Anno III              n.27                     Ottobre 2011

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      HOME        CHI SIAMO         IN ARRIVO         COLLABORA          LINK AMICI          ARCHIVIO      

 

 

Il vaso di Pandora

 

 

Da una formalità astratta  

 all'esperienza ideologica

 di Marco Mazzi

Glenn Gould: politica e musica   

 per un nuovo progetto sociale.

 Un saggio edito da Cattedrale

 

 

 

 

   Leggi l'articolo in PDF

 

Nella realtà contemporanea, ai fini di recuperare lo spessore politico di ciò che distingue una ricerca estetico-speculativa su un linguaggio (sia esso visivo, sonoro o letterario), appare essenziale per le scienze umane l’instaurazione di una sorta di esegesi della traccia, e cioè di critica dell’universale, in grado di rappresentare sollecitamente il valore e il contrassegno ideologico di un’identità teoretica, di un destino individuale che conferisce la propria forza a un piano di organizzazione storica.

 

Pensare all’esperienza umana e creativa del pianista Glenn Gould come al vertice di un’intensità politica, che passa da una formalizzazione materialistica del suono, per approdare a una complessiva nomenclatura ideologica dello spazio sociale, è ciò che rende unico e straordinariamente eversivo il volume di Marco Gatto, dal titolo Glenn Gould: il suono materiale. Per un’estetica della resistenza (Cattedrale, pp. 168, € 16,50). Più che di un libro, si dovrebbe parlare di un progetto di determinazione e riconfigurazione del concetto stesso di dialettica culturale, incitando il pensiero a uscire dalla formalizzazione astratta e soggettiva di rapporti logico-ontologici, simbolici o trascendentali, per esteriorizzarsi definitivamente in una prassi filosofica che appartenga al segno storico dell’esperienza, alla sollecitazione empirica del concreto.

 

Rappresentare Gould come forza politica, di cui possiamo oggi misurare l’importanza, il valore esemplare, l’impatto ideale, significa affermare coraggiosamente una verità fondamentale quanto estremamente scomoda, ossia la centralità dell’artista come intellettuale, come cellula votata alla possibilità di conferire una struttura ideologica, interna e necessaria, alla forma e all’utilizzazione rappresentativa del linguaggio.

 

Affrontare questo libro è un’occasione non solo di analisi, ma anche di chiarezza filosofica e intellettuale, di ridefinizione critica del nostro percorso creativo, ideologico e storico. Il pensiero (che indirettamente riconduce a Franco Fortini) di un’estetica della resistenza, dove interviene e si fa riconoscibile la fede contestativa del percorso critico-filosofico di Gatto, è il primo passo per l’istituzione di un’etica intellettuale destinata ad accogliere le categorie costruttive, e al tempo stesso l’avventura, di una proposta realmente rivoluzionaria, efficace, profondamente critica verso ogni forma di mediocrità, di servilismo, di insincerità.

 

Glenn Gould, secondo l’analisi rigorosa e molto documentata di Gatto, è stato un filosofo, un artista intellettuale in grado di tradurre in autentica formula politica la funzione rappresentazionale e dialettica della musica spogliandola di tutto il superfluo, lavorando per ottenere un suono «materiale», ben lontano da qualsiasi spiritualizzazione o mistificazione estetizzante della forma. Ma non ci si aspetti qui di avere a che fare con l’ennesimo libro sul «mito» di Gould. Niente di più lontano da tutto ciò. Riflettiamo ad esempio sul tema dell’improvviso ritiro di Gould dal palcoscenico, e implicitamente dalla scena sociale, o meglio mondana.

 

Il libro di Gatto offre, come nessun altro contributo critico su Gould ha fatto prima d’ora, una lettura intensamente politica di tale prospettiva. Cosa rappresenta la sala da concerto? E perché un pianista, nel pieno della propria carriera, si sottrae improvvisamente agli occhi del pubblico? La risposta è essenzialmente politica. La sala da concerto costituisce una realtà sociale dove la conservazione si perpetua, si sancisce implicitamente l’illegittimità della lotta di classe e si allude alla necessità insipiente di istituire un ordine esclusivista e gerarchico; un ordine che separa o categorizza la terminologia empirica della comunicazione fra l’artista e il pubblico, reprime le istanze critico-eversive culturalmente insite nella tematicità più polemica del messaggio musicale e, ontologizzando l’accesso alla conoscenza, preclude «il bisogno di una fruizione socializzata della musica che sia segno di un vivere diverso e non competitivo fra gli uomini» (p. 23).

 

Questo è solo uno degli innumerevoli spunti polemici del libro di Gatto, il cui lavoro filosofico e politico, pur non mancando mai di autorevolezza e rigore, è ancora una volta intensamente e appassionatamente creativo. L’autore non ha idealizzato Gould, il suo ritratto è indubbiamente quello di un essere politico, ma questo saggio non tenta mai di farne il baluardo di una diatriba ideologica, né la risoluzione di una antinomia simbolica. Stupisce come Gatto, nel suo efficace eclettismo, sia in grado di percorrere e riassumere una sorta di «filosofia sperimentale» o «performativa» (in termini gramsciani, possiamo pensare proprio ad un’autentica «filosofia della prassi»), che traspone nello spazio formale, scientifico, del confronto storico ed epistemologico con la pluralità di successioni ipotetiche che l’oggetto prescrive, un’individualità etica, un’alternativa fondata sulla necessità morale di istituire un progetto complessivo, secolare e civile, che trasformi, senza violarla, l’integrità del concreto in sguardo ideologico.

 

Al di là dell’ascendenza simbolica ed ermetica, in cui molti tentano di insabbiare l’esercizio della musica che si fa conversevole, convenzionale e romantica, la schiettezza di Gould è la chiave, è l’indice, di un nuovo varco e di un pensiero che sembra accettare l’esistenza solo a patto di tracciarne l’ellissi mediante il paradigma estetico e relazionale della forma. Il suono «materiale», come Gatto lo definisce, non ha solo il compito di demistificare l’esperienza, di laicizzare e di porre in discussione le tracce referenziali di un eversivo realismo poetico, ma anche di configurare il determinismo intrinseco del rapporto fra l’artista e la forma. Ad un livello più profondo di analisi, questo libro può essere recepito come verifica della relazione fenomenologica, intellettuale o psicologica che il pianista instaura con l’emissione formale, prodotta dall’apparente passività del lavoro esegetico sul testo, e la conseguente attitudine politica che l’operazione ermeneutica ha saputo enunciare.

 

In altre parole, non c’è lavoro sul significante che non sia necessario e incline ad una,  sia pure elementare, funzione ideologica. Contestare l’egemonia di una concezione ontologico-spirituale, astratta, della musica e del suono implica per Gatto di ricorrere all’indagine degli strumenti che Gould stesso applica alla propria ricerca, come per esempio è il montaggio. La trasmissione del senso implica qui una struttura, un’alterazione progressiva della forma, che si impossessa più o meno direttamente delle funzioni sintetiche che l’ordine del reale condivide con l’ordine del testo. Il montaggio svolge un compito di rappresentazione, di decodificazione dello spazio espressivo, scenico o virtuale di un testo, rivendicando l’essere materiale e la finitudine dell’oggetto. Il montaggio è metodo. Conferire una logica e una scissione essenziale all’analisi e all’esegesi del segno, qualora l’ordine delle rappresentazioni sia in grado di frantumare, attraverso un linguaggio d’azione, l’automatismo della ricezione e della lettura estetica di un testo, significa orientare politicamente e storicamente un progetto artistico. Il montaggio è applicabile dove esiste un discorso che, nella sua designazione combinatoria, voglia sancire l’efficacia della totalità.

 

Così come leggendo questo volume si recepisce la gratitudine che il suo autore indirettamente rivolge all’autorità artistica e politica di Gould, non possiamo che sentirci grati noi stessi per l’esistenza e la migrazione storica di questo incontro. Gatto non persegue strade facili. I suoi libri come la sua presenza politica svelano solidi principi strutturali, una vera e propria impronta etica che attraversa la realtà restituendo, attraverso il diaframma filosofico, dignità e senso all’esistenza.

 

Marco Mazzi

 

(www.excursus.org, anno III, n. 27, ottobre 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Alessia Abrami, Marta Altieri, Linda Basile, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari, Marco Gatto,

Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro, Ivana Vaccaroni

 

Se vuoi ricevere la newsletter di Excursus, manda un'email a newsletter@excursus.org


Sito ottimizzato per la visione con Internet Explorer

 

Registrazione presso il Tribunale di Messina

n. 10 del 13 luglio 2009

 

 

2009-2011 Excursus.org - Rivista di attualità e cultura

Eccetto dove specificatamente indicato, i contenuti di questo sito

sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0

Leggi l'AVVISO LEGALE

 

 

 

Progetto grafico: Luigi Grisolia