Anno II              n.13                     Agosto 2010

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

L'evoluzione della musica

italiana dal beat ad oggi

 di Roberto La Fauci

Un interessante volume Carocci   

 analizza i tanti e variegati generi,

 compresi quelli meno conosciuti

 

 

 

 

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Analisi semiotica della musica “giovanile”… di generazione in generazione. Il volume Dai beat alla generazione dell’I-Pod. Le culture musicali giovanili di Lucio Speziante (Carocci, pp. 152, € 19,00) si dimostra una valida guida per chi vuole conoscere o approfondire la cultura musicale degli ultimi sessant’anni.

 

Il punto focale di questo libro è senza dubbio l’analisi quasi “sociologica” dei singoli movimenti musicali, delle mode, delle avanguardie, delle influenze sui giovani, che hanno portato (o contribuito) in alcuni casi a cambiamenti epocali nella nostra società.  Di paragrafo in paragrafo Speziante elenca e sviscera i variegati generi musicali prodotti tra il Secondo Dopoguerra e i giorni nostri, approfondendo di volta in volta i personaggi, le figure chiave, le ragioni scatenanti e i movimenti che ne sono scaturiti.

 

È un’analisi rigorosamente “non cronologica”, ed è qui che il testo dimostra il suo piglio tutto sociologico, poiché ogni singolo capitolo potrebbe essere potenzialmente una storia a se stante, una breve analisi, una pillola per spiegare come ascoltavano la musica e che musica ascoltavano i nostri fratelli maggiori, i nostri zii, i nostri padri. L’aspetto commerciale/industriale ammantato di business è invece quasi totalmente tralasciato (tranne che per la annosa questione Mp3-Internet), riservando più spazio ai testi (con relative traduzioni), all’humus culturale che ha generato questa o quella moda e ai tanti rimandi presenti nei generi più moderni verso i generi passati.

 

E si accendono dei riflettori anche su realtà meno note: ottima la descrizione della New York più sotterranea e nera di fine anni Sessanta, con i Velvet Underground & Nico, nati e cresciuti nella Factory di Andy Warhol, e della loro musica così sinistra, cupa, dei loro testi pieni di street-life (zeppi di spacciatori, prostitute, tossicodipendenti etc.), in così netta contrapposizione con il flower-power dilagante sulla costa opposta degli Usa. Così come non delude la descrizione dell’insieme di band nate alla fine dei Settanta nel mitico locale Cbgb’s, scena musicale che portò alla ribalta gruppi come il Patti Smith Group, i Romones, i Talking Heads, i Blondie, che tanto prendevano, nell’atteggiamento non convenzionale, da quei Velvet Undergound della New York di dieci anni prima. È addirittura presente un paragrafo tutto dedicato al Krautrock, il rock di matrice teutonica che si trasformò ben presto in elettronica d’avanguardia e offri un punto di vista assolutamente nuovo all’intero panorama musicale mondiale, dando lo spunto sia a Bowie per il suo periodo berlinese, sia, in ultima istanza, alla disco-music (con l’apporto fondamentale nella carriera di Donna Summer del produttore Giorgio Moroder, con base a Monaco in Germania).

 

Oppure, sempre per restare in tema disco, c’è un piccolo elenco di successi “da discoteca” del tutto assimilabili al panorama anglosassone o americano, ma che in realtà erano produzioni interamente italiane e che vendettero milioni di copie in tutto il mondo. E ancora tutta una panoramica sull’indie made in Uk e quello made in Usa, dove non si risparmiano citazioni, nomi, date e approfondimenti. Non solo dunque musica cosiddetta mainstream, cioè da classifica, ma anche una miriade di sottoculture che, crescendo e sviluppandosi, si sono poi riversate nella musica da hit-parade o ne hanno in qualche modo condizionato il corso.

 

Citiamo qui solo questi episodi, proprio per sottolinearne la rarità e la grande attenzione riservatagli, cosa tutt’altro che comune nella saggistica di questo tipo, quando, essendo molti gli argomenti da trattare, si tende a tralasciare qualcosa ritenuta (a torto o a ragione) “meno importante”. Vano sarebbe il tentativo di citare tutti i generi e sotto-generi analizzati da questo testo, vi lasciamo il gusto di scoprirlo da voi stessi, facendo un tuffo di quasi duecento pagine nella musica e nelle mode passate e presenti.

 

Roberto La Fauci

 

(www.excursus.org, anno II, n. 13, agosto 2010)

 

             

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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