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Tutto ha inizio il
1° ottobre del 2009: sono le 16, e nella periferia
sud di Messina sta per scatenarsi una delle più
violente alluvioni di sempre, una tragedia che
lascerà il suo segno nella memoria di quanti quel
giorno videro con i propri occhi cosa significa
perdere tutto in un attimo, parenti, amici e ricordi
di una vita [1].
Così prende il via
Il ponte di fango (Laruffa Editore/Lc
Editori, pp. 220, €13,00) di Raffaele Lindia,
talentuoso scrittore calabrese che vive da anni
nella Città dello Stretto, che ci regala un bel
romanzo e, ripercorrendo gli attimi successivi
all’alluvione di Giampilieri (la frazione più
colpita dalla calamità), fornisce una visione della
gravità della malattia di cui soffre
l’Italia, dove istituzioni, imprenditori e politici
hanno come unico interesse quello di accumulare
sempre più potere, e lo fanno avvalendosi di
indispensabili amicizie criminali.
Potremmo definire
Il ponte di fango un’opera corale, perché
molteplici sono i protagonisti e molteplici le loro
storie che, a poco a poco, come i tasselli di un
puzzle, si uniscono fino a fornire un'agghiacciante
verità. Tra l’altro, alcuni dei personaggi di quest'ultimo
lavoro erano presenti anche nei due romanzi
precedenti di Lindia, La moglie del sindaco e
La stanza del rettore, come a voler creare
una trilogia con un unico filo conduttore: i poteri
occulti che muovono le redini di una città.
Azzeccata la scelta
di descrivere vari scenari nello stesso arco
temporale: infatti l’autore riesce a rendere
perfettamente l'idea di come a pochi minuti
dall'arrivo della montagna di fango su Giampilieri e
sulle zone limitrofe, nessuno stia con le mani in
mano. Quasi come un rincorrersi, mentre iniziano le
ricerche dei dispersi e i sopravvissuti fanno la
conta delle perdite, c'è già chi, comodamente seduto
in poltrona o a bordo di un lussuosissimo yacht, dopo
aver visto le immagini della tragedia trasmesse alla
Tv sorride pensando ai possibili guadagni, o chi
cerca assicurazioni affinché l'affare del Ponte
sullo Stretto non venga danneggiato da questo
"incidente" di percorso.
Tutti protagonisti
hanno un ruolo importante in questo romanzo: il
commissario, l'agente dei servizi segreti, il
sindacalista, il giornalista, il politico,
l'imprenditore, il boss; e sebbene all’inizio li
vediamo muoversi da soli, ad un certo punto, in modo
o nell’altro, si ritrovano tutti nello stesso luogo.
Alcuni di loro diventano componenti della Loggia
Metello, una loggia massonica che estende i propri
interessi fino ai lavori del Ponte sullo Stretto di
Messina e, grazie al ruolo decisivo dei suoi membri
nel mondo della politica, ha avuto la strada
spianata verso altri affari come i lavori
sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria (e si fa di
tutto affinché siano ampiamente ritardati), o quelli
sulle linee ferrate, nonché le forniture alle
aziende di trasporto di molte città della Calabria e
della Sicilia. Il Ponte, comunque, rimane
«il jackpot di
quell'organizzazione».
Ma non c’è solo
marcio: ci sono ancora persone che ti fanno credere
che nulla è perduto. Tra queste il commissario
Marchese, che è collegato in un certo modo ai vari
personaggi dell’opera, ed è un uomo divorato dal
dolore per la perdita della sua donna, conosce il
colpevole di quella morte e la sua unica ragione di
vita è la vendetta: ma è in grado di portarla a
termine? È in grado di trasformarsi in assassino?
Il
ponte di fango ha anche un giornalista tra i
suoi protagonisti, francamente non uno della miglior
specie. Luigi Capra rappresenta quella parte senza
scrupoli del giornalismo, alla quale interessa solo
fare notizia per vendere di più, e proprio questo
suo desiderio di primeggiare lo porta a conoscenza
di fatti importanti che rappresenterebbero una vera
manna per lui se non incappasse in loschi figuri a
cui non si può dire di no...
Il romanzo di
Lindia, usando personaggi di fantasia e lasciando
trasparire una vena di pessimismo, racconta una
storia verissima: descrive, infatti, le condizioni
reali di uno Stato nelle mani di affaristi e
criminali senza scrupoli, un cancro che ormai ha
contagiato ogni organo dell'Italia, di un Belpaese
che si sta sgretolando davanti agli occhi di chi si
trova ad essere impotente.
«Marchese
pensò che la vita era per tutti una grande lotteria.
Gestita dagli uomini. Da pochi uomini, Dei supremi
delle decisioni della vita e della sorte delle
persone.
Una
ruota veniva girata in base agli interessi, alle
strategie, all'ingordigia e alla sete di potere.
[...]
La
vita di ciascuno dipendeva da cosa succedeva nelle
stanze in cui veniva girata quella ruota».
Serena Intelisano
NOTA BIBLIOGRAFICA
[1] –
Cfr. LUIGI GRISOLIA,
Annunciata tragedia a Messina, mentre la classe
dirigente..., in
Excursus, anno I, n. 4, novembre 2009.
(www.excursus.org,
anno III, n. 22, maggio 2011)
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