Anno II              n.9                     Aprile 2010

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

Dal vintage a Mina:

 perché intramontabili?

 di Roberto La Fauci

 Un viaggio per capire al meglio   

 il sempre più diffuso gusto retrò.

 In un accurato volume Meltemi

 

 

 

 

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Interessantissimo viaggio nelle mode e nei modi della moda, Gli intramontabili. Mode, persone, oggetti che restano (Meltemi, pp. 190, € 18,00) si rivela da subito un’ottima prova saggistica della semiologa Patrizia Calefato. Definirlo però solamente un saggio, magari dal piglio accademico, risulterebbe senza dubbio riduttivo: questo lavoro infatti è molto di più. È un percorso scorrevole e stimolante attraverso le icone ed i miti di ieri e di oggi, è una ricerca sul costume degli anni 2000 analizzata con dovizia di particolari, è un manuale interdisciplinare che spiega e approfondisce i corsi e i ricorsi (innumerevoli in questi ultimi due decenni) della moda, non intesa soltanto come pret-a-porter, ma anche e soprattutto come moda nata dalla strada, riciclata, rielaborata, fatta di tanti movimenti underground; e non solo facente capo agli indumenti ma anche agli accessori e agli oggetti che magari nel tempo sono diventati dei cult oltre le aspettative stesse dei loro creatori originali.

 

Si affronta dunque quasi subito il fenomeno sempre più in auge dell’abbigliamento usato, del retrò, della moda del ri-uso; nato nell’underground già più di quaranta anni fa, dettato più dal bisogno (di spendere poco per vestirsi) che da una voluta scelta stilistica, il fenomeno del vintage è dilagato fino a diventare una moda globale, complice anche internet, e in particolare ebay.it, che rappresenta un’ideale prosecuzione del mercatino dell’usato del quartiere, e che tanto ha contribuito al diffondersi di indumenti cult, di accessori e alla formulazione di una vera e propria scala di valutazione rispetto ad essi, con la ricerca di rarità da parte dei collezionisti più accaniti, disposti a sborsare anche cifre considerevoli per un certo tipo di indumento.

 

Ma il ri-uso non è solo vintage secondo la Calefato, che ci svela un panorama nascosto di piccole case di abbigliamento “controcorrente”, produttrici di un vestiario o di accessori con tessuti o materiali riciclati. Accendendo così una luce su questi fenomeni sommersi dell’abbigliamento e della moda eco-sostenibile, parola sempre più in voga oggi anche nelle grandi multinazionali del settore, ma che trae dal basso la sua ispirazione più profonda, da coraggiose cooperative di giovani stilisti (poco noti al grande pubblico in quanto lontanissimi dai fasti del glamour e delle passerelle mondane) che hanno deciso di riempire la loro produzione anche di un altro significato, di un senso della moda più responsabile che si distacca profondamente dal consumismo irresponsabile mitizzato dal  neo-liberismo imperante negli ultimi decenni in tutta la società occidentale.

 

Allargando un po’ l’inquadratura, si arriva a tracciare un parallelo tra il vestire e l’abitare, in un capitolo tutto dedicato al rapporto tra la strada e il corpo, tra la città e la moda.

La strada come bacino in cui nascono gli stili più disparati, più spontanei e quindi più genuini, da cui poi attinge la grande distribuzione: un’analisi ben documentata (dalla swinging london in poi) dello stile in relazione all’ambiente che lo ha prodotto. Fino ad arrivare all’architettura stessa come specchio delle mode e naturalmente all’attualissima architettura eco-compatibile.

 

Questo libro però non è solo moda, ma anche costume a 360 gradi: l’autrice infatti non tralascia l’Italian Style, termine di cui tanto sentiamo parlare oggi, ma che ha avuto la sua origine nei favolosi anni Sessanta. Analizza principalmente la grande interazione tra i costumisti e il cinema italiano di quel periodo, che ha creato i presupposti per la diffusione della moda italiana nel mondo: è proprio attraverso quei film che la scuola sartoriale italiana (antica per origine e grande serbatoio di creatività e di maestranze artigiane) è stata codificata, inquadrata e infine veicolata al grande pubblico internazionale, che da allora in poi ha associato e associa tuttora lo stile italiano con aspetti culturali del nostro Paese e della nostra storia e coi registi che lo hanno reso celebre. Il volume scorre via leggero, con tanto di citazioni ben documentate a film importanti per la comprensione di tale fenomeno. Gli intramontabili diventa quindi anche un comodo manuale multimediale superando così il confine della carta stampata e invitandoci a riscoprire (o a scoprire per la prima volta) i capolavori nascosti del nostro cinema e a guardarli attraverso una chiave di lettura del tutto nuova e inedita.

 

Con questo stesso metodo di descrizione meta-testuale la Calefato affronta l’importantissima figura di Mina nel suo momento d’oro, che va dalla metà degli anni Cinquanta (da quando insomma si faceva ancora chiamare Baby Gate) fino agli anni Settanta quando la Tigre di Cremona era ormai più di un’artista consacrata al grande pubblico… era divenuta un’icona in tutti i sensi. Racchiuse nella figura di Mina, infatti, ritroviamo le mille contraddizioni e le altrettante conquiste dell’Italia del Dopoguerra, del boom economico, della contestazione e infine dei multiformi anni Settanta. Mina e il suo fascino riaffiorano così nella memoria dell’autrice, che strappava a volte ai genitori il permesso di guardare la tv anche oltre l’orario consigliato ai più piccoli (con la fine del celebre Carosello) e che trepidava in attesa di vedere la diva al centro del varietà del sabato sera che più di tutti le ha dato notorietà: Studio Uno. Questi ricordi televisivi, questi frammenti di memoria collettiva, che diventano sempre di più col passar degli anni una nostra cultura condivisa (forse, ironia della sorte, l’unica possibile, l’unica veramente condivisibile) attraversano in un lampo cinquanta anni di storia con un continuo riferimento (dichiarato o sottinteso) ai grandi cambiamenti della seconda metà del secolo scorso.

 

È senza dubbio questa la carta vincente del volume, che partendo da fenomeni quanto mai contemporanei e attuali, coglie l’occasione per far luce sulla grandi mutazioni culturali e del costume del nostro Paese e sui loro perché. E come non citare il delizioso capitolo che si occupa della figura del dandy, e del dandismo più in generale, e che la pone in rapporto col grottesco prendendo come figura di riferimento l’attore comico Peter Sellers e le sue magistrali interpretazioni dei personaggi che lo hanno reso celebre (l’ispettore Clouseau su tutti). Oppure come tralasciare l’excursus sulle marche (intese come loghi, come griff, come marchi) e sulla loro antichissima origine cabalistica.

 

Sarebbe praticamente impossibile citare oltre gli innumerevoli riferimenti e spunti che questo saggio offre, con la sua scrittura dinamica e fresca si presta a molteplici letture e riletture sempre più approfondite, sempre più coinvolgenti. Sorprende anche da un punto di vista tecnico la sua struttura articolata che ne rende possibile la lettura a diversi livelli: questo libro, infatti, può essere un ottimo compagno sotto un ombrellone per la bella stagione, ma può rivelarsi uno spunto interessantissimo per una ricerca approfondita e sempre più multimediale sul costume dei nostri tempi e sulle sue origini.

È indubbiamente questo il merito ultimo di Patrizia Calefato, che oltre ad avere le doti tecniche di ricercatrice e studiosa (quale in effetti è) ha anche il dono (non comune a tutti) di una scrittura scorrevole ed accattivante che completa e valorizza il suo lavoro.

 

Roberto La Fauci

 

(www.excursus.org, anno II, n. 9, aprile 2010)

 

                     

                 

 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

 

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