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Il 1492 non è solo
l'anno della scoperta dell'America, ma anche l'anno
in cui prendono vita le vicissitudini dei personaggi
de Il santo marrano (Pungitopo, pp. 128,
€14,00), l'ultimo romanzo del giornalista Giuseppe
Sicari. Ma chi è questo "santo marrano"? Altri non è
che Sant’Angelo, il patrono della cittadina di
Licata, luogo della narrazione.
Qui incontriamo il
tenente Angelo Maniscalco, che rivolgendosi al
lettore come se gli stesse innanzi, lo accompagna
per tutta la narrazione raccontando i fatti che
sconvolgono la tranquilla vita quotidiana del centro
agrigentino. Abituato ad occuparsi di sparizioni di
fichi dagli orti dei nobili, o di «voluminosi
cilindri fecali» depositati davanti alla banca di
don Matteo Marsala, il nostro Maniscalco ad un certo
punto si troverà davanti ad uno sconvolgente caso di
omicidio.
Infatti, la
vittima, un uomo, verrà ritrovata infatti senza i
genitali, e ciò sembrerebbe implicare un movente di
carattere passionale... Ma quello che renderà ancora
più intricato il ritrovamento di questo cadavere
sarà la sua identità: all’inizio sembra che si
tratti di un qualunque bazzariotu, un
venditore ambulante, ma i progressi delle indagini
porteranno il tenente a scoprire un’altra verità.
Nonostante tutta
Licata si trovi in fermento per questo omicidio, lo
sarà ancora di più con l'arrivo di un rappresentante
della Santa Inquisizione, Padre Di Salvo, giunto per
processare quanti sono accusati di apostasia, cioè
di tradimento della fede cristiana.
Infatti sono tanti
i marrani in paese, cioè gli ebrei che per
interesse o per amore si sono convertiti al
cristianesimo, e qualcuno, sotto sotto, continua a
professare l'originaria confessione. È un arrivo che
crea un gran trambusto, perché la numerosa comunità
ebraica è ben integrata con il resto della
popolazione, i cui più alti esponenti spesso si
affidano alla bravura di medici ebrei anziché a
quella dei colleghi cristiani, come vorrebbe il loro
credo. Una convivenza pacifica insomma, degna della
grande capacità dei siciliani di vivere da sempre
insieme agli "altri", un melting pot che non
ha fatto che arricchire la storia e la cultura
regionale.
Questo "idillio"
viene però interrotto dal decreto di espulsione
voluto dall’inquisitore Torquemada (la Sicilia è
dominio spagnolo) proprio nel 1492, che porterà a
molteplici situazioni spiacevoli: gli ebrei saranno
costretti ad abbandonare tutto, le ricchezze di una
vita, gli oggetti cari, gli amori.
Dopo un'accurata
ricerca Giuseppe Sicari riporta alla vita alcuni
personaggi ricordati in documenti antichi e ne
inventa altri che combaciano perfettamente con le
caratteristiche dell'epoca. Quello che l'autore
presenta è un vasto corollario del genere umano.
Infatti, oltre al già citato Maniscalco, troviamo:
il colto medico Prospero Mussumeci, proprietario di
un'antica statua agognata da molti; il ricchissimo
Francesco Crispo, nuovo cristiano, i cui interessi
abbracciano varie parti del mondo; la vedovella
Manna che insegna ricamo; ed una variopinta folla
di personaggi minori divertenti e bizzarri, soldati,
donne di malaffare, cerusici, macellai, fabbri e
venditori ambulanti.
Con dovizia di
particolari viene raccontata la storia di una parte
di Sicilia, e l’autore lo fa curando anche il
linguaggio del racconto, ricco e garbato, senza
dimenticare la vena ironica che coinvolge il
lettore. Ingegnoso l'uso della voce narrante che
sembra colloquiare direttamente con chi legge,
ponendo domande, e a volte evitando di dire
"troppo", in modo da non togliere il gusto della
scoperta.
Particolarmente
ricca è la ricostruzione storica che, insieme alla
pura invenzione, rende Il santo marrano una
piacevole lettura, che regala diversi spunti di
riflessione sul fatto che, nonostante passino i
secoli, la Storia sembra non cambiare mai: il
“diverso” è stato sempre considerato una minaccia da
eliminare, purtroppo non solo metaforicamente.
Allo stesso tempo,
però, il romanzo di Giuseppe Sicari ci ricorda anche
come la convivenza e la multiculturalità siano una
preziosa risorsa che arricchisce la storia di un
popolo e aiuta la sua evoluzione. Ciò che impedisce
alle persone di vivere insieme sono l'ignoranza e la
paura, non le differenze.
Serena
Intelisano
(www.excursus.org,
anno III, n. 23, giugno 2011)
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