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Approda nelle
librerie italiane l’ultima opera di Ángeles Caso, la
prima tradotta in italiano, Controvento
(Marcos y Marcos, pp. 282, € 17,00), con la quale si
è aggiudicata in Spagna il Premio “Planeta”,
vendendo più di duecentomila copie. La Caso è una
scrittrice che alterna al romanzo storico racconti
di pura fantasia, ma questa volta al centro del suo
lavoro c’è una vicenda molto reale, tratta dalla
dura esperienza di vita della baby-sitter
capoverdiana di sua figlia.
L’autrice permette
al lettore di affacciarsi su una cultura, quella
capoverdiana appunto, distante dalla nostra per
diversi aspetti, su un mondo fatto di cose semplici,
ma anche di stenti, di malattie che spesso possono
portare alla morte, specie dei più piccoli, per
mancanza di denaro per il sostegno delle cure. Un
mondo in cui l’istruzione ha una valenza relativa, e
se una bambina povera, abbandonata dalla madre e
senza un padre, come São, la nostra protagonista,
vuole riscattarsi da quella vita misera, sognando di
studiare medicina per salvare quei bambini che non
sopravvivono... beh, non può farlo.
São, infatti,
capirà ben presto a sue spese che le umili origini
nel suo Paese non offrono l’opportunità di avere
ambizioni e di volare in alto, e decide così di
seppellire il suo sogno «in quella terra rossa
vicino all’eremo, da cui si vedeva il mare, su cui
aveva creduto di navigare un giorno verso il suo
futuro»; ma, andando avanti nella lettura e
conoscendo progressivamente São, si capirà presto
che ciò non è indice di rassegnazione, perché lei
invece quel mare lo affronterà e sarà il mare della
sua vita, fatto di tante difficoltà, e quindi
navigherà Controvento, affinché «la sua
esistenza abbia un valore», pur non facendo il
medico. Infatti lascerà i luoghi della sua infanzia
per andare incontro ad una nuova realtà, quella
europea, raffigurata da due capitali come Lisbona e
Madrid.
La scrittrice non
fa semplicemente affacciare il lettore su questo
mondo, ma è come se lo prendesse per mano
mostrandogli i suoi colori, sui quali spicca in
maniera preponderante il rosso del vulcano, della
terra, dell’albero di fuoco rosseggiante. E poi lo
guida per le strade, lo accompagna in umili
abitazioni facendogli sentire gli odori del caffè,
delle torte di granturco che rosolano sul fuoco,
della terra acre in cui si rotolano i bambini e
quello della pioggia che scende di colpo quando
soffiano gli alisei. Sono i colori e gli odori che
accompagnano São durante la sua infanzia e la vedono
diventare donna.
Inoltre
Controvento è una sorta di romanzo corale, in
cui attorno alla protagonista ruotano altre figure
femminili, come Benvinda, Liliana e Natercia,
anch’esse native di questa lontana isola africana e
non meno coraggiose di São, che rappresentano un
mondo meno comodo e agiato della nostra Europa, che
invece si rispecchia nella vita dell’io narrante,
una donna benestante, molto depressa, metodica e
sempre incerta, ma che troverà in São la forza per
riemergere e cominciare a vedere la realtà sotto una
nuova luce.
Ángeles Caso con
quest’opera pone l’accento su diversi argomenti
sempre molto attuali: l’assenza di un genitore, ma
anche quello, nel caso della storia di cui si fa
portavoce l’io narrante, della presenza di un padre
violento e le conseguenti ripercussioni nella vita
dei bambini, che da adulti sentiranno il peso di
questo bagaglio. E sopra tutti affronta il tema
dell’immigrazione e del coraggio di abbracciare e
seguire tale scelta con tutte le difficoltà che
questa può comportare, compresa l’umiliazione di
essere scherniti per il colore della pelle, episodi
che purtroppo ancora oggi accadono e nei quali anche
la nostra São si imbatte, in maniera inaspettata,
perché «quelli che tornavano dall’Europa non
raccontavano queste cose. Non spiegavano che essere
negro in mezzo a tutti quei bianchi era come portare
una luce sempre accesa, e che c’era gente che
provava l’impulso di spegnerla a sassate».
Ma Controvento
è anche un romanzo di denuncia contro gli abusi
sulle donne e che va ad evidenziare quelle violenze
che possono nascere: da una possessività maniacale,
dal delirio di onnipotenza proprio di una mente
insana, da storie di alcolismo, ma che, comunque,
hanno come base, il più delle volte, una forte
ignoranza radicata, che genera in questi uomini una
tale aggressività e violenze efferate. La stessa
Caso in un’intervista rilasciata a il venerdì
de la Repubblica sottolinea: «Purtroppo
sono personaggi reali. Ci sono tanti, troppi uomini
violenti con le loro donne. In Spagna, nei primi
cinque mesi del 2010, sono state uccise venticinque
donne dai loro compagni. Bisogna parlare di queste
tragedie senza censurarsi».
Visti gli argomenti
trattati sono diversi i messaggi che questo romanzo
trasmette, ed è chiaro quello diretto alla nostra
società, rappresentata dalla voce narrante, che
abituata ad avere tutto appare come indebolita
rispetto a chi, pur non avendo niente, ha però il
coraggio e la forza interiore di lasciare il proprio
Paese in cerca di una vita migliore.
Silvia Caristi
(www.excursus.org,
anno II, n. 14, settembre 2010)
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