|
«Conosciamo
davvero chi abbiamo accanto?». Questo è quanto
recita la retrocopertina di Jodi (A.Car
Edizioni, pp. 170,
€
12,00) dello scrittore romano Fabio Monteduro, al
suo quarto romanzo. Il mistero che avvolge chi ci
sta accanto, la doppia vita che un essere umano può
condurre all'oscuro di chi lo circonda, sono al
centro di questo intenso thriller, che si mescola
all'horror cercando di creare un perfetto connubio
tra i due generi, con un risultato carico di
suspense e stupore.
Jodi
è un thriller perché abbiamo una serie di strani
omicidi, opera di un misterioso e sinistro serial
killer, e polizia e magistratura a caccia del
colpevole.
Jodi
è un horror, sopratutto sul finale che non mancherà
di stupire il lettore, perché ha come sfondo il
mondo dell'occultismo, delle società segrete, i cui
adepti quasi fanno un patto col diavolo per
soddisfare la propria sete di potere.
L'autore, grazie al
suo stile, che è stato definito “cinematografico”,
ci regala una lettura scorrevole e che quasi ci
permette di “vedere” la storia narrata, ideale per
una trasposizione cinematografica.
Il romanzo è diviso
in due diversi archi temporali. Il primo, col quale
si apre la storia è il 2007, e qui subito Monteduro
ci presenta la protagonista: Jodi. È una bella donna
che ha tutto: un lavoro estremamente remunerativo,
un marito che la ama, una comoda casa. Insomma
conduce una “bella vita”. Ma tutto questo sta per
cambiare per sempre.
È
davvero la donna che tutti credono che sia?
Il secondo arco
temporale si riferisce al passato, ed inizia cinque
anni prima. Qui Jodi sembra essere messa in secondo
piano (ma è veramente così?) da altri protagonisti,
su tutti il commissario Spada. Personaggio che fa
subito simpatia, incarna la figura del poliziotto
ideale (lontano dalle immagini che spesso la cronaca
ci propone), serio, leale, onesto, che ama talmente
il suo lavoro da incaponirsi su un'inchiesta
difficile, osteggiato da “poteri forti”, e che non
abbandonerà fino a quando non ne verrà a capo. Al
suo fianco l'ispettore Vanni, di cui l'autore
calcherà l'accento toscano. I due si troveranno per
le mani una serie di strani e inquietanti omicidi,
opera probabilmente di un serial killer, e tutti
accomunati da un numero, l'11. Questo particolare
farà convincere il commissario Spada che non si
tratta dell'opera di un “semplice” pazzo, ma di uno
spietato assassino che ha in mente un piano preciso,
e che lo condurrà in un mondo oscuro: quello delle
logge massoniche, delle società segrete,
dell'occultismo.
Sorprendente la
scelta di Monteduro per l'arma dei delitti perché
inusuale, e molto interessanti sono i segreti della
numerologia che stanno dietro gli omicidi.
La numerologia, ovvero lo
studio della possibile relazione mistica o esoterica tra
i numeri e le
caratteristiche o le azioni di oggetti fisici ed
esseri viventi, ha da sempre incuriosito gli uomini.
Che ci si
creda o meno, sono affascinanti i segreti che
ricoprono i numeri, spesso si dà tutto per scontato,
si pensa che le cose che accadono siano semplici
coincidenze, ma se dietro tutto ci fosse un altro
significato?
Il romanzo si
chiude, nell'ultimo capitolo, con un ritorno al
presente. I misteri del passato riemergono
all'improvviso, quasi per caso, facendo avvicinare
tutti i protagonisti incontrati durante la lettura,
i quali verranno condotti verso un finale
“sorprendente”.
Leggendo Jodi
è inevitabile non accorgersi di come Fabio
Monteduro abbia strizzato l'occhio all'attualità nel
suo racconto. In particolare, il lettore leggendo la
descrizione dei delitti, compiuti all'Università di
Roma, e quella dei primi sospettati, per
associazione di idee sicuramente penserà ai tristi
fatti di qualche anno fa che videro la tragica morte
di una studentessa romana, Marta Russo.
Così come trattando
l'argomento delle società o associazioni segrete ci
si rende conto di come queste facciano da sempre
parte della storia del nostro Paese, come ne stiamo
avendo prova proprio nelle ultime settimane con lo
scandalo della P3.
Una piacevole e
scorrevole lettura quella di Jodi, che sa
prendere gli amanti del giallo e non, riuscendo a
coinvolgere i lettori incuriositi da questi
misteriosi omicidi e a trasmettere la voglia di
venirne a capo insieme al commissario Spada.
Da tempo ormai
l'Italia possiede abili scrittori “noir” che nulla
hanno da invidiare ai cugini esteri, e certamente
Fabio Monteduro rientra tra questi.
Serena
Intelisano
(www.excursus.org,
anno II, n. 13, agosto 2010)
|