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«Ecco mia cara Eugénie, come
ragionano certe persone, ed io, con la mia
esperienza e gli studi compiuti, aggiungo che la
crudeltà, ben lungi dall'essere un vizio, è il primo
sentimento che la natura umana imprime in noi. Il
bambino rompe il suo giocattolo, morde la mammella
della sua nutrice e rompe il collo a un piccolo
passerotto, molto tempo prima dell'età della ragione».
Il Marchese De Sade sosteneva che la crudeltà
non fosse un vizio, bensì una virtù, in quanto altro
non è che l'energia dell'uomo non ancora corrotta
dalla civiltà. Certamente un principio molto lontano
dal comune modo di pensare dell'uomo moderno per il
quale è la fratellanza, l'umanità ad essere una
delle più elevate virtù.
La crudeltà è qualcosa di
abominevole, da allontanare, da punire: ma non è
così per uno dei protagonisti de L'appuntamento
(inEdition/Collane
di
LucidaMente,
pp. 124, € 12,00), ultima fatica dello scrittore e
sceneggiatore fiorentino Leonardo Marini. Infatti
Giacomo fa sue proprio le parole di De Sade per
filosofeggiare sulla natura umana e per giustificare
in qualche modo l'atto che vuole compiere insieme ad
Ilario: i due, conosciutisi in chat decidono di
incontrarsi per “dar vita” ad uno dei più tremendi
tabù della nostra società, ovvero il cannibalismo. È
questo l’appuntamento
che dà il titolo al romanzo.
Tabù, vero, ma non
bisogna pensare che si tratti soltanto di un tema di
fantasia, da letteratura:spesso la vita reale ci
sorprende e sa superare l'immaginazione. Per
esempio, qualche anno fa le cronache di tutto il
mondo riportarono la notizia del tedesco Armin
Meiwes, condannato per aver ucciso e poi per essersi
cibato con il corpo della sua vittima che aveva
accettato volontariamente di farsi mangiare.
Marini non è interessato al mero fatto, ma
soprattutto alla psicologia dei due personaggi:
attraverso i dialoghi tra i due personaggi emerge la
ricerca, da parte dell’autore, delle ragioni che li
spingono a questo estremo sacrificio.
Ma chi sono i protagonisti? Uno è Giacomo, un uomo
che ha superato la cinquantina, profondamente
asociale, con una grande angoscia che porta dentro
fin dall'infanzia. Sembra quasi non avere interesse
per la vita, non si cura, trascura se stesso e la
piccola casa in cui vive. Unica compagnia sono i
suoi quadri, che però puntualmente getta
nell'immondizia. L'altro è Ilario, un ragazzo che,
al contrario, è pieno di vita, stranamente gioioso
se si pensa a cosa sta andando in contro. Ha una vita sociale, un lavoro che lo soddisfa, una
famiglia che lo ama e che ama, degli amici. Insomma,
una vita normale. Eppure c'è qualcosa che lo
disturba, che lo spinge a mettere un annuncio su
Internet per far sì che qualcuno soddisfi il suo
macabro desiderio.
L'appuntamento
è la descrizione dell'incontro tra i due, e
dell'intera giornata che passeranno insieme. Il
romanzo è suddiviso in quattro capitoli: nel primo,
intitolato vigilia, Marini ci presenta i due
personaggi alle prese con le loro vite ordinarie
prima dell'incontro.
Da subito, nella descrizione alternata dei due è
evidente la differenza dei caratteri. I brevi
paragrafi che compongono la vigilia dedicati
ad Ilario sono colmi di dialoghi, segno della sua
socievolezza e del fatto che è sempre circondato da
altre persone. Quelli dedicati a Giacomo, invece,
sono prevalentemente descrittivi, e rappresentano il
resoconto della sua vita solitaria. I successivi tre
capitoli sono intitolati rispettivamente mattina,
pomeriggio e sera, quasi a scandire il
passare delle ore di questa lunga giornata.
La scrittura di Marini è molto scorrevole, così da
leggere il suo romanzo tutto d'un fiato.
Descrivendo perfettamente le emozioni dei due
protagonisti attraverso i loro gesti, le loro
sensazioni, si riesce subito a capire cosa stiano
provando. È da sottolineare che nonostante
l'argomento trattato il romanzo non diventa mai
scabroso, violento, grazie anche al linguaggio
utilizzato dall’autore. Anzi, non appena Giacomo e llario si incontrano, e iniziano a conoscersi,
vengono alla luce nuovi sentimenti, come la
tenerezza, la compassione, l'amore, la serenità, che
sono in netto contrasto con la morte.
Fin dall'inizio sembra quasi che quest'ultima sia
lontana dai loro propositi, soprattutto da quelli di
Ilario, che si emoziona ancora quando vede il mare,
che mostra una gran fame, che parla della sua vita
come se le fosse ancora attaccato e per nulla deciso
a perderla.
Ma quando i due si troveranno a parlare dell'azione
che intendono compiere, Ilario ne parlerà con fredda
lucidità, dirà: «Giacomo,
il mio corpo si ribellerà con tutta la forza.
[...] Se mi ribello, non avresti altra soluzione
che uccidermi immediatamente, e io questo non lo
voglio. Voglio assistere, voglio vedere. Fino in
fondo».
Così come Giacomo elencherà con la stessa freddezza
i vari coltelli che gli serviranno.
Qualcosa cambierà nelle ore successive,
sembra che i due vogliano ritardare sempre di più i
tempi, iniziano a piacersi, trovano degli interessi
comuni, come l'amore per la recitazione, e l'idea di
porre fine a questa nuova amicizia li spaventa.
Si iniziano a scorgere tra le righe sensi di
oppressione, il respiro che si fa sempre più forte,
l'angoscia che cresce. Si fa strada la paura. È una
scelta necessaria, la loro?
Sembrerebbe di sì dalle parole di Ilario:
«Giacomo, la nostra vita si
è persa. Il passato non conta più nulla, ci dà solo
dolore. E anche il futuro per noi non esiste. Lo sai
bene. Che cosa possiamo aspettarci io e te dagli
anni che verranno?».
Questi due uomini, accomunati dall'idea di non
essere padroni della propria vita, sono convinti di
sapere come fare ad esserlo, ma non hanno fatto i
conti, forse, con l'imprevedibilità della ragione
umana, con l'istinto innato alla sopravvivenza.
Serena Intelisano
(www.excursus.org,
anno II, n. 8, marzo 2010)
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