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Nella stanza di un albergo di basso rango, al centro di Roma,
viene ritrovato il corpo senza vita di Clara. Clara
era una donna bellissima con la quale il
protagonista trascorreva brevi ore della sua
esistenza, entro le piccole stanze di quello
squallido hotel. L’uomo a una stella di
Angelo Simone (Dario Flaccovio Editore, pp. 196,
€ 13,50) è una storia che presenta la vita di un
comune uomo disorientata dalla fatalità.
Un destino che si mette contro la grigia quotidianità di un
impiegato d’ufficio, il quale si ritrova coinvolto
nel delitto della propria amante. Una serie di
coincidenze faranno del protagonista il principale
indiziato, costretto a divenire latitante e a
lasciarsi alle spalle la sua vita precedente. Quella
di un uomo soffocato dall’inerzia, incapace di
separarsi dalla moglie, di cui non è più innamorato,
e dare così una svolta alla sua esistenza.
Se da un lato quest’avvenimento sconvolgerà del tutto la vita
di un “vinto” dei tempi moderni, dall’altro lo
porterà a scoprire una realtà completamente nuova,
fino ad allora invisibile. L’autore ci porta,
attraverso un viaggio in discesa, tra gli strati
sociali più bassi. In una sorta di ripresa del
pensiero di Thomas Hardy, «L’amore conduce l’uomo
alla sua rovina», il nostro uomo è costretto a
diventare un barbone, travolto dalla nostalgia di un
amore perduto. I cambiamenti portano sempre
disgrazie, o è a causa di questi che si riscopre il
coraggio di riconoscersi?
La Roma dei madonnari, dei clochard, delle ebbrezze
notturne è descritta sotto la luce bohemien
della vita di strada. Questo scenario si intreccia
con un altro, forse superiore, forse più elegante,
forse brillante, ma quanto l’apparenza può ingannare
sotto le vesti della ricchezza? Quanto la bellezza
di una donna può abbagliare a tal punto da non voler
conoscere altro di lei? Così l’uomo a una stella
è un naufrago in un mondo composto da, almeno, cinque
stelle. In un gioco di circostanze dove il falso
trova rifugio nei dettagli della quotidianità ed il
vero sembra troppo sottile per potersi vedere,
Angelo Simone crea la scena del suo giallo, dove la
suspense cresce con il procedere delle righe.
Lo stile essenziale dell’autore nel descrivere le emozioni,
le situazioni, i pensieri, produce un’accattivante
curiosità verso i personaggi principali. Curiosità
che viene solleticata durante tutta la lettura e che
spinge a leggere il libro tutto d’un fiato.
L’estrema freddezza con cui vengono esplicitati i
pensieri dei personaggi, soprattutto quelli della
donna uccisa, e la logica schiacciante con cui
vengono ricostruite le azioni inseriscono il romanzo
all’interno dei gialli che più caratterizzano la
nostra contemporaneità.
Tramite l’espediente del ritrovamento del diario di Clara, il
protagonista scopre nuove verità riguardo il loro
rapporto. Ciò che non avrebbe mai creduto, o forse
che non aveva il coraggio di credere, trova una
chiara affermazione nelle pagine scritte da una
donna, o meglio la sua donna. Questa scoperta
porterà l’uomo, dapprima senza ambizioni, senza
sogni, senza speranze di una vita migliore, a
cercare di scoprire la verità, mosso da una
ritrovata forza interiore. La grande metafora con
cui viene descritto quest’uomo, a una stella
appunto, tipica degli alberghi di basso rango,
riserva invece una possibilità di riscatto per il
protagonista poiché, come ha spiegato l’autore in
un’intervista rilascia al settimanale siciliano
Centonove, «proprio come questi alberghetti da
nulla, a volte, riservano scorci inaspettati e
poetici, così "L'uomo a una stella" possiede delle
risorse sorprendenti anche per lui».
Nonostante durante la narrazione
venga utilizzata la prima persona, si avverte un
leggero distacco tra il protagonista e i fatti.
Quest'ultimi, infatti, vengono passati in rassegna
con estrema razionalità, d'immediata comprensione
per il lettore. Frasi corte e periodi brevi invocano
un'angosciante sensazione di pericolo dalla quale,
però, è difficile distaccarsi a causa del ritmo
incalzante della narrazione. Il nome del
protagonista non viene mai specificato, e ciò
contribuisce ad aumentare la sensazione di mistero;
a questo si unisce l'inizio in medias res e
la notizia del delitto riferita già nelle prime
pagine.
Un'opera che affronta tematiche
di forte attualità, collegate al dramma
dell'emarginazione sociale: la lussuria senza freni,
il condurre la propria vita in un'apatia totale, la
rassegnazione ad un invincibile destino, la
sopportazione di trascorrere lunghe e fredde notti
all'aperto, perché la società ha deciso la tua fine
da reietto. E, mentre le pagine scorrono, si
focalizzano nella nostra mente immagini di questa
realtà, talmente abitudinaria da diventare
invisibile.
È questo il maggior punto di
forza del libro, quello di far conoscere la
quotidianità da un altro punto di vista, quello
degli emarginati, degli esclusi, dei colpevoli. Ma
si può, davvero, marchiarli con queste accezioni,
oppure sono semplici nomi che la società attribuisce
loro, e questi, a lungo andare, finiscono col credervi? Si diventa veramente colpevoli quando i
pregiudizi altrui ti ritengono tale?
L'intreccio delle azioni si lega,
dunque, con delle fasi d'introspezione dei
personaggi, i quali vengono caratterizzati più dal
punto di vista psicologico che fisico, una sorta di
Ulisse di Joyce, anche se sotto l'aspetto
criminale. Insomma, alla pluralità di tematiche
emergenti dal libro si intreccia la concisione di
uno stile asciutto, quasi schematico, mai banale.
E se attribuire stelle è un metodo di valutazione
idoneo non solo per gli alberghi, come si evince dal
titolo, il libro ne merita almeno cinque.
Roberta Gugliandolo
(www.excursus.org,
anno IV, n. 30, gennaio 2012)
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