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Leggere
L'usignolo di provincia (Mauro Pagliai Editore,
pp. 92, € 8,00) ci riporta indietro nel tempo,
durante il Secondo Dopoguerra, contesto storico a
cui fa riferimento il romanzo, ma che si nota anche
nello stile dell'autore, nella sua scrittura rapida
ed essenziale.
Quest’ultimo lavoro
di Angelo Australi racconta il passaggio verso
l'adolescenza di Spartaco, un ragazzino che vive
nella provincia toscana, testimone dell'inizio di
una nuova epoca. Tra l’altro, non è solo il
protagonista de L'usignolo di provincia, ma
anche di due precedenti opere dell'autore: Zia
Oria (Mauro Pagliai Editore, 2003) e Dalla
foce alla sorgente (Pezzini, 2005).
Attraverso gli
occhi ingenui di Spartaco viene raccontata la
quotidianità di gente di provincia, di una famiglia
patriarcale formata dal nonno Rutilio, dal padre
Ernesto, dalla mamma Giulia e dalla nonna Ginetta.
Le giornate passano, sembrano tutte uguali, ma sullo
sfondo sta in realtà cambiando l’intera società, e
in particolare gli stili di vita. Il punto di vista
di Spartaco racconta questi mutamenti, e il giovane
saluta il nuovo con entusiasmo, non è pervaso, come
la sua famiglia, da quell'aura malinconica per i
“bei tempi andati” e dalla consapevolezza che in
Italia stanno cadendo le ideologie.
Al contrario il
protagonista è un ragazzino che segue i propri sogni
con la determinazione e la forza tipiche
dell'adolescenza. Alla promessa del nonno di
regalargli, se verrà promosso, un televisore,
assoluta novità per quegli anni ed elettrodomestico
che cambierà la vita degli italiani, Spartaco farà
di tutto, si impegnerà come non mai nello studio pur
di ottenere l'oggetto del suo desiderio. E proprio
il nonno, quel nonno un po' sarto un po' pensatore,
appassionato di arte e filosofia, è una figura di
riferimento importante, una sorta di mentore per
Spartaco, che dà preziosi consigli al nipote ricchi
di significato anche ai giorni nostri. In
un'occasione, per esempio, Rutilio dice al nipote: «Ti
auguro di studiare fino alla laurea, ma questo non
significa niente, ricordalo, perché sarà solo un
pezzo di carta per pulirci il culo se non impari a
conoscere i tuoi limiti. Cerca di capire dove stai e
dove puoi arrivare, così sarai grande anche se
sbucci patate tutto il giorno».
Di quel progresso
tanto ammirato in un primo momento da tutti è
vittima il padre Ernesto che, costretto a lasciare
la vetreria in cui lavorava perché ormai le
bottiglie di plastica “la fanno da padrone”, va a
lavorare in città in un'impresa edile. Diventare
pendolare modificherà non poco il suo modo di
essere: come molti uomini dell'epoca, e non solo,
alla sera torna stanco e apatico, e il suo stato ha
ripercussioni sull’intera famiglia: «Tutti
scontavano la sua insofferenza per la condizione di
pendolare».
Il boom economico
riuscirà a modificare anche le piccole realtà di
provincia, come quella descritta dall’autore, dove
le comunità erano ancora legate ad antichi riti di
convivenza, e dove i morti erano ancora presenze
ingombranti. Questo lo si evince dalla figura dello
zio da cui Spartaco ha preso il nome, un giovane che
morì a soli 22 anni sul finire della Seconda Guerra
Mondiale, e la cui scomparsa sembra non essere mai
stata accettata dal padre Rutilio.
Angelo Australi in fondo ci racconta la nostra
Italia, mostrandoci come i problemi di allora siano
all'origine di quelli odierni, e come sia difficile
staccarsi dal passato, un passato ingombrante che
impedisce di lasciarsi andare al nuovo e che quasi
costringe alla rassegnazione. Ma c'è qualcuno che si
oppone a questa “routine”, qualcuno che ha la
volontà di trovare una via d'uscita per veder
realizzati i propri sogni, e chissà che non ci
riesca sul serio non essendo ancora stato
“contaminato” dalla forza di quello che ci si è
lasciati alle spalle.
Serena
Intelisano
(www.excursus.org,
anno II, n. 16, novembre 2010)
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