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Elisa fa la
traduttrice di testi letterari e, nel tempo
libero, «l’autrice di libri di storia moderna»,
è una donna bellissima ma «non ama
ostentare la propria bellezza, soprattutto quando
gli uomini le puntano gli occhi addosso».
Il mondo perfetto di Elisa (di Salvatore
Scalisi, I Libri di Emil, pp. 146, € 14,00)
rappresenta il suo guscio impenetrabile, un’isola
nella quale vive accompagnata perennemente dalla sua
fedele ombra, il maggiordomo nonché tuttofare Mario,
sessantenne dall’aspetto tozzo, e dalla sua gatta
Stilly. Ma l’unica perfezione che si può riscontrare
è esclusivamente estetica e riguarda la villa dove
abita, talmente perfetta che ne esiste un’altra
identica, la sua gemella.
La vita di Elisa
trascorre quasi solitaria, ad eccezione di due
presenze costanti, sempre chiusa in casa e per sua
stessa scelta: lei è, infatti, «follemente
innamorata delle [mie] mura domestiche per pensare,
anche se per pochi giorni, di abbandonarle».
Le sue uniche uscite si limitano a prendere il
sole in giardino, «fare una nuotata nelle acque
della piscina e “volare” sull’altalena»
perché lei, fondamentalmente, è rimasta ancora un
po’ bambina. All’interno della casa si respira fin
dall’inizio un’aria di mistero, di ambiguità,
amplificata dal suo particolare rapporto con Mario:
oltre a darsi reciprocamente del tu, hanno
l’abitudine, quando capita, di cenare insieme, di
invertire i ruoli e di intraprendere conversazioni
che non rispecchiano i classici canoni delle loro
posizioni. Inoltre manifestano una sorta di
diffidenza verso il mondo esterno perché «sappiamo
entrambi che è meglio così, non ci si può fidare di
nessuno».
Parallelamente a
questo incedere misterioso ma, al tempo stesso,
affascinante, il destino vuole che Elisa conosca, in
sedi separate, due persone: Lorenzo ed il suo cane
Juri, e Monica col suo gatto, Disastro, che la segue
come fosse un cagnolino. La passione per gli animali
favorisce il loro incontro e questa nuova amicizia
stravolge positivamente la sua esistenza finora
condotta entro le mura domestiche. Man mano che il
rapporto evolve, si scopre che Lorenzo è il
costruttore della villa nella quale abita Elisa;
Monica invece ha vissuto da piccola nella casa
gemella. Sembra quasi più che una semplice
coincidenza…
La presenza sempre
più frequente di questi nuovi ospiti è sempre
circondata dall’alone misterioso di Mario, che «per
sua natura non mi lascia mai da sola, soprattutto a
tarda ora, e in compagnia di sconosciuti»: o
compare all’improvviso ad esaudire i desideri dei
presenti come se li leggesse a distanza, o osserva i
loro comportamenti dalla vetrata del salone,
immobile. La sua figura è guardata con timore e
sospetto, «di solito per lui non ci sono vie di
mezzo, o lo si ama o lo si odia».
Il filo conduttore
della storia è il passato, qualcosa che aleggia
all’interno della casa e attraversa come una scossa
elettrica tutti i personaggi. È il tema dominante
nelle conversazioni tra Elisa ed il suo “innamorato”
Lorenzo. Anche la relazione tra lei e Mario, a
dispetto della loro impalpabile perfezione, sembra
nascondere qualcosa («spesso sono stata tentata
di dire la verità, la nostra verità»),
andando a toccare un tasto dolente che si nasconde
ancora dentro una stanza della casa, quella di
Monica. Le vite di Monica e Lorenzo, separate a
causa di “alcuni peccatucci”, stanno per
ripercorrere di nuovo gli stessi binari, perché la
morsa del passato è tornata a farsi sentire più
forte che mai: «un senso di oppressione si
insinua nell’uomo, come di chi, improvvisamente, si
avvia a percorrere la strada che lo conduce
all’inferno». Questi binari incontreranno però
la resistenza di Elisa.
L’apparenza,
solitamente, inganna. In questo caso è difficile
distinguerne i confini: i rapporti interpersonali
sono combinati in modo da confondere sulla loro
reale natura. È soltanto lo shock finale che apre la
mente all’unica realtà possibile ed immaginabile.
«Sai di chi sono
la bambina io?
Non ho idea.
Di Mario. Sono
la bambina di Mario, il mio collaboratore domestico.
La sua
bambina».
Maria Ficarra
(www.excursus.org,
anno II, n. 15, ottobre 2010)
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