Anno I            

n.2                     Settembre 2009

 La lettura fa l'uomo completo [...] e lo scrivere fa l'uomo esatto (Francesco Bacone)                                                   Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

 

        

 Il segreto della felicità?

 Amare le piccole cose!

 di Serena Intelisano

 Al compiere dei cento anni,

un uomo ripercorre la sua vita.

In un testo edito da inEdition

 

 

 

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Definire Le felicità nascoste. Memorie involontarie di un bevitore di vino (Introduzione di Rino Tripodi, inEdition/Collane di LucidaMente, pp. 206, € 14,00) dello scrittore torinese Paolo Bonesso semplicemente un romanzo sarebbe abbastanza riduttivo. Infatti, Le felicità nascoste è molto di più: è l’esplorazione dei sentimenti dei protagonisti, è una guida alla scoperta di paesaggi incontaminati e di città affascinanti, ed è infine anche una “carta dei vini” scritta da un uomo profondamente amante del vino.

 

Ecco, questo romanzo è un viaggio indimenticabile attraverso luoghi, sapori, emozioni.

Il protagonista del libro è un uomo che si appresta a compiere cento anni, che ha trascorso una lunghissima vita ricca di avvenimenti, di incontri, di emozioni. Nonostante questo nel racconto predominano la frustrazione, il pentimento, la malinconia per aver vissuto quasi da spettatore solitario le emozioni che via via nascevano durante il suo cammino. Non che questo accadesse inconsapevolmente, ma volutamente, nella convinzione che il cinismo lo avrebbe potuto aiutare a sopravvivere, che l’essere distaccato lo avrebbe reso immune dalle «brevi passioni e dai grandi dolori di cui la vita è disseminata» .

 

Giunto al traguardo dei cento anni, Paolo, questo è il suo nome, non può non festeggiarlo, e lo fa in compagnia dei vini più buoni che abbia mai bevuto, i vini che lo hanno accompagnato per tutta la vita, e che si fa spedire nella sua dimora vicino al mare, luogo che fa da sfondo a quasi tutti i suoi ricordi, e scenario del suo ultimo giorno sulla Terra: «me ne vado incontro al mare, con i calzoni arrotolati e le caviglie nude. La mia pelle è vecchia, ma percepisce ancora la carezza delle alghe. [...] Vado incontro al mare per abbracciarlo e farmi abbracciare e sarà il mare amato di Istanbul e Lisbona, sarà il mare delle grandi barriere coralline e delle baie minuscole, sarà il mare che c’era dentro agli occhi delle persone che mi hanno preso per mano, accompagnato, consolato».

 

Il romanzo è diviso in capitoli, ognuno dei quali è intitolato con il nome di un vino e con quello del luogo in cui è stato gustato.

Il vino, dunque. Per il protagonista non è solo una bevanda, egli lo idealizza, lo anima.

A volte nel parlare delle sue amate bottiglie sembra quasi si rivolga a delle donne, le chiama «seducenti come modelle... Le loro schiene sono lisce come quelle delle ragazze di qua, gazzelle dalla pelle di velluto».

Ed è alle sue bottiglie che chiede aiuto ora che si avvicina la sua fine. Si vuol servire di loro per raggiungere l’incoscienza, il distacco, l’oblio : «ne ho bisogno per abbandonarmi per sempre, perché la morte non possa divorare i miei ricordi».

Ma anche il vino può essere traditore, è cosi fa il contrario, fa riemergere i ricordi di una vita, facendoli rivivere ancora una volta.

 

Quei ricordi che sebbene abbia tentato di sfuggire, puntualmente ritornavano sotto forma di tempesta, tempesta provocata dal pensiero di una misteriosa “lei”, l’unica donna veramente amata dal protagonista, ma che ha perduto. Una donna avvolta dal mistero che Paolo non svela forse per evitare quasi che altri si impossessino del suo ricordo, per fare in modo che appartenga solo a lui.

Ed è col pensiero di lei che ogni notte si addormenta.

Le donne come il vino, più del vino, sono le protagoniste di questo romanzo, tutte accomunate da una caratteristica: «erano tutte donne alla deriva, perdute in mezzo al mare, aggrappate a un galleggiante di fortuna, a un rimasuglio di tronco».

Sono donne che hanno sofferto, donne pure vittime dell’avidità dell'uomo, donne non amate ma solo possedute come oggetti.

Di particolare dolcezza è il ricordo delle giovani prostitute che sostavano davanti casa del protagonista, le chiama «angeli in catene». Con le sue parole l’autore riesce a trasmettere tutta la pena che il protagonista prova per loro, per questo mondo dove è permesso sfruttare giovani donne, alcune ancora bambine, per soddisfare le voglie dell’uomo che mai smetterà di sentirsi in diritto di fare ciò, che non abbandonerà mai il potere sulle donne che da solo si è arrogato.

Paolo prova frustrazione per non poter far nulla per aiutarle, e per questo si sente complice.

 

Bonesso fa un uso quasi magico delle parole, dona loro vita, e attraverso loro è capace di far rivivere luoghi che si riescono quasi a vedere chiudendo gli occhi. Come non trovare in questo similitudini con Gabriel Garçia Marquez, soprattutto nei capitoli ambientati in Sud America? Alcuni passi del romanzo sono esempi di pura poesia.

Inoltre l’autore usa un linguaggio ricco di sfumature, ricercato, tale da elevare le sue parole, che regala emozioni: «Sentivo, allora, il rumore che fanno le lacrime quando percorrono le guance e i loro tuffi sulle ginocchia; le udivo rotolare lungo le gambe e schiantarsi a terra con lo stesso fragore delle enormi rocce che franavano lungo la costa della montagna nelle piovose estati inoltrate della fanciullezza».

Bonesso prova un amore viscerale anche per la natura, tale da renderla vera protagonista dell’intero romanzo.

L’autore si sofferma nella descrizione dei luoghi e lo fa con sentimento, usando la natura anche per raccontare le emozioni: «Mi sento il mare in cui lei ha navigato, l’acqua che l’ha scoperta assetata e poi ristorata, il fuoco di legna che le ha scaldato i polpastrelli».

 

Attraverso le sue parole siamo convinti che Bonesso voglia darci un consiglio, voglia aprirci gli occhi e suggerirci di non lasciarsi scappare, come il protagonista del romanzo ha fatto, le “felicità nascoste”, quelle felicità che ci circondano, che si trovano negli altri, nella natura, nelle emozioni.

L’importante è non aver paura di trovarle.

 

Serena Intelisano

 

(www.excursus.org, anno I, n. 2, settembre 2009)

                     

  

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto, Serena Intelisano,

Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Giuseppe Martino, Antonella Rosanova

 

 

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