Anno II            

n.9                     Aprile 2010

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

Sinistri e nascosti misteri

sotto i portici di Bologna

 di Serena Intelisano

Come dietro la c.d. "normalità"

 si possano celare orribili segreti.

 Un romanzo targato inEdition

 

 

 

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Una delle protagoniste del romanzo di Davide Piazzi I delitti della terza via (Introduzione di Rino Tripodi, inEdition/Edizioni di LucidaMente, pp. 180, € 14,00) è senza dubbio la sua città: Bologna. Essa non fa solo da sfondo a questo intenso thriller, ma vive attraverso le sue vie, i suoi portici, i suoi colori e i suoi profumi. Descritta ora con toni cupi ora con toni romantici, ha, per effetto della neve, bianco nitore che tutto avvolge, una dimensione soffusa e ovattata: «La seconda neve dell'anno cadeva copiosamente sulla città. Pur essendo notte fonda, c'era un biancore quasi abbagliante, grazie alla luce dei lampioni che veniva amplificata e riflessa infinite volte dai fiocchi bianchi che scendevano lenti e leggeri. Le case, i tetti di Bologna, completamente ricoperti, avevano acquistato un candore che in realtà non avevano più da tempo, per il potere che solo la neve ha di far sembrare tutto più pulito e puro, coprendo e uniformando ogni cosa su cui essa si posi». Parole, quelle dell'autore, che celano una malinconia verso la spensieratezza che una volta si respirava in città, ma che ora è stata messa da parte da orrori che nessuno vorrebbe esistessero.

 

I delitti della terza via, romanzo dall'enigmatico titolo, inizia con un'aggressione ad un normale cittadino, un barista che stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro. Sembrerebbe il semplice atto di un delinquente qualunque se non fosse per le parole che egli pronuncia prima di abbandonare la sua vittima: «La terza via è aperta».

Da quel momento sarà chiaro che le vie di Bologna saranno lo scenario nel quale si muoverà uno psicopatico con un preciso disegno. Parte così la lunga carrellata di personaggi che Piazzi ci presenta uno ad uno, ognuno con la propria storia, con le proprie insoddisfazioni e dolori, ma anche con l'apparenza di una vita perfetta, dietro la quale si celano orribili segreti. L'autore nel descrivere i protagonisti si avvale dell'uso di flashback, che meglio delineano la psicologia di ognuno.

 

Subito è evidente un'importante dicotomia: da una parte, infatti, abbiamo Giorgio Macchiavelli, l'investigatore privato detto “Macchia”, che con l'aiuto del suo amico Luciano Solmi, detto “Lozzi”, rappresenta il Bene, in quanto cercherà di venire a capo degli strani episodi di violenza verificatisi in città; dall'altra, un’ulteriore coppia, questa volta di fratelli, che invece si sporcano le mani di pesanti atrocità, e che quindi incarnano il Male. Non siamo in presenza solo della classica lotta tra giustizia e criminalità, ma soprattutto di una lotta atavica.

 

Piazzi ci racconta dell'ambiguità del reale, di quelle vite che dal di fuori sembrano perfette, di famiglie normalissime, rispettabili. Dietro questo velo di normalità a volte si nascondono orrori inimmaginabili, di cui anche una volta scoperti non ci si può capacitare. E che dire del dolore di chi ha inconsapevolmente vissuto per anni con questi “mostri”?

L'uomo è un essere misterioso, è capace di commettere malvagità che hanno senso solo agli occhi di una mente malata, che non vede niente di male nel compierle ma il pieno  soddisfacimento dei propri insani bisogni.

 

L'autore è abile nel descrivere le psicosi di una mente calcolatrice, malvagia, che non può dirsi pazza perché dietro gesti tanto efferati c'è un individuo che ragiona, “capace di intendere e di volere” così bene da crearsi un'immagine alternativa, da mostrare al mondo che non deve sapere cosa si cela dietro.

E dopotutto la nostra società non ci mostra quotidianamente casi del genere? Persone normali che all'improvviso uccidono, anche in modo crudele. Possiamo dire che sono tutti folli? O forse è più consono parlare di cattiveria ed egoismo? Ma c'è anche chi è tormentato da tutto questo male in cui si ritrova coinvolto, un uomo dalla mente debole, e anche per lui l'autore ci offre una descrizione dettagliata delle sue ansie, dei suoi tormenti, che lo porteranno più avanti ad una presa di coscienza dagli importanti risvolti, e che ci potrà confondere sul chi sia la vittima e chi il carnefice.

 

Piazzi, che con I delitti della terza via per la prima volta si cimenta con il genere del romanzo giallo, fa un ottimo lavoro nel creare quella suspense che è d'obbligo in un thriller che si rispetti. Tassello dopo tassello ci caliamo nei panni dell'investigatore “Macchia” e insieme a lui l'autore ci permette, coinvolgendoci, di venire poco alla volta a capo di questi misteri, seminando qua e là gli indizi.

 

Questo mondo ormai corrotto dalla violenza sembra però non volersi arrendere, vuole ancora che sia il Bene a trionfare: infatti, scrive Rino Tripodi nella sua Introduzione, Bologna, città che vive dentro questo romanzo, «chiede nel finale dell'opera, con un commovente “brontolio”, di non essere abbandonata al suo destino».

 

Serena Intelisano

 

(www.excursus.org, anno II, n. 9, aprile 2010)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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