Anno III              n.22                     Maggio 2011

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

Denaro e corruzione,  

 malattie dell'Italia

 di Serena Intelisano

Sullo sfondo dellalluvione 2009   

 a Messina, un intenso thriller

 stampato da Laruffa/Lc Editori

 

 

 

 

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Tutto ha inizio il 1° ottobre del 2009: sono le 16, e nella periferia sud di Messina sta per scatenarsi una delle più violente alluvioni di sempre, una tragedia che lascerà il suo segno nella memoria di quanti quel giorno videro con i propri occhi cosa significa perdere tutto in un attimo, parenti, amici e ricordi di una vita [1].

 

Così prende il via Il ponte di fango (Laruffa Editore/Lc Editori, pp. 220, €13,00) di Raffaele Lindia, talentuoso scrittore calabrese che vive da anni nella Città dello Stretto, che ci regala un bel romanzo e, ripercorrendo gli attimi successivi all’alluvione di Giampilieri (la frazione più colpita dalla calamità), fornisce una visione della gravità della malattia di cui soffre l’Italia, dove istituzioni, imprenditori e politici hanno come unico interesse quello di accumulare sempre più potere, e lo fanno avvalendosi di indispensabili amicizie criminali.

 

Potremmo definire Il ponte di fango un’opera corale, perché molteplici sono i protagonisti e molteplici le loro storie che, a poco a poco, come i tasselli di un puzzle, si uniscono fino a fornire un'agghiacciante verità. Tra l’altro, alcuni dei personaggi di quest'ultimo lavoro erano presenti anche nei due romanzi precedenti di Lindia, La moglie del sindaco e La stanza del rettore, come a voler creare una trilogia con un unico filo conduttore: i poteri occulti che muovono le redini di una città.

 

Azzeccata la scelta di descrivere vari scenari nello stesso arco temporale: infatti l’autore riesce a rendere perfettamente l'idea di come a pochi minuti dall'arrivo della montagna di fango su Giampilieri e sulle zone limitrofe, nessuno stia con le mani in mano. Quasi come un rincorrersi, mentre iniziano le ricerche dei dispersi e i sopravvissuti fanno la conta delle perdite, c'è già chi, comodamente seduto in poltrona o a bordo di un lussuosissimo yacht, dopo aver visto le immagini della tragedia trasmesse alla Tv sorride pensando ai possibili guadagni, o chi cerca assicurazioni affinché l'affare del Ponte sullo Stretto non venga danneggiato da questo "incidente" di percorso.

 

Tutti protagonisti hanno un ruolo importante in questo romanzo: il commissario, l'agente dei servizi segreti, il sindacalista, il giornalista, il politico, l'imprenditore, il boss; e sebbene all’inizio li vediamo muoversi da soli, ad un certo punto, in modo o nell’altro, si ritrovano tutti nello stesso luogo. Alcuni di loro diventano componenti della Loggia Metello, una loggia massonica che estende i propri interessi fino ai lavori del Ponte sullo Stretto di Messina e, grazie al ruolo decisivo dei suoi membri nel mondo della politica, ha avuto la strada spianata verso altri affari come i lavori sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria (e si fa di tutto affinché siano ampiamente ritardati), o quelli sulle linee ferrate, nonché le forniture alle aziende di trasporto di molte città della Calabria e della Sicilia. Il Ponte, comunque, rimane «il jackpot di quell'organizzazione».

 

Ma non c’è solo marcio: ci sono ancora persone che ti fanno credere che nulla è perduto. Tra queste il commissario Marchese, che è collegato in un certo modo ai vari personaggi dell’opera, ed è un uomo divorato dal dolore per la perdita della sua donna, conosce il colpevole di quella morte e la sua unica ragione di vita è la vendetta: ma è in grado di portarla a termine? È in grado di trasformarsi in assassino?

Il ponte di fango ha anche un giornalista tra i suoi protagonisti, francamente non uno della miglior specie. Luigi Capra rappresenta quella parte senza scrupoli del giornalismo, alla quale interessa solo fare notizia per vendere di più, e proprio questo suo desiderio di primeggiare lo porta a conoscenza di fatti importanti che rappresenterebbero una vera manna per lui se non incappasse in loschi figuri a cui non si può dire di no...

 

Il romanzo di Lindia, usando personaggi di fantasia e lasciando trasparire una vena di pessimismo, racconta una storia verissima: descrive, infatti,  le condizioni reali di uno Stato nelle mani di affaristi e criminali senza scrupoli, un cancro che ormai ha contagiato ogni organo dell'Italia, di un Belpaese che si sta sgretolando davanti agli occhi di chi si trova ad essere impotente.

 

«Marchese pensò che la vita era per tutti una grande lotteria. Gestita dagli uomini. Da pochi uomini, Dei supremi delle decisioni della vita e della sorte delle persone. Una ruota veniva girata in base agli interessi, alle strategie, all'ingordigia e alla sete di potere. [...]

La vita di ciascuno dipendeva da cosa succedeva nelle stanze in cui veniva girata quella ruota».

 

Serena Intelisano

 

NOTA BIBLIOGRAFICA

 

[1] – Cfr. LUIGI GRISOLIA, Annunciata tragedia a Messina, mentre la classe dirigente..., in Excursus, anno I, n. 4, novembre 2009.


(www.excursus.org, anno III, n. 22, maggio 2011)

 

 

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Marta Altieri, Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro, Carmine Zaccaro

 

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