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La presenza di extracomunitari nella società
italiana è un dato di fatto: siamo ormai abituati a
scorgere per le strade gente etnicamente diversa,
che porta con sé le proprie origini, ma allo stesso
tempo cerca di integrarsi con i nostri usi e
costumi. Ma cosa accadrebbe se fosse un italiano a
doversi relazionare con una cultura del tutto
estranea a lui? È così che Gianni Paris in
Nessuno pensi male (Dario Flaccovio Editore, pp.
118, € 13,00) ci fa entrare in un mondo che ancora
oggi conosciamo per le sue particolarità,
considerate pazzie da troppe persone perché, a
volte, davvero distanti dalla nostra cultura.
Il noir che vi proponiamo narra la storia di
Graziano Spichesi, napoletano che fugge dalla
camorra dopo un passato turbolento, intriso di
scorciatoie e rette vie per la sopravvivenza. Sarà
per mano di un suo amico che il protagonista verrà
condotto, chiuso nel bagagliaio di un’auto,
all’interno della residenza Chang ad Avezzano, in
Marsica. Tra gli affari del ristorante diretto dalla
famiglia e i vari traffici commerciali, Graziano
risulterà infine il pezzo grosso del colpo,
diventando per loro non più essere umano ma semplice
corpo, oggetto per la sopravvivenza di altri uomini
attraverso il trapianto degli organi.
Una trama semplice ed inusuale, concentrata in un
centinaio di pagine, che rivela la vera vita di
Graziano Spichesi e di tutte le problematiche che lo
hanno portato fin lì, dalla famiglia Chang. Una
storia piena di colpi di scena, dove alcuni
personaggi del passato si confondono nella nebbia
dei ricordi e solo alla fine si capirà se e come
saranno rilevanti nelle avventure che aspettano il
futuro del protagonista.
Graziano, in un excursus che si interrompe tra i
vari flashback e i piani diabolici della famiglia
che lo ospita, risulta un uomo del popolo che, per
guadagnarsi il pane quotidiano, è costretto a fare
qualche “sacrificio” mettendo a repentaglio la
stabilità familiare, e non solo. L’umanità del
personaggio trapela dalle pagine mostrando la sua
inettitudine nell’affrontare la vita e nel cadere,
in un modo o nell’altro, in un guaio sempre più
grosso del precedente.
Chang Li, simpatico vecchietto della famiglia
cinese, è l’anello di unione tra l’uomo napoletano e
il figlio Chang Lok. È il tassello mancante
all’interno del puzzle: senza di lui non avremmo
potuto unire i punti della vita di Spichesi. Ed è
così che si mostra, anch’egli, protagonista stesso
della storia: con l’esortazione a farsi narrare la
storia del suo ospite si lascerà ammaliare da un
fantasma del passato che scavalcherà le barriere
fissate dal piano del discendente Chang.
Anche se diversi per cultura d’appartenenza ed
esperienze, Chang Li e Graziano apriranno il loro
cuore gradualmente l’uno all’altro, raccontandosi e
scoprendo inaspettate affinità.
E poi c’è il figlio, Chang Lok, uomo senza
sentimenti: freddo come la maggior parte degli
imprenditori, cercherà a tutti i costi di fare in
modo che la storia del napoletano non influenzi suo
padre.
Tutti gli altri personaggi, come il dottore, le
sarte, don Fernando, possono considerarsi contorni
di queste principali “portate”.
L’autore, trattando due storie temporalmente
differenti ma congiunte dallo stesso personaggio, si
interrompe spesso per le varie scene retrospettive e
le liste compilate dal giovane Chang, intervallando
le vicende che coinvolgono Graziano e regalando una
pausa di respiro tra uno spazio temporale e l’altro.
«Ordine del giorno di Chang Lok: organizzare
squadra per napoletano; preparare sala
operatoria; bloccare padre in caso di
emergenza; tenere auto pronta;
verificare possibilità di acquistare tipografia».
Paris smorza i toni drammatici della vicenda dando
voce all’ironico Chang Li che confonde la lettera
r con la l, insistendo su un luogo comune
della parlata italiana degli extracomunitari cinesi.
«Io vollele pel te vita lunga e
bela. Questa notte tu dovele scapale.
Tu dovele dale a me botta in testa e
scapale».
L’amicizia senza età tra il vecchio cinese e il
giovane napoletano risulta vera, sincera, basata
sulla fiducia reciproca e, contemporaneamente, sulla
curiosità di conoscere meglio la vita di uno o
dell’altro interlocutore. Per Chang Li, inoltre,
questa curiosità risulta maggiore, vista la
somiglianza con un vecchio amico (forse dovuta al
taglio degli occhi che possiede Graziano, i tipici
“occhi a mandorla”) che farà la stessa fine
destinata al protagonista. L’esportazione ed il
traffico di organi umani, organizzato da Chang Lok,
è argomento non del tutto distante dalla realtà dei
fatti. Avvenimenti del genere realmente accaduti,
che hanno scosso le coscienze dei cittadini del
mondo, sono interpretati da parte del “cattivo” con
molta leggerezza, sottolineando quindi, per
antitesi, la crudeltà di tale azione.
Il saper portare in rilievo una storia del genere
non è compito semplice.
«Come insegna Sherazade – ha scritto Giancarlo De
Cataldo nella frase riportata sulla copertina –
raccontare una storia può salvarti la vita. Perché
saper raccontare è un dono e Gianni Paris ce l’ha. E
grazie a lui l’operosa e tenace Avezzano entra di
prepotenza nel giro d’Italia in noir».
Questo noir, che va a braccetto con la vita reale,
incontrando per strada vari elementi di pura
fantasia, si rivela un ottimo strumento per
comprendere le vicende della camorra e strizza
l’occhio alle più note firme del genere, mostrandosi
alquanto elegante e raffinato in ogni suo aspetto
grazie alla cura maniacale dei dettagli.
Francesco Di Mento
(www.excursus.org,
anno IV, n. 31, febbraio 2012)
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