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Il volume che qui
presentiamo, intitolato No Ponte (Prefazione
di Alberto Ziparo, Città del Sole Edizioni, pp.
96, € 10,00) è un’antologia di racconti, frutto del
concorso letterario “No Ponte. Rage against the
bridge” indetto dalla citata casa editrice e dal
Gruppo “Stern26Project”, ed è distribuito secondo le
regole e lo spirito del copyleft.
Il testo raccoglie
un interessante puzzle di storie, scritte da diversi
autori, nelle quali il tanto discusso problema del
Ponte sullo Stretto viene sviscerato, analizzato,
vissuto, da diverse angolazioni. Le emozioni che si
provano leggendo questi brevi racconti sono
molteplici e svariate, a conferma dell’importanza e
della rilevanza politico/culturale dell’annosa
questione.
L’immagine del
Ponte fa da sfondo, o meglio da fondale, talvolta da
pretesto narrativo, a storie sentimentali (Certi
Difetti di Annamaria Sansone), a storie
personali/professionali (Una nebbia finissima mi
attraversa il petto di Elena Spadafora),
a storie di amicizia e passione politica ( Né
ponte né cemento di Angelo Maddalena), a storie
di ‘ndrangheta (Il ponte del nudo apparire di
Francesco Idotta), a storie dal taglio futuristico (Clangore
di Giorgio Specioso, 3 chilometri da casello
a casello di Andrea Pugliese, Una scelta
virtuale di Valeria De Benedictis) o dal taglio
tragicomico Storiella del Ponte sullo Stretto
di Lucia Sanguì) ma anche a storie di gente comune (L’unucu
ponti di Marco Boccia). Senza dimenticare La
traversata. Andata e ritorno di Giorgio Ruta e
Sotto il ponte c’è una vecchia di Walter
Vastarella, che analizzano la questione attraverso
un gioco di ricordi tra passato e presente
(epistolare nel primo, nel secondo affidato a
Novella, una vecchia senza tetto scampata al
terremoto del 1908); e ancora lo scherzoso contrasto
dialettale ne Lo sguardo dell’adorno di
Enrico Antonio Cameriere.
Il Ponte fa da
sfondo, insomma, ad una vita che continua comunque,
ma ormai all’ombra di un Mostro di ferro e
cemento che sovrasta inevitabilmente le vite dei
protagonisti di questi racconti. In molti di questi
il Ponte è una presenza ingombrante, cupa, quasi uno
squarcio perenne in un paesaggio che non potrà mai
più ritornare com’era. In altri è piuttosto
l’input per una reazione popolare (fatta di
tradizione, orgoglio e difesa dell’integrità della
propria terra) che scongiura per sempre l’avvento di
questo mostro architettonico.
Su tutto il libro,
però, campeggia un senso d’angoscia diffuso per un
futuro che, secondo programmi politici tanto
sbandierati (e ad oggi poco attuati), si fa sempre
più prossimo e concreto: il Mostro, infatti,
è lì, campeggia su tutto, per la gioia di politici,
appaltatori e mafiosi e con buona pace degli
oppositori.
Interessantissima è
anche l’immagine della classe politica
meridionale che emerge dalle descrizioni dei
nostri autori: il giudizio che ne traspare, benché
attraverso l’invenzione letteraria di
politici immaginari (che però si rifanno spesso
fedelmente alla realtà) è impietoso e sfiduciante,
c’è un senso comune di inadeguatezza e disonestà
riferito a questa compagine politica, che viene
avvertita dalla popolazione come portatrice di
imposizioni inaccettabili; mentre manca totalmente
l’immagine di uno stato che protegge il presente e
il futuro dei propri cittadini.
No ponte,
insomma, con questa compilazione di autori (alcuni
emergenti con altre pubblicazioni alle
spalle, altri al loro debutto narrativo) ci
dà il polso della situazione che c’è sulle due rive
dello stretto, dell’aria che si respira nella
striscia di mare che anticamente fu il regno di
Scilla e Cariddi, ma, nonostante tutto, non fa
propaganda, non fa polemica né politica, racconta
solo di storie comuni di persone comuni, né più e né
meno. Un modo diverso di esprimere con forza la
contrarietà verso quest’opera.
Roberto La Fauci
(www.excursus.org,
anno II, n. 6, gennaio 2010)
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