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Inizia la stagione delle piogge… voglia di leggere,
magari alla luce soffusa della propria stanza,
accompagnati dal rumore delle gocce d’acqua che
cadono sulla finestra. Consigliamo allora
L’orchestra di Edipo (Barbera Editore, pp. 128,
€ 14,00), l’ultimo romanzo di Giovanni Ricler, le
cui pagine ti scorrono davanti come l’acqua piovana
nelle strade: stessa velocità, stessa naturalezza.
Una lettura molto scorrevole, quindi, a cui poter
dedicare tranquillamente un piacevole pomeriggio,
con alcuni episodi divertenti che lasciano il
buonumore. Vi troverete una serie di aneddoti di una
strampalata famiglia di origini messinesi
(precisamente di Piraino), il cui capofamiglia si è
trasferito al Nord in cerca di fortuna, che poi
“fortunatamente” ha trovato. È una situazione che
ricorda molto quella odierna: la difficoltà a
stabilirsi, lavorativamente parlando, nel territorio
dove si è nati e cresciuti, con la conseguenza che
si è costretti a mettere da parte la propria dignità
per ricominciare una vita in terra sconosciuta. Con
la sottile differenza che, al giorno d’oggi, anche
al Nord inizia a diventare difficile trovare lavoro
(e non quindi la panacea di prima).
Un’ambientazione siciliana, con luoghi della
provincia messinese (Barcellona Pozza di Gotto,
Patti...), ma anche con la ripresa di alcuni tratti
caratteristici legati all’isola come la zia
zitella che poi fugge per amore o la donna
baffuta; inoltre le pagine sono intrise
dell’idea di siciliano mafioso e,
nell’insieme, l’immagine risulta quasi divertente.
Spicca inoltre il tema
dell’italiano che si fa abbindolare
facilmente in terra straniera: in un episodio accade
infatti che Luca – il protagonista e voce narrante –
si trova con il fratello in Romania, e uno
sconosciuto promette loro di portarli a destinazione
senza chiedere nulla in cambio, quindi se lo
“caricano” in macchina con loro e...
La figura di Luca è notevolmente sorpassata da
quella paterna, pensionato che dà ancora il meglio
di sé con una galleria d’arte, balbuziente e con una
lieve sordità, tiene due pistole in casa, tifoso di
calcio ma contro l’Italia ovviamente, un duro
apparente che però sviene alla semplice vista del
sangue. Il rapporto padre-figlio risulta pungente:
Luca, infatti, si riferisce a suo padre sempre con
una punta di malignità, di aria beffarda, di
risatina satirica anche di fronte all’onestà del
pater familias; al tempo stesso non ha mai
voluto capire più di tanto la vita di suo padre. Nei
confronti della madre, invece, da piccolo era più
cordiale, soprattutto nelle faccende domestiche; è
crescendo che è peggiorato «e ora che mi avvicino
ai quaranta pare abbia toccato il fondo».
E il rapporto tra Luca e la moglie non è da meno:
attraversato da momenti di tensione e rivalità
podistica e momenti di affetto che non sembrano mai
veramente sentiti col cuore.
È solo verso la fine che sembra cambiare qualcosa,
solo quando scopre che sta per diventare padre la
sua figura si nobilita per non ripetere gli stessi
errori compiuti dai suoi genitori. Questo è per noi
l’en plein, il modo migliore di uscire
dal complesso edipico, da questa gabbia
orchestrale, per riprendere un po’ il titolo,
dove i personaggi si annidano dentro di noi con le
loro trame realistiche, personaggi con cui abbiamo
sicuramente avuto a che fare nell’arco della nostra
vita. Ci teniamo a concludere questo resoconto con
una frase che si trova all’inizio del libro:
tutto è bene quel che finisce bene.
Maria Ficarra
(www.excursus.org,
anno I, n. 3, ottobre 2009)
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