Anno II              n.16                     Novembre 2010

La biblioteca di un uomo è una specie di harem (Ralph Waldo Emerson)                                                     Direttore responsabile: Luigi Grisolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il vaso di Pandora

 

 

Se esistesse un biathlon

fatto di calcio e ciclismo...

 di Jessica Ingrami

«Palla lunga e pedalare!»: motto   

 dei bei tempi andati, nei racconti

 di Enzo Romeo, editi da Laruffa

 

 

 

 

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Quello che Enzo Romeo ci dona è un piccolo gioiello che profuma di gloriosi tempi passati, di quando per giocare a calcio bastavano un pallone e un po’ di fiato e di quando il ciclismo era fatto di due pedalate ben assestate. L’ultima fatica del giornalista italiano regala ricordi: Diagonale imparabile all’ultimo chilometro (Laruffa Editore, pp. 140, € 12,00) è una raccolta di emozioni, flashback di grandi volate e cronache di partite decisive.

 

Dalla penna di uno sportivo non poteva che uscire, prima o poi, quest’opera: attualmente caporedattore del Tg2 per i servizi esteri, il vaticanista Romeo ha giocato a pallone nella Polisportiva San Giorgio e ha pedalato nel Gs Studio Sud e nel Gs Siderno. Che la naturale tendenza ad avvicinarsi allo sport sia un’eredità di famiglia? Infatti il papà dell’autore fu, in tempi ormai lontani, presidente della Reggina Calcio.

 

«In principio fu il pallone – scrive Romeo – e ventidue giovanotti che gli correvano intorno». Poi, nel 1974, arrivò il calcio totale con moduli, pressing a tutto campo, marcatura a zona, ruoli intercambiabili. E nulla fu più come prima. L’innato istinto che porta a dribblare una lattina per strada o a fare il cucchiaio con un sasso è qualcosa che non conosce metodi e razionalità, non conosce colori e limiti. È una passione che cresce e che, indipendentemente dalla piega che la nostra vita prenderà, non smetterà mai di coinvolgerci.

 

Lo sanno bene alcuni dei personaggi citati dall’autore, le cui vicende dimostrano come l’unica vera fede calcistica che dovrebbe esistere è quella verso un calcio pulito ed entusiasmante. Il danese Harald Bohr è stato un matematico di fama mondiale che scoprì e sviluppò le funzioni quasi periodiche, ma fu anche lo sportivo che venne convocato nella nazionale di calcio per i giochi olimpici del 1908, dove vinse una medaglia d'argento. Umberto Saba non stimava particolarmente il calcio anzi, considerava le partite «un’attrazione banale, una distrazione per il popolo incolto», ma quando nel 1933 accompagnò l’amata figlia alla partita del secolo Triestina-Ambrosiana Inter, tutto cambiò: l’elettrizzante entusiasmo di una città in delirio coinvolse anche lui e da quel momento molte delle sue poesie furono dedicate a questo sport e lui stesso divenne un regolare frequentatore dello stadio.

 

E chi ricorda Joaquim Rafael de Fonseca? Negli anni Sessanta era l’agile e imprendibile ala destra dello Sporting Lisbona, la squadra che nella serie A portoghese contendeva il primato al Benfica di un altro grandissimo calciatore, Eusebio da Silva Ferreira: «Io ed Eusebio – racconta Fonseca – approdammo insieme a Lisbona per fare il militare. Poi ci ritrovammo avversari sui campi da gioco». Ora, invece, Fonseca è conosciuto da tutti come fra Paolo e non guarda nemmeno più le partite di calcio in televisione perché la clausura certosina non lo permette.

 

Alfonso Gatto è stato uno dei grandi poeti del Novecento. Non tutti sanno che fu anche un ottimo giornalista sportivo quando negli anni Quaranta seguì, per ben due volte, il Giro d’Italia. L’esperienza fu preziosa non solo per la carriera giornalistica dell’autore ma anche per la sua dimensione umana quando, grazie al privilegio della stampa, riuscì ad accompagnare un ragazzo oltre l’area riservata: «Quel ragazzo, entrando con me, ritrovava un sogno, il suo mondo messo insieme pezzo a pezzo col ricordo e la fantasia. Questo dovremmo fare anche noi: vedere com’è fatto, e non soltanto il Giro, non soltanto la fiera allegra e vanitosa che gli corre dietro, ma il nostro stesso cuore e ascoltare se risponde».

 

Se è vero che la forza dello sport non si esaurisce con il risultato e le azioni ben costruite, è anche vero che bisogna saper guardare oltre per vedere dell’altro e Romeo ha decisamente visto lontano: «C’è un’epica che lega la partita di calcio alla gara ciclistica. Attraverso le gesta di Meazza o di Coppi si può narrare la storia di un popolo, tramandare la memoria di una generazione. Un diagonale imparabile in zona Cesarini come l’ultimo chilometro di una fuga solitaria divengono racconto leggendario. Un calciatore che s’invola sulla fascia o un ciclista che vince a braccia alzate sono eroi in cui tutti si riconoscono».

 

Una parte significativa del libro è anche quella dedicata allo sport per il sociale: il linguaggio universale del calcio come modo di offrire una chance ai giovani che non ne hanno mai avute. È questo che ha fatto l’Associazione Giovanile “Mysa” (Mathare Youth Sports Association) a Mahare Valley, un quartiere-baraccopoli di Nairobi: il pallone è stato il tramite per appassionare i giovani a diverse attività sociali, artistiche e culturali. Il messaggio di Romeo appare a tutti molto chiaro: «Il gioco del calcio, da noi ridotto a macchina da soldi, può servire a restituire i diritti scippati ai minori, a migliorare la loro istruzione, a lottare la discriminazione e favorire l’integrazione sociale, a costruire una coscienza ecologica e incentivare la pace e la riconciliazione nel mondo».

 

Parlare di sport non significa necessariamente discutere solo di numeri, prestazioni e grandi nomi del panorama sportivo mondiale. Dovrebbe significare poter parlare anche di passione, lealtà, giustizia e solidarietà. O ricordarsi sorridendo della Graziella chiusa in cantina che spesso ci ha accompagnato nelle nostre avventure adolescenziali. Ed è proprio questo che Enzo Romeo ha fatto così bene.

 

Jessica Ingrami

 

(www.excursus.org, anno II, n. 16, novembre 2010)

 

        

                 

 

 

 

 

Redazione:

Silvia Tropea (coordinatrice)

Linda Basile, Massimiliano Borelli, Silvia Caristi, Maria Ficarra, Annalice Furfari,

Marco Gatto, Serena Intelisano, Roberto La Fauci, Giuseppe Licandro

 

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