|
Divertente. Se
dovessimo scegliere un aggettivo per descrivere
Pace (Pungitopo, pp. 164, € 12,00), il primo
romanzo del messinese Graziano Delorda, è proprio
questo. Leggendo questo libro il lettore si farà non
poche risate, così come certamente se le sarà fatte
lo stesso autore durante la stesura del romanzo. Il
titolo riprende il nome di una località della
Riviera Nord di Messina, il Villaggio “Pace”. Qui si
consumeranno le marachelle di Gabriele Germanà, il
protagonista, assieme al gruppo di “simpatiche
canaglie” (e un po' teppistelli...) dei suoi amici.
Gabriele ha sette
anni quando i suoi genitori decidono di lasciare
Roma per tornare nella loro terra d'origine andando
ad abitare, appunto, al Villaggio “Pace”. Già deve
essere strano trasferirsi dalla capitale a Messina,
figuraratevi andare a vivere in una zona decentrata
della città. La famiglia Germanà, una famiglia
medio-borghese, si troverà in un contesto diverso da
quello abituale, immerso nelle case popolari, con
persone più semplici, ma non per questo sarà
difficile integrarsi. Il fatto poi che il padre del
protagonista abbia scritto “Dott.” davanti al nome
nella targhetta al portone di casa darà luogo a
simpatici equivoci che porteranno il vicinato a
chiedere consigli di salute al “Dottor Germanà”.
L'arrivo di
Gabriele a Messina non è però privo di traumi,
dopotutto la Città Eterna era l'unica realtà che
conosceva bene, lì aveva i suoi amichetti, le sue
abitudini; lui stesso afferma:
«Roma... come
suonava bene e rassicurante».
Ricominciare da capo vuol dire farsi nuovi amici
e... cambiare scuola! Questo luogo rappresenta quasi
una sorte di iniziazione alla vita: nel Villaggio
“Pace” vige la legge del più forte, bisogna
sgomitare per farsi rispettare e per emergere.
Tuttavia quello che subito colpisce il piccolo
protagonista è la bellezza dello Stretto di Messina:
«Anche il
corridoio era inondato dalla luce del sole e,
spettacolo nello spettacolo, il finestrone della
sala da pranzo mostrava un sacco di mare azzurro,
tantissimo e vicino».
E a poco a poco Gabriele apprezzerà non solo il
paesaggio, ma anche il vivere in un luogo quasi a
parte della città, una piccola località a misura di
bambino dove poter tranquillamente giocare per
strada, avventurarsi nella vicina campagna e
addirittura andare a scuola da solo!
Graziano Delorda ci
presenta una piccola realtà facilmente riconoscibile
in qualsiasi altro villaggio periferico di qualunque
altra città del Sud. Chi non ha mai sentito chiamare
con un particolare soprannome un vicino o il ragazzo
del bar della zona? A “Pace” c'erano per esempio
Dino “Opastotta”, “Unnimalupreistoricu”, Grazia
“Menzabucca”, Petru “Settipanzi”, Melu “Fochitesta”.
Lo stesso Gabriele era soprannominato “Pippo Franco”
e “Nasipompa”, dopotutto
«ognuno aveva le sue 'nciurie e se le
portava con stile».
Durante gli anni di
residenza a “Pace”, i mitici Ottanta, Gabriele,
attratto dai compagni più irrequieti e volgari, si
accompagnerà a delle vere e proprie canaglie, con
cui ne combinerà di tutti i colori, e proprio loro
saranno a svelargli uno dei grandi “misteri” della
vita: come veniamo al mondo? Insieme a loro vivrà
gli anni della pre-adolescenza in cui l'unico
pensiero fisso per un ragazzino è il sesso. Il sesso
sognato, immaginato, desiderato. Con i suoi
“compari”, Gabriele non si accontenterà solo di
guardare i giornaletti per adulti, ma cercherà di
rendere concreta quest'esperienza “da grandi”, e
chissà come andrà a finire...
Pace
è un romanzo pieno di trovate e di battute
divertenti, la lingua mischia un po' il dialetto e
un po' lo stile fumettistico (lo stesso Delorda, in
una recente presentazione, ha confessato il suo
debito verso i fumetti, in particolare Zagor):
ed infatti il racconto è ricco di onomatopee, ma la
struttura narrativa si presenta più complessa di
come potrebbe sembrare in apparenza. Per esempio,
una particolarità, voluta dall’autore, sta nel fatto
che Pace si apre e si conclude con un sogno,
un sogno fatto da Gabriele la prima notte passata
nella sua nuova casa di “Pace” all'inizio del
romanzo, e un sogno fatto dallo stesso protagonista,
ormai tredicenne, la prima notte nella nuova
abitazione di Messina, proprio nel finale. Questi
due sogni sembrano indicare entrambi la fine di
un'era e l'inizio di una nuova. Nel mezzo troviamo
il simpatico racconto del passaggio dall'infanzia
all'adolescenza di un ragazzino in cui tutti noi,
chi più chi meno, può trovare dei punti di contatto
con le proprie esperienze personali. Specialmente i
trentenni si ricorderanno della musica di quegli
anni, dei programmi tv, dei giochi e delle mode!
In conclusione,
Graziano Delorda ci fa rivivere un periodo
importante nell’esistenza di tuti noi, con le sue
avventure, le prime scoperte, le prime amicizie,
facendoci tuffare in un mondo di ricordi, ma senza
mai far trapelare un pizzico di malinconia, perchè
ogni età ha sempre qualcosa di nuovo e di eccitante:
l'importante è viverle appieno.
Serena Intelisano
(www.excursus.org,
anno III, n. 20, marzo 2011)
|