Anno II            

n.8                     Marzo 2010

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

Lo strano appuntamento

contro gli strazi della vita

 di Serena Intelisano

L'incontro per porre in essere

 un atto di cannibalismo rivela

 una nuova luce. Da inEdition

 

 

 

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«Ecco mia cara Eugénie, come ragionano certe persone, ed io, con la mia esperienza e gli studi compiuti, aggiungo che la crudeltà, ben lungi dall'essere un vizio, è il primo sentimento che la natura umana imprime in noi. Il bambino rompe il suo giocattolo, morde la mammella della sua nutrice e rompe il collo a un piccolo passerotto, molto tempo prima dell'età della ragione». Il Marchese De Sade sosteneva che la crudeltà non fosse un vizio, bensì una virtù, in quanto altro non è che l'energia dell'uomo non ancora corrotta dalla civiltà. Certamente un principio molto lontano dal comune modo di pensare dell'uomo moderno per il quale è la fratellanza, l'umanità ad essere una delle più elevate virtù.

 

La crudeltà è qualcosa di abominevole, da allontanare, da punire: ma non è così per uno dei protagonisti de L'appuntamento (inEdition/Collane di LucidaMente, pp. 124, € 12,00), ultima fatica dello scrittore e sceneggiatore fiorentino Leonardo Marini. Infatti Giacomo fa sue proprio le parole di De Sade per filosofeggiare sulla natura umana e per giustificare in qualche modo l'atto che vuole compiere insieme ad Ilario: i due, conosciutisi in chat decidono di incontrarsi per “dar vita” ad uno dei più tremendi tabù della nostra società, ovvero il cannibalismo. È questo l’appuntamento che dà il titolo al romanzo.

 

Tabù, vero, ma non bisogna pensare che si tratti soltanto di un tema di fantasia, da letteratura:spesso la vita reale ci sorprende e sa superare l'immaginazione. Per esempio, qualche anno fa le cronache di tutto il mondo riportarono la notizia del tedesco Armin Meiwes, condannato per aver ucciso e poi per essersi cibato con il corpo della sua vittima che aveva accettato volontariamente di farsi mangiare. Marini non è interessato al mero fatto, ma soprattutto alla psicologia dei due personaggi: attraverso i dialoghi tra i due personaggi emerge la ricerca, da parte dell’autore, delle ragioni che li spingono a questo estremo sacrificio.

 

Ma chi sono i protagonisti? Uno è Giacomo, un uomo che ha superato la cinquantina, profondamente asociale, con una grande angoscia che porta dentro fin dall'infanzia. Sembra quasi non avere interesse per la vita, non si cura, trascura se stesso e la piccola casa in cui vive. Unica compagnia sono i suoi quadri, che però puntualmente getta nell'immondizia. L'altro è Ilario, un ragazzo che, al contrario, è pieno di vita, stranamente gioioso se si pensa a cosa sta andando in contro. Ha una vita sociale, un lavoro che lo soddisfa, una famiglia che lo ama e che ama, degli amici. Insomma, una vita normale. Eppure c'è qualcosa che lo disturba, che lo spinge a mettere un annuncio su Internet per far sì che qualcuno soddisfi il suo macabro desiderio.

 

L'appuntamento è la descrizione dell'incontro tra i due, e dell'intera giornata che passeranno insieme. Il romanzo è suddiviso in quattro capitoli: nel primo, intitolato vigilia, Marini ci presenta i due personaggi alle prese con le loro vite ordinarie prima dell'incontro.

Da subito, nella descrizione alternata dei due è evidente la differenza dei caratteri. I brevi paragrafi che compongono la vigilia dedicati ad Ilario sono colmi di dialoghi, segno della sua socievolezza e del fatto che è sempre circondato da altre persone. Quelli dedicati a Giacomo,  invece, sono prevalentemente descrittivi, e rappresentano il resoconto della sua vita solitaria. I successivi tre capitoli sono intitolati rispettivamente mattina, pomeriggio e sera, quasi a scandire il passare delle ore di questa lunga giornata.

 

La scrittura di Marini è molto scorrevole, così da leggere il suo romanzo tutto d'un fiato. Descrivendo perfettamente le emozioni dei due protagonisti attraverso i loro gesti, le loro  sensazioni, si riesce subito a capire cosa stiano provando. È da sottolineare che nonostante l'argomento trattato il romanzo non diventa mai scabroso, violento, grazie anche al linguaggio utilizzato dall’autore. Anzi, non appena Giacomo e llario si incontrano, e iniziano a conoscersi, vengono alla luce nuovi sentimenti, come la tenerezza, la compassione, l'amore, la serenità, che sono in netto contrasto con la morte.

 

Fin dall'inizio sembra quasi che quest'ultima sia lontana dai loro propositi, soprattutto da quelli di Ilario, che si emoziona ancora quando vede il mare, che mostra una gran fame, che parla della sua vita come se le fosse ancora attaccato e per nulla deciso a perderla.

Ma quando i due si troveranno a parlare dell'azione che intendono compiere, Ilario ne parlerà con fredda lucidità, dirà: «Giacomo, il mio corpo si ribellerà con tutta la forza. [...] Se mi ribello, non avresti altra soluzione che uccidermi immediatamente, e io questo non lo voglio. Voglio assistere, voglio vedere. Fino in fondo». Così come Giacomo elencherà con la stessa freddezza i vari coltelli che gli serviranno. Qualcosa cambierà nelle ore successive, sembra che i due vogliano ritardare sempre di più i tempi, iniziano a piacersi, trovano degli interessi comuni, come l'amore per la recitazione, e l'idea di porre fine a questa nuova amicizia li spaventa.

 

Si iniziano a scorgere tra le righe sensi di oppressione, il respiro che si fa sempre più forte, l'angoscia che cresce. Si fa strada la paura. È una scelta necessaria, la loro?

Sembrerebbe di sì dalle parole di Ilario: «Giacomo, la nostra vita si è persa. Il passato non conta più nulla, ci dà solo dolore. E anche il futuro per noi non esiste. Lo sai bene. Che cosa possiamo aspettarci io e te dagli anni che verranno?».

Questi due uomini, accomunati dall'idea di non essere padroni della propria vita, sono convinti di sapere come fare ad esserlo, ma non hanno fatto i conti, forse, con l'imprevedibilità della ragione umana, con l'istinto innato alla sopravvivenza.

 

Serena Intelisano

 

(www.excursus.org, anno II, n. 8, marzo 2010)

 

 

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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