo dell’infanzia, descritto dalla Susmel con una grande capacità nel rappresentare i pensieri e i timori delle piccole protagoniste, anime delicate e fragili esposte alla violenza degli adulti e del mondo.

Con sensibilità l’autrice esplora il rapporto bambini-adulti in tutti i suoi aspetti, non tralasciando quello della violenza psicologica e della sopraffazione.

 

Altro tema sviluppato è quello della femminilità, descritta in tutte le sue sfaccettature: dalla maternità all’orgoglio, che spinge a pretendere una vita migliore, all'umilizione che in alcuni casi permette di rafforzare il carattere, dalla passione alla rabbia e all'amore.

Possiamo dire che siamo di fronte ad un romanzo al femminile, in cui le figure maschili fanno da contorno o comunque “servono” per meglio strutturare i personaggi femminili.

 

Nel narrare questa storia l’autrice non dimentica di fare riferimento all’attualità del nostro Paese. La storia si svolge fra Bologna e due cittadine nei dintorni del capoluogo emiliano, in un arco temporale che va dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Ottanta. Proprio qui non dimentica di inserire due avvenimenti che da allora sono rimasti impressi nella memoria degli italiani: la strage della stazione di Bologna e il terremoto dell’Irpinia. Questi eventi si mescoleranno alle piccole quotidianità dei protagonisti, e metteranno in discussione le loro sicurezze e le loro tranquille esistenze.

 

Emanuela Susmel compie un viaggio attraverso i sentimenti umani, anteponendo a tutti l’amore, la speranza e il coraggio. Questi tre insieme spingono ad andare avanti, a lottare per ottenere quello in cui si crede nonostante ci si trovi davanti a mille difficoltà.

Questa forza, questa determinazione, si evince anche da un dialogo della piccola Tia con la nonna di Costanza:

«Una donna speciale un giorno mi ha detto che, se avessi desiderato qualcosa davvero nella mia vita, avrei dovuto fare di tutto per ottenerlo».

«Credi che avesse ragione?».

«Sono qui, ora: giudicalo tu stessa!».

 

Serena Intelisano

 

(www.excursus.org, anno II, n. 17, dicembre 2010)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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